50 anni di hip hop: i dischi più importanti della storia del rap italiano

L'11 luglio 1973, con un party di Dj Kool Herc nel Bronx, nasceva l'hip hop. Lo celebriamo mettendo assieme i 25 album che più hanno segnato la storia del rap di casa nostra, dalla golden age fino al "ciclone trap" e oltre

Elaborazione su foto di @kaysha da Unsplash
Elaborazione su foto di @kaysha da Unsplash

11 agosto del 1973.

Il 18enne Clive Campbell, newyorkese di origine giamaicana, decide di organizzare per la sorellina Cindy una festa. Durerà dalla 9 di sera alle 4 del mattino, vi potranno accedere tutti coloro che presenteranno al 1520 Sedgwick Avenue con 50 cents in tasca. Siamo nel Bronx, dove l'hip hop sarebbe nato grazie a un block party, allo spirito di una comunità intera e all'iniziativa di quel ragazzo, che da quel momento in poi si sarebbe fatto chiamareDj Kool Herc.

Da lì in poi il treno pittato non si sarebbe più fermato, passando per apogei e risacche, momenti fondativi e momenti di rotture. Epopee personali e collettivi, mille wave diverse che però tutte si riconoscevano in quella scintilla primigenia scoccata a NYC. Oggi negli Stati Uniti e nel mondo sono in tanti a festeggiare questa (contro)cultura che nel frattempo è diventata egemone a ogni latitudine. Anche da noi. 

La storia del rap italiano ormai viene da lontano, e siamo certi che andrà ancora parecchio lontano. Vogliamo qua ripercorrerla attraverso questi 25 dischi fondamentali, che vi proponiamo in ordine cronologico. Qualche premessa, che non ci risparmierà dal fuoco incrociato dei commenti indignati, come è giusto che sia.

Premessa 1): è una lista soggettiva, come tutte le cose belle della vita, chiunque avrà la propria e per lui sarà quella corretta. Premessa 2): questi non sono i 25 dischi migliori, sono quelli più "importanti": ci sono dentro dischi che non amiamo nemmeno particolarmente, dischi inferiori a livello qualitativo rispetto ad altri di uno stesso artista. Ma pensiamo che questi siano quelli più influenti, quelli che maggiormente hanno contribuito a indirizzare il percorso, a storicizzare il fenomeno.
Premessa 3): ci sono periodi storici meglio rappresentati e altri meno, come detto ci sono grandi strappi e periodi di calma piatta in questo cammino. Ma abbiamo provato a raccontare tutta questa lunga storia, non è un focus sulla golden age o al contrario sull'esplosione della trap. Ancora una volta è un approccio che esula, o per lo meno prova a farlo, rispetto a questioni di gusto.

Si parte, dunque.

Frankie Hi Nrg - Verba Manent (1993)

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Ci perdonerete se saltiamo a piè pari l'era delle posse, che pur è leggendaria e manco poco. Ma il punto fermo lo mettiamo qua, con il disco d'esordio di Francesco Di Gesù in arte Frankie Hi Nrg, nonché il primo disco rap italiano distribuito da una major, BMG. Ci sono tutti gli stilemi della fase pionieristica, a cominciare dalla denuncia e dall'impegno in pezzi come Fight da faida, Potere alla parola eLibri di sangue. Ma Frankie guarda oltre, e in questo modo diventerà e tutt'ora rimane una delle figure fondative della doppia H italiana, registrando in seguito uno dei suoi brani più iconici e riconosciuti di sempre, Quelli che benpensano.  

Sangue misto - SxM (1994)

Arriviamo subito al disco che ha cambiato ogni cosa. Solo che questo lo si è capito, o meglio stabilito, a posteriori. Perché, come ricordato da Deda, non è che l'opera del suo genio e della sua follia, uniti a quelle del socio Neffa e di Gruff, in un primo momento non è che vendette tantissimo, né furono in grado di uscire dai circuiti in cui quell'album era nato. Con il tempo le cose si smossero e oggi, a distanza di 30 anni, è considerato la pietra angolare del rap italiano, game changer assoluto per flow, slang, capacità di creare mondi attraverso i beat e le metriche. Il disco della vita di un sacco di persone, compreso chi scrive.

