Cesare Cremonini La ragazza del futuro 2022 - Cantautoriale, Pop

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Un disco "alla Cremonini", ossia artigianato orchestrale di qualità eccelsa

La ragazza del futuro prosegue su un percorso che, fortunatamente, non è affatto lineare. Dopo il boom giovanile dei Lunapop ci sono state fasi molto diverse nella carriera di Cremonini – non tutte capite, a loro tempo – dal cantautorato acustico di Maggese alla svolta elettro di Logico, fino alle sinfonie e l'orchestralità di Possibili Scenari.

Queste ultime si ritrovano tutte ne La ragazza del futuro, anzi vengono spinte e di parecchio più in là. D'altra parte certe aspirazioni devi potertele permettere, da tutti i punti di vista. Oggi Cremonini può, dei pochi a potere in Italia. E così ecco gli archi e gli arrangiamenti avvolgenti ma solidissimi, i suoni inconfondibili di Abbey Road dove ancora una volta ha effettuato le registrazioni dell'orchestra – tutto il resto è avvenuto al Logico Studio di Bologna e a Reggio Emilia da Alessandro Magnanini – di un album che si concede aperture quasi epiche. A proposito di Abbey Road c'è un pezzo alla Beatles che è alla Beatles per davvero: si chiama Jeky e ha un bel testo sui giovani e gli ultimi due anni in cui la vita è crollata loro addosso. 

Foto Andrea Sestito

Il disco è tutto rivolto al futuro, dal titolo agli stati d'animo che i pezzi cercano di veicolare. Ma il passato c'è eccome: ci sono gli anni '70 e '80 – un periodo in cui l'artista sguazza –, c'è il rock (forse anche più del solito) e inaspettatamente il prog, in una delle tracce più provocatorie e intriganti da un punto di vista sonoro del disco: Stand Up Comedy. Ci sono i Queen, come e più di sempre, nell'ambizione (ancora questa parola) di fare di questo album quasi un'opera pop

C'è il piano come fondamenta. Ci sono le grandi aperture e i viaggi che portano lontano, già sperimentate nel singolo Colibrì e approfondite in brani come La fine del mondo (scritta a Napoli) o nell'outro cinematografico Chiamala felicità, che si propone un po' come la Poetica di questo nuovo atto e che chiude il disco con un dialogo aperto con l'ascoltatore – "ma raccontami di te" – che dice molto di quell'empatia con chi l'ascolta che in questi anni è stata il vero segreto dell'ascesa di Cremonini. Ci sono momenti in cui emerge il basso di Ballo e momenti "vecchio Cremonini" – quando non poteva permettersi un'orchestra... – con La camicia.

C'è il pop elettronico di Psyco – un pezzo sulla follia quotidiana e le maschere che la gente attorno a noi indossa –, ci sono i synth e i fiati. C'è, come detto, un enorme lavoro per dare forma e senso a tutti questi strati di suono, al lavoro di un'infinità di persone coinvolte dal progetto, come dimostrano le cinque pagine di credits della cartella stampa. Oltre ai già citati, fondamentali sono stati Davide Petrella come co-autore (e corista) e Davide Rossi (produttore di stanza a Copenaghen, con un curriculum più lungo di quello di Mario Draghi), che sarà presente anche in tour. 

A tenere assieme tutto questo la scrittura e la voce di Cremonini, la sua "poetica" appunto. I suoi testi che volano alto anche quando parlano della quotidianità più stretta, quando paiono uscire dalla metrica, quando citano parole mai sentite prima in una canzone pop. Quando parla di sesso e sudore – Chimica – o di amore di tutti i giorni – La camicia, che richiama alcuni dei classici del suo repertorio –, quando analizza le nostre fragilità, quando si getta verso il domani e quando indulge nella nostalgia (Stand Up Comedy), quando affronta un addio dolorosissimo, quello del padre, come un regalo in MoonWalk

In più di vent'anni sempre nella stessa direzione – pur con le mille deviazioni raccontate – ha saputo creare un mondo che oggi tutti conoscono, non solo i suoi fan. "Questo è un Cremonini", ho pensato dopo le prime note del disco come se fosse un quadro, entrato nella sala prove. E sono sicuro che molti penseranno la stessa cosa in questi minuti di ascolto su Spotify o chissà dove altro. Non per il suo accento bolognese mai addomesticato, nemmeno per tutti quei discorsi su Abbey Road o sugli arrangiamenti wow. Per tutte queste cose assieme, che ormai sono la sua cosa e solo sua. 

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La recensione La ragazza del futuro di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2022-02-25 09:52:00

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