Piccoli fili d'erba, astri lontani e un vento che sussurra una preghiera laica.
Ascoltare Quiete Come Mai, il nuovo singolo degli OltreMarea, lascia addosso una sorta di pace ritrovata verso le cose che abitano il nostro mondo, dalle più piccole alle più grandi. Un po' come se qualcuno avesse deciso, nel 2026, di (ri)scrivere il Cantico delle Creature di San Francesco d'Assisi senza bisogno di altari davanti a cui inginocchiarsi.
A una manciata di mesi da Pioggia, la band bolognese torna con un pezzo in cui, al posto dell'acqua che cade dal cielo, trova spazio un altro elemento naturale: il vento. È il suo soffio, capace di incanalare e amplificare il respiro dell'universo, a diventare il vero protagonista dei (quasi) tre minuti e mezzo di Quiete Come Mai. Una brezza cullante si insinua infatti tra i silenzi di un arrangiamento ridotto letteralmente all'osso, costruito attorno a un arpeggio ostinato, talmente intimo e ovattato da sembrare quasi prodotto da un basso, piuttosto che dalla chitarra elettrica di Davide Nonnis.
Questo fragile equilibrio riesce a reggere fino alle battute finali, quando viene scosso da un cluster di note pescato nel registro più grave di un pianoforte. È proprio lì che lo zefiro dell'apertura si trasforma in un rombo di tuoni in lontananza, annunciando l'arrivo di un temporale. Un finale che sembra chiudere un cerchio ideale aperto con Pioggia: il vento ha ormai fatto il suo lavoro, ora l'acqua è pronta a tornare.
Su questo sound alternative pop imploso e sognante si stende la (bellissima) voce di Donata Chiari, che dosa alla perfezione placidi gorgheggi e acuti argentini, srotolando strofe pervase da una fraterna connessione con il creato. Versi in bilico tra simbolismo e laconica concretezza, in cui le cose più piccole e apparentemente insignificanti della terra ("Saranno i fili d’erba i tuoi mille fratelli") diventano un tutt'uno con gli astri che dominano il cielo ("Sarà la luna in cielo candida muta sorella").
Con Quiete Come Mai, gli OltreMarea mettono a frutto un gioco di sottrazione ancora più radicale rispetto a quanto fatto finora, creando un sorprendente contrasto tra la vastità del soggetto verso cui volgono lo sguardo e l'esilità della controparte musicale con cui scelgono di raccontarlo. Una preghiera laica meravigliosamente suggestiva, in grado di mostrarci come a volte, per parlare delle cose più ineffabili, sia meglio togliere che aggiungere.
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La recensione Quiete Come Mai di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2026-10-06 23:38:20

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