Lou X -A volte ritorno (1995)

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Anche questo disco – aggressivo, oscuro, impegnato, personalissimo e irripetibile – uscì con una major, sempre BMG, a conferma del fermento che effettivamente in quel momento c'era attorno al fenomeno. Ma Luigi Martelli da Tortoreto, a tutto questo non era pronto, nè lo sarebbe mai diventato. Altri due dischi, sempre con il supporto di Costa Nostra e il suo "clan" abruzzese e poi la sparizione, per sommergersi definitivamente e diventare l'oggetto di culto del rap italiano per eccellenza. 

Neffa & i Messaggeri della Dopa - Neffa & i Messaggeri della Dopa (1996)

Iniziamo l'infilata di "classe 96" con questo nuovo esordio della balotta bolognese in versione post Sangue Misto. Ci sono i "vecchi soci" Deda e Gruff, ci sono i "vecchi nomi" seminali del rap come Cenzou, Kaos e Esa, ma Neffa è già oltre. Si sente limitato nei confini del rap classic, e lo contamina con ogni altra forma di black music. Si spinge fino sui confini del mainstream (ma di una qualità sublime) conAspettando il sole, una delle prime hit di genere in assoluto. Comincia ad abbattere steccati, come in tanti poi gli avrebbero rinfacciato. Ha sempre avuto ragione lui.

Colle der Fomento - Odio pieno (1996)

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Non è mai un caso, quando dopo tanti anni si è ancora in pista. È così per Danno e Masito e gli altri satelliti che gravitano attorno al Colle, che qui buttano fuori la loro gemma "solo hardcore". Avrebbero fatto altri dischi fondamentali, in seguito, ma questo è quello in cui iniziano a scrivere la loro leggenda, che rimane di nicchia solo perché loro non hanno mai accettato compromessi. Un album fondativo anche per edificare quella "riserva indiana" che ancora oggi un po' è il rap romano, che ha lanciato figure altrettanto fondamentali e che meriterebbero un posto nella lista come Piotta, Noyz Narcos e tanti altri. 

Sottotono - Sotto effetto stono (1996)

Questi sono anche gli anni dei fratelli Cellamaro, di Esa, Marya e soprattutto Tormento, che assieme al socio Fish forma un sodalizio che nel giro di pochi anni si imbocca su una strada del tutto nuova, che prende l'abbrivio da La mia coccinella e, con questo secondo disco, mostra chiaramente di puntare verso una direzione completamente diversa dagli altri. È il disco di Solo lei ha quel che voglio e Dimmi di sbagliato che c'è, delle bandane storte e dei premi al Festivalbar. C'è chi li considera mielosi, artefatti, sfacciatamente commerciali. Loro se ne fregano, così anche noi abbiamo la nostra West Coast. 

Articolo 31 - Così com'è (1996)

Che anno, il 1996! Se potete immaginare le critiche che un certo ambiente riservò ai Sottotono, figuriamoci per J-Ax e Dj Jad, che, con decenni d'anticipo sui tempi, portano il rap italiano a giocare un altro campionato, quello delle classifiche e persino dei tormentoni. È il disco per cui ancora adesso ci si sgola a tutti i karaoke, quelli di Tranqui Funky, del FunkytarroeDomani. Non di certo il loro migliore (Strade di città era tutt'altra pasta), ma la prova che un ragazzo a Garbagnate al fatto che il rap fosse il nuovo pop c'era arrivato con lustri d'anticipo. 

Kaos - Fastidio (1996)

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Altra pietra miliare assoluta. L'esordio del casertano Marco Fiorito è hip hop in purezza, uno sfoggio di appartenenza, cultura di genere, passione e militanza. Ci sono i dissing alle derive di alcuni ex "compagni di viaggio" (tra cui quelli citati sopra), c'è il writing con i suoi "codici", c'è la strada con le sue leggi. Tutti temi che torneranno poi in Merda & Melma, altro disco che non può mancare in qualunque discorso attorno alla consacrazione del rap in Italia. 

