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Descrizione

Il prossimo dicembre 2016 verrà pubblicato, da Snowdonia dischi, “Lovecraft nel Polesine”, un interessante progetto discografico/letterario ambientato nella provincia di Rovigo, cd e fumetto insieme.

La vicenda alla base di questo “concept-album a fumetti” prende spunto dal dibattuto “carteggio di Montecatini” e cioè dalle lettere che lo scrittore horror americano H. P. Lovecraft nel 1926, apparentemente, inviò all’amico Alfred Galpin in occasione di un suo viaggio in Italia. Il carteggio, pubblicato parzialmente dalla rivista “I meridiani” nel 2006, e lungamente discusso in ambito letterario, si è rivelato alla luce dei fatti un probabile falso storico, ma l’ipotesi di un viaggio di Lovecraft nel Polesine continua ad affascinare gli estimatori dello scrittore di Providence.

“Lovecraft nel Polesine” è quindi composto da un disco e un fumetto insieme: il disco di Jet Set Roger, musicista bresciano di origine inglese con alle spalle una carriera ventennale nel circuito Rock italiano, e il fumetto di Aleksandar Zograf, fumettista serbo di fama mondiale, già collaboratore della rivista “Internazionale”.

Al disco hanno collaborato musicisti di grande rilievo come Andy Rourke (The Smiths), Marco Pirroni (Adam & the Ants, Sinead O’Connor) e Giorgia Poli (Scisma), i quali hanno contribuito a sviluppare in musica la storia ideata da Jet Set Roger (al secolo Roger Rossini).

Un racconto poi trasposto in un fumetto di Aleksandar Zograf che, con il suo evocativo bianco e nero, ha saputo cogliere appieno la dimensione affascinante e misteriosa del territorio che si estende fra l’Adige e il Po.

La vita sociale di H. P. Lovecraft ovvero l'autore presenta l'opera:

Lessi della bizzarra vicenda che è alla base di questo album per la prima volta nel 2009. Ero al mare, ai lidi ferraresi, e spulciando fra le scansie di una di quelle edicole-bazar nelle quali passo gran parte del mio tempo vacanziero, mi imbattei in un vecchio numero de “I Meridiani”. In copertina si faceva riferimento ad un manoscritto attribuito a Lovecraft e ad un suo “viaggio impossibile”: lo scrittore si sarebbe recato in Italia nel 1926, dopo la separazione dalla moglie Sonia Greene, finendo con lo stazionare a lungo in Polesine, non troppo lontano da dove stavo villeggiando. Qui sarebbe entrato in contatto con alcuni culti sotterranei, assistendo ad un rito che gli avrebbe addirittura ispirato il famoso “Ciclo di Cthulhu”. A parte l’incongruità del luogo, l’idea stessa che “il solitario di Providence” avesse intrapreso un viaggio transoceanico rappresentava un intrigante paradosso. Così, da appassionato lettore dei suoi racconti, acquistai il periodico sentendomi un po’ come Martin Mystère alle prese con una delle sue scoperte sensazionali. L’articolo di Roberto Leggio era molto dettagliato, e per settimane non feci che parlare di questo mio “ritrovamento” ad amici e conoscenti. Poi la cosa scivolò lentamente in secondo piano, e non ci pensai più.

Mi tornò in mente tre anni dopo, quando con la pubblicazione dell’album “In compagnia degli umani”, mi accorsi di aver concluso una fase della mia “vita artistica”. Con quel disco avevo finalmente prosciugato il bacino di canzoni scritte anni prima, quando avevo un contratto con Sony e lavoravo con il manager Enrico Romano. Si trattava in genere di commentari sarcastici alle mie esperienze post-adolescenziali a Brescia, ai quali affiancavo mano a mano nuove composizioni nello stesso stile. Ripensando a quel vecchio articolo, mi resi conto che poteva rappresentare una buona riserva di nuove storie: il dramma della separazione, un viaggio misterioso, nuovi personaggi. Non era facile però mettersi ad un tratto a parlare di una realtà che non conoscevo, e così gradualmente ci rimisi dentro la mia vita: Rovigo, il “capoluogo del Polesine”, poteva somigliare un po’ a Brescia, il misantropo Lovecraft, anglosassone in Italia, potevo in qualche misura essere io, e in questo contesto potevo infilare alcuni dei personaggi bresciani che ben conoscevo. Un concept album sulla vita (sociale) di provincia raccontato da un H.P. Lovecraft in crisi esistenziale, mentre andava a zonzo per il Polesine insieme ad un gruppo di “vitelloni” di Rovigo: fantastico!

