Disco del giorno
album Il de’ Blues - Vonneumann
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Descrizione a cura della band

Prima un po’ di storia: nell’anno di grazia duemilaenove il quartetto schizofrenico romano vonneumann, già conosciuto e apprezzato e attivo da due lustri (dopo aver precedentemente sciolto gli Arborio, band formata dalle stesse quattro persone), dà alle stampe un disco fatto di improvvisazione radicale e ragionata, “il de’ metallo”. Critica che gongola, gente che prova a capirci qualcosa, loro che più di tanto non dicono. Preferiscono qualche anno di presenze centellinate, di compilation, di collaborazioni occasionali (l’ultima nella traccia conclusiva del piccolo capolavoro che risponde al nome di Spam & Sound Ensemble, la creatura di Ivan A. Rossi). Si arriva così al duemilaequattordici e tra le pieghe dell’esperienza de “il de’ metallo” emerge un secondo disco gemello nato dallo stesso parto, ”il de’ blues”, in antitesi al suo eterozigote improvvisato, tenuto in soffitta come il fratello malvagio di Bart Simpson in un delirante special di Halloween ed eccezionalmente registrato da un soggetto altro (che poi è lo stesso Ivan A. Rossi, già responsabile del suono di gruppi quali OvO, Bachi Da Pietra e Zen Circus). “il de’ blues” nell’universo vonneumann è un disco sperimentale perché è stato prima scritto e poi suonato (che follia!), una modalità distante anni luce dal loro abituale modus operandi. Come il blues. “il de’ blues” nell’universo vonneumann è un disco concettuale e autorefenziale che, come tutti i precedenti lavori del quartetto, affonda le radici nelle influenze più disparate – dalla musica classica al death metal – ma senza rifarsi a nessuno; dove se decidono di citare esplicitamente qualcun altro preferiscono citare se stessi; dove nella finta anarchia che sembra regnare sovrana, i tempi dispari suonano come tempi pari; dove due strumenti che fanno le stesse note sono equiparabili ad una bestemmia in chiesa; dove si divertono a calzare di continuo scarpe diverse, a sedersi su differenti scranni, a tagliare ponti con la scrittura classica per dedicarsi alla manipolazione programmatica della propria testa. “il de’ blues” per tutti gli altri sono sette pezzi dai titoli a tratti inspiegabili, venuti fuori per gioco o per associazioni libere (“un bel morover per braun”, “stabilo bìmmago” prematurata la supercazzola, o scherziamo?), che intrecciano elettronica, fiati e rimshots (“pensiero di katiocs”), strumenti acustici e giri di basso registrati quando l’euro avvicendava la lira (“il tapping che fu”) e snaturati per l’occasione. O canzoni che si appoggiano su riffoni che ad un primo ascolto sembrano monotoni ed invece cambiano di continuo (“blackémon”), o si affidano ad una crescita nervosa e ipnotica fino a deflagrare in una combo di tromba e batteria presa in prestito dal free jazz più acido (“doppio nativo, mezzo nogarole”). Per finire con un’alchimia pesata al grammo di noise e di silenzi (“napqueen”). “il de’ blues” è questo e non è scritto da nessuna parte che tutti lo possano capire. I vonneumann non se ne sono mai fatti un cruccio, perché difficilmente baratterebbero la loro congenita sperimentazione in cambio di un ritornello pop, anche a costo di lasciare il gemello malvagio in soffitta fino ad oggi. E per farlo conoscere finalmente al mondo, ai vonneumann si affianca un esperto di bambini difficili, quell’Ivan A. Rossi (spuntato per la terza volta in poche righe) che con la sua label Retroazione pubblicherà il disco a febbraio. L’attesa è durata a sufficienza, siate pronti a qualcosa di completamente differente. Non come il blues.

Credits

vonneumann, spesso familiarmente abbreviato in nn è composto da:
Gabriele Paone (detto il dj) – batteria, percussioni, elettronica/laptop.
Filippo Mazzei (detto il bof) – chitarra, clarinetto soprano/basso, oggetti, elettronica/laptop.
Fabio Ricci (detto l’fr) – basso, tromba, samples, elettronica/laptop.
Toni Virgillito (detto il ,t) – chitarra, violoncello, piano, synth, elettronica/laptop.

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