Joe Cassano -Dio lodato (1999)

Un altro personaggio diventato leggenda, suo malgrado. Giovanni Cassano da Bologna (ancora lei) con un solo disco pubblicato postumo dopo la sua morte prematura si prende un posto nel pantheon dell'hip hop nostrano. Ci sono i feat. di alcuni nomi che avrebbero poi fatto tanta strada, tipo Inoki o Fibra (ma anche Lugi e Gruff). C'è un'attitudine unica, che – complice la sua origine italo-americana e altri tratti biografici che rendono la sua figura ancora più mitologica – ha sempre suscitato un'ammirazione sconfinata. Ha vissuto solo 26 anni, ma dire che questo suo disco è eterno non è affatto retorica. 

Club Dogo - Mi fist (2003)

Negli anni a cavallo del millennio il rap italiano è entrato in una crisi profonda, serve rinnovamento e un cambiamento dei linguaggi. Lo fa una nuova generazione, con nuove regole del gioco, nuove parole d'ordine, nuove ambizioni. Questo twist è rappresentato magnificamente dai Dogo e dal loro disco più epico. I tre milanesi sono le figure chiave per il passaggio della "disciplina" alla fase successiva, perché hanno la credibilità per suscitare il rispetto della vecchia guardia e la "freschezza" necessaria per parlare alla nuova generazione. La strada diventa ancora più centrale, il rap si gangstizza e sghettizza allo stesso tempo. La rivoluzione è cominciata, anche se in pochi lo sanno. 

Caparezza -Verità supposte (2003)

Se difficilmente si trova Michele Salvemini in queste classifiche è perché lui ha sempre fatto di tutto per non finirci dentro, restio com'è a fare parte di "scene" e a seguire canoni. Ma pochi in Italia sanno scrivere e fotografare la realtà sociale e il periodo storico come lui, pochi hanno saputo fare della propria voce e del suo utilizzo lo strumento più potente. Quindi qua dentro ci deve stare, a maggior ragione ora che gli steccati sono stati tutti abbattuti. Tra un Fuori dal tunnel croce e delizia e il capolavoro assoluto della maturità Museica, scegliamo questo disco come uno di più decisivi.

Fabri Fibra - Mr. Simpatia (2004)

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Ancora oggi, che gioca un campionato del tutto diverso e che di certe sonorità siamo pressoché saturati, quando Fibra entra sulla traccia si sente. E fa tutta la differenza del mondo. Pensate all'effetto che poté fare vent'anni fa quando, coadiuvato dal fratello Nesli, buttò fuori queste 18 tracce che suonavano come un pugno in faccia. Il rap italiano non era ancora uscito dal guado dell'irrilevanza, e Fabrizio era già un numero uno del genere dopo l'esperienza di Uomini di mare e Turbe giovanili. Qui il livello sale tantissimo, e quel suo modo di raccontare sé stessi e gli altri con humour nero, sincerità, scorrettezza, gusto per la provocazione diventerà ben presto un modello.

Co' Sang - Chi more pe' mme (2005)

Il primo disco di Ntò e Luché è un altro di quegli album che segna un prima e un dopo. Dopo di loro, in particolare, sarà chiaro che si può fare un disco in dialetto che sia allo stesso tempo per tutti, e pieno di stile. E che la realtà vista dal basso ha una sua epica che aspetta solo di essere raccontata. Da quel momento – e oggi più che mai – Napoli avrebbe incarnato uno dei filoni più fiorenti, fieri e brillanti del rap italiano.

Mondo Marcio - Solo un uomo (2006)

Se non vi ricordate di quando Mondo Marcio era il più cool di tutti, vuol dire che siete giovani o avete una memoria selettiva che funziona fin troppo bene. Perché lo è stato eccome: il successo travolgente di Dentro alla scatola, le parodie sul suo modo di cantare, il feat. con Mina. E questo disco, fondamentale da vari punti di vista. Se per il rap italiano inizia una nuova storia, fatta di contratti d'oro, successi travolgenti e figure vincenti, MM è uno di quelli da ringraziare. Anche se oggi non lo fa quasi nessuno. 

