Tra chitarre acustiche e love bombing, una presa di coscienza nei confronti dei malesseri di cui (troppo spesso) ci innamoriamo.
"Nemmeno ricordo perché mi sono fidata di te". Sono queste le otto parole, poste in chiusura della sua prima strofa, in cui si può racchiudere il nocciolo di COME FOSSE UN FILM, il singolo con cui Chiara Accardi si avvicina al giro di boa di questo 2026. Dopo aver aperto l'anno con la nostalgica introspezione che dominava Mi Manchi Ma Non Parlo, la cantautrice palermitana torna con un pezzo che, pur sfoderando la stessa attitudine analogica, si spinge verso territori decisamente più turbolenti e mordaci rispetto al suo predecessore.
Tra incalzanti strumming di chitarra acustica e pattern ritmici costruiti su tamburi battenti e battimani, COME FOSSE UN FILM rimbalza senza soluzione di continuità tra le due sponde dell'Atlantico, inglobando dentro un'unica proposta la catchiness country-pop americana à la Sheryl Crow e l'impeto dell'indie rock britannico, dal retrogusto quasi tribale, vicino ai primi lavori di Florence + The Machine.
Un’energia cruda, appassionata, attraversata da una rabbia "propositiva": quella di chi riesce a trarre dai propri errori un'importante lezione di vita, trasformando il dolore in un motore di evoluzione personale. In questo spazio emotivo, animato da un intraprendente furore, Accardi cristallizza strofe e ritornelli che, con scanzonata disillusione, si mettono nei panni di chi si ritrova a osservare le macerie di una relazione vissuta sotto i colpi di testa e gli sbalzi d’umore del proprio (ormai ex) partner. Tra gesti plateali di love bombing e psicodrammi inconsistenti, la cantante siciliana tratteggia il profilo di un perfetto idiota, incapace di vivere le proprie relazioni senza ridurle a un film da quattro soldi. Il tutto a scapito della serenità di chi ha la sfortuna di stargli accanto.
Saranno stati i tuoi gesti
Le tue grandi parole
Una storia così grande
Da non poterla raccontare
Ma ora che ti guardo lì fermo in silenzio
Capisco che erano mani vuote
Canta Chiara Accardi nel suo ultimo singolo. Grazie alla sua energia piacevolmente incazzosa, COME FOSSE UN FILM è la perfetta colonna sonora di chi, dopo aver troncato con l'ennesimo malessere, preferisce lasciarsi il passato alle spalle piuttosto che scivolare nel pericoloso vortice dell'autocommiserazione.
Messo a confronto con il singolo precedente, il brano conferma la capacità di Chiara Accardi di muoversi con disinvoltura tra generi e registri musicali diversi, rimanendo fedele all’impronta analogica del suo progetto. Un'attitudine che, in vista di URGE - il primo album dell'artista palermitana, di cui COME FOSSE UN FILM rappresenta l’ultima entrée - lascia intravedere un ascolto decisamente promettente.
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La recensione COME FOSSE UN FILM di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2026-07-02 19:06:12

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