Un EP intenso e ispirato, che intreccia ciclicità, identità e ricerca interiore.
“Urobori” segna un passaggio importante nel percorso artistico di Azzurra Buccoliero, in arte Nebüla. È un lavoro compatto, ispirato, capace di tenere insieme visione e concretezza sonora con naturalezza. Un ottimo EP, che scorre con coerenza e lascia una traccia emotiva precisa.
L’apertura affidata ad “Alberi” introduce subito il tema portante: la trasformazione continua. Le sonorità sospese accompagnano un’idea di esistenza come flusso, un passaggio costante da una forma all’altra. Si entra in ascolto con una sensazione quasi meditativa, come se tutto fosse già in movimento prima ancora che inizi il viaggio.
“Deriva” amplia lo sguardo e lo porta su un piano più terreno. Qui emerge il legame con le radici, evocato attraverso dettagli sonori che restituiscono un senso di luogo vivido e riconoscibile. Il brano si carica di una dimensione umana più ampia, quella di chi cerca appartenenza, di chi si sposta inseguendo un’idea di casa che spesso resta sfuggente. L’ascolto diventa esperienza, quasi documentaria, senza perdere intensità emotiva.
Con “Lost in Tokyo” l’atmosfera cambia e si apre a suggestioni lontane, ispirate anche all’immaginario del film Lost in Translation di Sofia Coppola. Il brano gioca su distanze culturali e interiori, costruendo un paesaggio sonoro elegante, rarefatto, in cui la voce si muove con leggerezza. È una traccia che avvolge e lascia spazio alla contemplazione.
La title-track “Urobori” riporta il discorso su un piano più quotidiano, raccontando con ironia la ciclicità della vita artistica. C’è uno sguardo lucido, capace di sorridere delle proprie condizioni senza perdere profondità. Il simbolo del ciclo eterno si traduce in una narrazione concreta, fatta di giorni che si rincorrono e tentativi di resistere.
Nella parte finale, “Prototipi” e “Recycle” introducono una tensione più marcata. Le influenze rock e new wave emergono con decisione, dando corpo a riflessioni sulla società e sull’identità. La prima traccia mette a fuoco un mondo che tende a uniformare, la seconda si spinge verso una dimensione più esistenziale, interrogandosi su ciò che resta e su come trovare un equilibrio personale.
Nel complesso, “Urobori” funziona perché riesce a essere accessibile e profondo allo stesso tempo. Le melodie si muovono tra suggestioni nordiche e una sensibilità pop ben definita, mentre la voce di Nebüla tiene insieme tutto con autenticità. Si percepisce una ricerca sincera, mai ostentata, che trova forma in canzoni curate e vive.
---
La recensione Urobori Ep di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2026-04-18 07:44:00

COMMENTI