Dargen D'amico - Di vizi di forma virtù (2008)

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La riprova che il rap si può fare (anche) in un altro modo, con tutt'altra faccia, con un'ironia talmente superiore da fare non uno ma due giri e rischiare di non essere capita. Dargen è pioniere vero con le Sacre Scuole ed eretico assoluto dell'hip hop, che con lui diventa al contempo Gaber e il teatro dell'assurdo, letteratura e voglia di non prendersi mai sul serio. Questo disco rappresenta, dal punto di vista dei testi, una vetta assoluta. Se un sacco di gente che per quella "cultura" non sentiva particolari affinità da un punto di vista etico ed estetico ha cominciato a sentirsi a casa nell'hip hop italiano, è merito di chi come Dargen le cose le ha fatte sempre a modo proprio.

Marracash -Marracash (2008)

Questo è un disco d'esordio, basterebbe questo a comprenderne la grandezza. E per di più di un ragazzo che non ha ancora compiuto 20 anni. Ma Marracash è un predestinato assoluto, e lo si vede tanto nelle hit come Badabum Cha Cha e Estate in città, che nei pezzi "minori". Lo stile è unico, con i primi videoclip che catturano gli occhi e una figaggine che non ha bisogno di orpelli. Il giro (quello della Dogo Gang) è quello che conta. Inizia una storia rap senza eguali, che va avanti ancora adesso. 

Guè Pequeno -Il ragazzo d'oro(2011)

Quando si esce da un'epopea come quella dei Dogo e si lasciano tante "vedove inconsolabili", il rischio di deludere le aspettative è altissimo. Gué sceglie di fare un passo alla volta, dando vita a quello che lui stesso definisce una specie di "mixtape". Ci sono le produzioni dei mammasantissima Don Joe, Shocca e Bassi, i feat. di quasi tutta quella "media scuola" che era cresciuta con il Club. Da questo momento in poi Guè, con i suoi dischi e la sua carriera di "imprenditore" e talent scout, avrebbe anticipato e agevolato ogni cambiamento, sempre più frenetico, nel "game". 

Emis Killa - L'erba cattiva (2012) 

Si rimane ancora a Milano, in questa fase la città che decide le sorti del rap italiano. Qui nel 2012, una fase di passaggio cruciale, salta fuori un ragazzo di periferia che si è fatto le ossa nei circuiti indipendenti e nei giro del freestyle. Fino a farsi notare da quelli più grandi di lui. Quando arriva questo disco, pubblicato da Carosello, per molti è una piccola rivoluzione, la rivincita dei tamarri e di chi non ha santi in paradiso. Ancora oggi per le generazioni venute dopo questo disco e la figura di Emis segnano il primo innamoramento per l'hip hop, come i grandi dischi degli anni 90 lo erano stati per chi era venuto prima. 

Salmo - Midnite (2013)

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Salmo viene dalla Sardegna e dall'hardcore. O meglio, ha sempre fatto rap e quella è la sua cultura di riferimento. Ma allo stesso tempo ha cantato in due formazioni del genere, che nella sua Olbia ha uno degli epicentri nazionali. Così capisce che contaminarsi, mettere assieme linguaggi e tensioni può essere la scelta vincente, quella che gli permetterebbe di farsi notare. Negli anni di Skrillex e di quella strana creatura che è la dubstep, lui ne prende i ritmi e inizia a rapparci sopra. Poi l'elettronica, il rock e tutto il resto. Tra i grandi meriti di una carriera da numero assoluto – sarebbero poi venuti i record di Playlist e tanti altri riconoscimenti –, c'è quello di aver mostrato come il rap sia una grammatica universale che si può adattare un po' a tutto. 

