Sedici tracce che danno forma a un caos sonoro controllato, capace di cambiare pelle a ogni brano.
Se c’è un merito da riconoscere a Filippo Poderini è che quando si mette a scrivere canzoni (belle o brutte che siano) non dorme mai sugli allori. E DOPAMINA, il nuovo disco del cantautore nato tra le verdi colline di Città di Castello è una conferma lampante della sua attitudine indubbiamente estrosa.
A quasi cinque anni dall'uscita di Moshi Moshi Pronto Pronto, il musicista umbro torna con sedici tracce pubblicate come singoli a cadenza mensile lungo il corso di un intero anno. Canzoni che, prese singolarmente e viste una accanto all’altra, ricordano le tessere di un puzzle sparse dentro la scatola: pezzi apparentemente scollegati, forme irregolari che fanno quasi dubitare della possibilità che possano davvero incastrarsi.
Eppure, una volta messe insieme, quelle tessere finiscono per comporre un’immagine riconoscibile, fatta di linee, colori e contorni ben definiti. Solo che l’unità che Poderini sembra spasmodicamente inseguire nel suo ultimo lavoro funziona al contrario: invece di convergere verso una forma precisa, DOPAMINA sceglie deliberatamente di restare frammentato, assemblando una doppia ed eterogenea ottavina di brani.
L'esempio più concreto di questa cronica disomogeneità è rappresentato da quattro collaborazioni con cui l’artista tifernate ha deciso di circondarsi in questa nuova prova sulla lunga distanza. Da una parte Giorgio Canali che presta il suo ruvido spoken word in Perché rimani, dall'altra l'adorabile sgradevolezza di Young Signorino in Tutto storto. Arriva poi il "tocco autoriale" del Maestro Pellegrini degli Zen Circus in duetto con Limpido, e infine le barre di Kime, rapper conterraneo di Poderini, in Sete.
Quattro artisti, quattro visioni artistiche estremamente diverse tra loro, che finiscono per riflettere perfettamente lo spirito di un disco dove le algide ibridazioni tra indie e coldwave della title track fluiscono nell’ipnotica rilassatezza dell’ambient techno di Sete, spingendosi fino alle melodie youngtimer del synthpop di Body Count e a quelle più scarne, fatte solo di chitarra e voce, del folk cantautorale di Le città termali e Non sbaglio mai.
Nel corso dei quaranta minuti abbondanti lungo cui il disco si snoda, trovano spazio anche l’alternative pop sognante e downtempo degli Alt-J in Argilla, l’eterea psichedelia elettronica à la Mace di Diorama e persino le frammentazioni digitali tipiche della glitch in Sostanze.
Nel mezzo di questo vero e proprio caos controllato di chitarre acustiche, sintetizzatori e drum machine, Poderini dissemina versi che, tra scorci di quotidianità e sogni lucidi, finiscono per comporre un mosaico di parole indirizzate alla ricerca dell’ormone votato al piacere e al movimento che dà il titolo al disco.
A parte un paio di episodi meno riusciti — come la scompigliatezza pseudo-trap di L o gli extrabeat sbiascicati e in salsa autotune di Basterebbe una parola — DOPAMINA resta comunque un lavoro che, volente o nolente, tiene la soglia dell’attenzione sempre altissima grazie alla sua capacità di cambiare pelle traccia dopo traccia.
Un album che, nonostante la sua natura squisitamente self-made, mostra una cura per i dettagli tutt’altro che trascurabile, facendo risultare alcune leggerezze tecniche — come il mix della voce talvolta un po’ slegato dalle strumentali in Potpourri e Diorama - assolutamente perdonabili.
Dopo un’attesa costruita con la pazienza di un singolo al mese, DOPAMINA riesce nell’impresa non così scontata di molti dischi contemporanei: arrivare carico di aspettative senza tradirle. Un risultato che, visti i tempi che corrono, non è affatto da dare per scontato.
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La recensione DOPAMINA di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2026-03-16 20:54:54

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