Un disco pop che non ha paura di prendere strade più accidentate, tra amori storti, rabbia e voglia di vivere davvero.
Di relazioni sfortunate, insofferenza sociale e bisogno di mostrarsi al mondo per quello che si è veramente. Con NUGE, il suo primo disco, Chiara Accardi danza e fa a botte con quel nugolo di sentimenti con cui proviamo a farci strada nel cinismo che cadenza le nostre giornate, salvo vederli (quasi) sempre tornare al mittente contro un muro di gomma.
Anticipato dai singoli Mi Manchi Ma Non Parlo e COME FOSSE UN FILM, l'esordio sulla lunga distanza della cantautrice palermitana classe 2002, pur prendendo spunto da quelle "cose di poco conto" evocate da Catullo nelle sue poesie, sfodera un settenario di tracce che, di sciocco, ha ben poco.
Nel corso dei venti minuti attraverso i quali si snoda, NUGE ci mette infatti di fronte a una serie di grattacapi esistenziali con i quali ognuno di noi, almeno una volta nella vita, ha dovuto fare i conti: da amori che non decollano ma anzi precipitano come un Boeing 747 in avaria (Mi Manchi Ma Non Parlo) alla frustrazione per una quotidianità inutilmente frenetica (Stanca di correre), passando per l'insofferenza verso tutto ciò che ci vorrebbe più docili, più silenziosi, più bravi a fingere che vada tutto bene (LIBERA e Gatto Randagio).
Versi che rimbalzano come una pallina da flipper tra rabbia, malinconia, desiderio di libertà e joie de vivre, stesi da Accardi su sonorità easy listening, capaci di inglobare il pop d'autore di Emma Nolde (PROMETTILO e LIBERA) e l’indie rockbritannico e vagamente "tribale" della prima Florence + The Machine (COME FOSSE UN FILM), prendendo fiato dopo questo andirivieni lungo il canale della Manica con piano ballad delicate e sospese (Re La Sol).
Il risultato èun'orecchiabilità tutt’altro che "plasticosa", in grado di affiancare a melodie squisitamente pop la granulosità di strumenti "suonati" per davvero in studio: chitarre, batteria, synth, pianoforte e persino un kazoo che fa simpaticamente capolino nell’ultima parte di Gatto randagio. Un impasto materico che deve molto anche all’ottimo lavoro di Fabio Rizzo alla produzione e Giovanni Versari al mix e mastering, capaci di valorizzare la voce di ogni singolo strumento nella sua ruvida e piacevole tridimensionalità.
Se c'è un merito che va sicuramente dato a NUGE è quello di accettare con spontaneità la sua natura pop, senza però sacrificare la propria anima sull’altare della melodia perfetta, iper-levigata e inevitabilmente fredda a cui l’heavy rotation radiofonica e gli algoritmi delle piattaforme streaming ci hanno sempre più abituato. Sette tracce che scelgono una strada più accidentata, fatta di suoni vivi e tangibili, dove la ricerca dell’orecchiabilità non passa da una superficie noiosamente lucidata a specchio. Ed è proprio questa la formula con cui Accardi riesce a intascarsi, con questo suo disco d’esordio, un meritatissimo jackpot.
---
La recensione NUGE di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2026-08-06 23:26:03

COMMENTI