Sfera Ebbasta - XdvR (2015)

Scegliamo lui per tutti "quelli della trap", ce ne scuseranno i tanti interpreti della grande onda di piena che è stata la trap dal 2015 in poi. Lo facciamo perché questo suo disco è stato qualcosa di completamente nuovo per il panorama italiano, per approccio, immaginario e suoni. Il disco di un ragazzo – anzi due, con Charlie Charles – che viene dalla periferia ed è in cerca di riscatto. Per ottenerlo guarda all'America, più che chi c'è stato prima di lui. Un'intera generazione si identificherà in questa cosa nuova, che nel frattempo sfornerà ogni giorno un nuovo interprete: la cosa bella, però, è che i primi erano tutti amici tra di loro. Dopo sarebbe arrivato Rockstar con i suoi bling bling, ma andatevi a riascoltare questo disco e poi fateci sapere. 

Massimo Pericolo - Scialla semper (2019)

Se per tanti altri artisti e dischi è ben chiaro cosa abbiano rappresentato, iniziato, cambiato, e di conseguenza in virtù di quale ragionamento stiano in questa lista, lo stesso non si può dire di Vane. È diventato famoso nel 2019, quando non era più un ragazzino come Sfera, a livello sonoro e di influenze non ha inventato nulla, al contrario ha adattato alle proprie urgenze quello che aveva trovato in giro dal suo osservatorio molto decentrato. Ma la storia incredibile del suo riscattoè la prova che la verità e la capacità di raccontare e raccontarsi rimangono le cose le armi più forti di tutte. Per questo Massimo Pericolo è la cosa più bella capitata al rap (e forse alla musica) italiana negli ultimi 10 anni.

Thasup - 23 6451 (2020)

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Con grande fatica stavamo iniziando ad abituarci alla trap, che era già il momento di abbandonarla e perderci di nuovo nel vortice. D'altra parte sono tempi accelerati, dove nulla rimane uguale a sè stesso a lungo. E thasup ne è l'interprete perfetto. I suoi beat spappolati, la sua voce che non si sa da dove arriva, il vocabolario polverizzato e ricostruito su basi del tutto personali. Che non fosse più possibile rinchiudere il rap in uno scaffale era chiaro da tempo, ma qui è tutta la libreria a essere saltata per aria. 

Madame -Madame (2021)

Uno su venticinque: è il numero di dischi realizzati da ragazze in questa lista. Non è affatto onorevole, ma è la realtà dei fatti, che per altro ha motivazioni storiche e sociali come quasi sempre avviene. Il futuro del rap, dicono dagli States, è sicuramente al femminile. E c'è da credergli. Le cose da noi sono cominciate davvero a cambiare quando è saltata fuori questa ragazzina, che con Sciccherie si inventa – come il collega al punto sopra o come un Camilleri – un linguaggio. Poteva essere un fuoco di paglia, invece Francesca dimostra con i singoli successivi, e questo disco che ne è la summa, che è ben altro. Una grande artista, capace di vincere il Tenco e – forse perché scevra dalle "ideologie rap" dei suoi predecessori – di portare il rap italiano verso una dimensione altra e altissima, letteraria. 

Marracash - Noi, loro, gli altri (2021)

Non è un caso che Marra sia due volte in questa lista, nemmeno che ci sia con il suo primo e l'ultimo disco. Il punto di partenza e quello finale, per ora, di un'evoluzione personale e artistica entusiasmante, che hanno fatto di lui il più bravo di tutti. Noi, loro, gli altriè lì a dimostrarlo. È la prova che il rap oggi è la forma d'arte privilegiata per raccontare i tempi che stiamo vivendo, come in passato lo erano stati la poesia e poi la narrativa. È il disco che porta il rap italiano nella sua fase "Kendrick Lamar", un colossal assoluto. 

Mace - Obe (2021)

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Mace è un altro che viene dalla vecchia scuola e in mezzo ha fatto di tutto, irrequieto com'è. Per poi donare al rap uno dei suoi dischi migliori di questi ultimi anni, capace di fare convivere sfoggi muscolari e ritmi sciamanici, beat anni '90, ambient, accenni cantautorali e rime crude. Un po' di tutto, ma tenuto assieme con maestria da un producer dal talento e cultura musicale infinita. Dando gloria a una figura – quella del produttore – senza cui questa storia non si sarebbe potuto scrivere.

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L'articolo 50 anni di hip hop: i dischi più importanti della storia del rap italiano di Dario Falcini è apparso su Rockit.it il 2023-08-11 13:56:00

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