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Descrizione

''Avevamo già ospitato sulle pagine di Distorsioni un ottimo album dei Tokarev; in quel caso si trattava di una raccolta di singoli pubblicati tra il 2011 e il 2013, disponibili in free download.
Stavolta il duo pugliese formato da Niño e Sheeba ci presenta un album tutto nuovo, perfetto esempio della maturità raggiunta dal progetto siglato TKE. L’opener Jude Box è, già di per sé, sbalorditiva: la dolcezza e la delicatezza dell’intro affidata al piano e al canto delle cicale crea un meraviglioso contrasto con liriche, come sempre crude, fatte di guerre di bande e sparatorie in città. Ma la cosa bella è che il tutto viene raccontato con un linguaggio tutt’altro che “stradaiolo”, anzi, proprio il contrario: ogni strofa è una citazione colta e raffinata, tanto che viene voglia di giocare ad acchiapparle tutte, ma in questo fiume in piena qualcosa inevitabilmente sfugge. Da Per chi suona la campana al caso di Pino Calvi, da Montale a Manzoni, da Napoleone alla Gerusalemme Liberata, da Caravaggio al Magical Mistery Tour dei Beatles, fino ai Cento passi, storia del compianto Peppino Impastato: secoli di arte, cultura, storia, politica, musica e letteratura si fondono e mescolano nelle storie di questi due artisti che hanno tanto da dire e sanno come dirlo con una classe e una raffinatezza innate.
Pozzanghere e piombo è un gustosissimo equilibrio tra melodie vocali della tradizione del profondo sud e bassi che pompano fino a entrare nello stomaco, ben supportati da pads caldi e avvolgenti.
Persino i titoli delle tracce, da Il sentiero di Ho Chi Minh a Jean Valjean, trasmettono subito una sensazione “dotta”, nettamente superiore al linguaggio medio della musica italiana di oggi, che si tratti di cantautorato o hip-hop, di pop o di rock. A proposito di … Ho Chi Minh, questo pezzo merita di soffermarsi in modo particolare: l’intro, tra chitarre dalle note lunghe e morbide, pianoforti e tappeti di archi, ricorda una tipica ballad di quel metal melodico e radiofonico chiamato AOR, forse il genere più americano che ci sia. Ed è proprio una scelta perfetta per supportare il testo… più antiamericano che possiate ascoltare! Un contrasto geniale. Ancora una volta, e se possibile ancora più del solito, l’equilibrio tra le due voci è perfetto ed è capace di evocare atmosfere davvero particolari, segno di un livello di affiatamento raggiunto in modo davvero esemplare.
I TKE sono sicuramente una delle migliori espressioni del rap italiano di oggi, ma tra la complessità delle liriche e quella degli arrangiamenti, quello che ne nasce è un crossover che sarebbe davvero limitativo catalogare in un genere piuttosto che un altro.''
ALBERTO SGARLATO (musicista di Savona e collaboratore del sito Distorsioni.net)

''Ho ascoltato in anteprima “La ricetta del disagio” il nuovo lavoro dei Tokarev. È una settimana che mi gira nelle orecchie. Che tengo il ritmo con le mani e i piedi. Dodici tracce. Musica e parole. Sopratutto parole. Perché sono quelle che hanno più valore. Che ti cadono addosso come pioggia dalla quale non ti puoi riparare. Non vuoi. Sincere (“e non sono che un testo che diventa canzone, una parentesi nel vento, un'emozione”) e rabbiose. Una rabbia, però, non fine a se stessa. A suo modo positiva perché combatte l'apatia e spezza l'inerzia delle cose. Con un'intensità che non annebbia i pensieri, ma al contrario, rafforza la ragione. Riconoscere il disagio non significa accettarlo, ma combatterlo (“vorrei salire sul punto più alto solo per poi cadere, ma io non cado stasera, no io non cado mai”). Chi non ci sta e si arrabbia, in fondo, è vivo. È pronto a correre incontro agli ostacoli e superarli. Accetta il pericolo e combatte le ingiustizie. Quando la rabbia rafforza il modo di agire, di sentire, spinge in una unica direzione. Aiuta a imboccare la strada che porta a far valere i propri diritti e accettare la sfida per difendere i propri ideali (“e se sbaglio sbaglierò fino al giorno del giudizio”). Gridano forte i Tokarev, e le loro urla, partono da un quartiere, da una città (“sta città l'adoro e da ubriaca l'amo il doppio”) e si allungano su un paese intero come ombre nella sera. Testi che, in rima, utilizzando assonanze e anche il dialetto della loro terra, raccontano quel lungo e dannato viaggio (“prendiamo l'autotrada, lasciamo dietro le prime luci dell'alba”) che è la vita. Quella vera. Ci ricordano che siamo fatti di carne e di sangue e che non c'è niente di facile e nulla è scontato (“non puoi amare le rose se odi le spine”). La vita, con tutte le sue domande che troppo spesso rimangono senza risposta (“Saranno tutti questi dubbi che ci oscurano, i sensi di colpa che ci torturano”). Non hanno la pretesa di raccontare una verità che sia unica e inconfutabile (anche perché “La verità ha la fragilità di un vetro”), ma fotografano a parole ciò che vedono e provano sulla loro pelle. “La ricetta del disagio” non propone soluzioni, non è una medicina e non promette una cura, è una ferita che fatica a rimarginarsi. È un bicchiere che contiene piccole gocce di veleno “buono”. Che non uccide, ma costringe a pensare. A ricordare che “mi hai vista perdere il più delle volte, giocare a carte con le regole, ma mai soccombere”.
FERDINANDO PASTORI (scrittore, libero pensatore di Milano)

''Nella musica dei Tokarev si respira un'aria nuova, perché la musica è espressione di emozioni, e loro riescono a non farsi etichettare, nella loro musica si respira il Rap, si vive la musica popolare del sud Italia, il Folk di antica memoria americana riportato da questi ragazzi ad una tradizione popolare tutta del nostro paese, insomma difficile definire la loro musica con una sola etichetta, questa è la bellissima creatività che si respira nel nuovo album “La ricetta del disagio”, e questo ci piace.''
(RENATO FRANCIA di Milano, speaker di radio Hemingway)

Credits

BEATMAKER: FATMIKE (nelle tracce 1, 2, 3, 4, 7, 8, 10, 12)
BEATMAKER: VISKIUS (nella tracce 5, 6, 9, 11)
FEATURING: FABIO LOSITO (violino in "Rigadritto"); REVERENDO (in "Sangue Marcio" e "Jean Valjean"); FURéST (in "Pozzanghere e piombo"); GIORGIA GRANATA (in "Colpi")
MUSICISTI: ALESSANDRO CAPPA (chitarra nelle tracce 2, 4, 7, 8) FRANCESCO RUBINI (basso nelle tracce 2, 3, 4, 7, 8) ; SIMONE MARTORANA (chitarra nella traccia 3; ANTONIO PISCOPELLO (chitarra nelle tracce 6, 9, 10)
DIREZIONE ARTISTICA: REVERENDO (nelle tracce 2, 3, 4, 7, 8)

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