Mano a mano che questa base narrativa “buffa” lasciava spazio a considerazioni più profonde, cominciai a seguire gli altri spunti che mi si presentavano oltre a quello “psicologico-onirico”, forse il più ovvio parlando di Lovecraft. Da una parte avevo l’Italia fascista della seconda metà degli anni venti, posteriore cioè all’assassinio di Giacomo Matteotti e al discorso di Mussolini alla Camera dei deputati del 03.01.1925: i “giovani rampolli” di cui sopra potevano rappresentare un buon esempio di quella borghesia indolente che lasciò mano libera al duce, e la Rovigo dell’album poteva somigliare alla Ferrara di Giorgio Bassani. Da un’altra parte avevo la possibilità di approfondire un paragone che ho sempre trovato evidente tra le opere di Howard Phillips Lovecraft e quelle di Giacomo Leopardi. Il primo crudelmente convinto da una madre possessiva e puritana di essere un bambino brutto, fisicamente inadatto a partecipare ai giochi dei suoi coetanei, il secondo purtroppo vittima della malattia e di problemi fisici reali. Volevo però che la scrittura dell’album rimanesse “pop”, e così a malincuore mi decisi a tagliare molti episodi legati a queste “divagazioni storico-letterarie”. Credo che ne sia risultato un racconto più lineare, anche se mi è dispiaciuto lasciare da parte tanto materiale.

Passando all’aspetto musicale del disco, direi che questo ha segnato una serie di “reunion” che mi hanno ispirato a fare qualcosa di diverso, e forse migliore, rispetto al passato. La prima è senz’altro quella di Marco Pirroni (Adam & the Ants) e Andy Rourke (The Smiths). Andy e Marco non suonavano insieme dal 1990, quando lavorarono a “I do not want what I haven’t got”, il disco che segnò il successo planetario di Sinead O’Connor. Inviai loro una registrazione, per piano e voce, di “Sonia”, e Marco mi rispose subito nel suo consueto stile asciutto: “I like it: it’s very Jobriath”, ottenendo, con quelle poche parole, di trasformarmi nell’eroe perdente che avevo sempre sognato di essere. Poco dopo fu il turno di Andy, che ci vedeva una ritmica “cicciona” alla Motown ma, prima di entrare in dettagli, voleva salutare il vecchio sodale: “E’ passato un po’ di tempo, eh amico?”. Fu un gran bel momento. La seconda rimpatriata è quella dei Micevice, con buona parte della formazione che accompagnò Giovanni Ferrario al Tora-Tora del 2002. Vale a dire il vostro affezionatissimo, Davide Mahony (Sepiatone) e l’incomparabile Giorgia Poli (Scisma). In particolare confrontarmi per la prima volta con Giorgia sul mio materiale è stata un’esperienza musicalmente molto significativa, che mi ha permesso di esplorare soluzioni molto differenti dal mio consueto 1, 2, 3, 4. La terza ed ultima “reunion” è rappresentata dal tornare a pubblicare con Snowdonia, che curò l’uscita del mio primo album “La vita sociale”, 10 anni fa.

In fondo a questa introduzione, mi piacerebbe spiegare le ragioni che mi hanno portato a proporre un concept-album a fumetti. Come Cinzia La Fauci e Alberto Scotti della Snowdonia dischi, sono un acerrimo nemico dell’idea che si possa fruire la musica nel modo distratto e disordinato in cui lo si fa oggigiorno. Per questo ho cercato di vincolare gli ascoltatori ad un percorso in qualche misura “obbligato”, dove i brani seguono uno sviluppo narrativo che parte dalla traccia 1 e termina con la traccia 12. Questo percorso è replicato e ampliato sul fumetto (a mio avviso bellissimo) disegnato da Aleksandar Zograf, così che lettura e ascolto siano complementari e inscindibili. Spero dunque che possiate trovare il tempo per mettervi comodi, aprire il libretto, mettere il cd nello stereo, ed entrare in questa avventura.

Buon ascolto, e buona lettura!
Jet Set Roger (testi e musica)

Credits

Al disco hanno collaborato musicisti di grande rilievo come Andy Rourke (The Smiths), Marco Pirroni (Adam & the Ants, Sinead O’Connor) e Giorgia Poli (Scisma), i quali hanno contribuito a sviluppare in musica la storia ideata da Jet Set Roger (al secolo Roger Rossini).

Un racconto poi trasposto in un fumetto di Aleksandar Zograf che, con il suo evocativo bianco e nero, ha saputo cogliere appieno la dimensione affascinante e misteriosa del territorio che si estende fra l’Adige e il Po.

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