Il racconto del tour in URSS di Litfiba e CCCP nel 1989 Rubrica

Marconista - Uno scatto dal live di CCCP e Litfiba nel 1989 a LeningradoMarconista - Uno scatto dal live di CCCP e Litfiba nel 1989 a Leningrado
28/09/2015 di

"Versante Est / Non mi curo del vento che mi scava / Una parte di me per sempre resterà qui / Mentre la mia anima vola sul fronte Est."

1988, Melpignano. Profondo Sud, meno di tremila abitanti. Eppure è proprio il polverosissimo stadio del comune leccese ad ospitare “Le Idi di Marzo” il 23 e 24 luglio ’88, accogliendo (così raccontava Gino Castaldo) "il primo sbarco ufficiale della nuova armata musicale sovietica". A promuovere quello che di fatto sarà il primo festival di gruppi rock sovietici in Italia il giovane sindaco comunista di Melpignano, "una calorosa e ferma volontà di bruciare sul tempo organizzazioni nazionali più accreditate e convincere l'ambasciata russa a questo primo incontro ravvicinato col grande ribollente pianeta rock che preme tra gli squarci aperti dalla nuova trasparenza socialista”.

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(La locandina del festival "Le Idi di Marzo", tenutosi a Melpignano il 23 e 24 luglio 1988)

Un festival in due giorni, gruppi russi (Sekret, New Collection, Igre, Televizor) un gruppo estone (Justament) e uno sloveno (Demolition Group) insieme ai pugliesi Mista & Missis, ai romani Downtowners, ai baresi Circo Braille e soprattutto ai Litfiba e agli immancabili CCCP.

In generale il festival non è un grosso successo, con un service scadente e inadeguato (tre ore di ritardo nella giornata di sabato per problemi tecnici, accolti con grande stupore dei musicisti sovietici) e appena 2000 spettatori tra entrambe le serate, richiamati in realtà soprattutto dagli artisti nazionali. È uno spettacolo che pecca di una direzione artistica chiara e che quindi mescola proposte radicali e primitive del panorama sovietico a nomi decisamente di imitazione (soprattutto country americano), come evidenziato dallo stesso Castaldo. È però questa l’occasione in cui nasce l’idea di organizzare un tour con CCCP, Litfiba, Rats e i Mista & Missis in Unione Sovietica. Un anno dopo, su organizzazione dell’Arci Nova Pugliese e del Comune di Melpignano, viene annunciata una tournée congiunta delle due band, che toccherà Mosca e Leningrado.

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(Alcuni membri delle band durante il festival Le Idi di Marzo, luglio '88)

Il 22 marzo del 1989, accompagnati dalla giornalista Alba Solaro di Rockerilla, CCCP, Litfiba, Rats e Mista&Missis sbarcano a Mosca a conclusione dello scambio culturale iniziato l’anno prima, trovando un paese in piena Perestrojka. Per i CCCP, la trasferta nelle "amate terre" –un’Unione di fatto ormai senza regole- è un’esperienza di grande impatto emotivo, che genera sentimenti contrastanti. Così la raccontava Ferretti: "era il posto per noi, la Russia era come eravamo noi, sull’orlo della disgregazione".

Per i fiorentini Litfiba, provenienti da una città al tempo vivacissima alla pari delle maggiori capitali europee, l’esperienza russa si presenta come un’avventura. Dopo un volo su un vecchissimo e pericolante Aeroflot, nei ricordi di Pelù il gruppo è accolto dall’interprete Svetlana, probabilmente un'agente segreta sotto copertura incaricata di controllare i movimenti della band in una Mosca – così ricorda Pelù - “allucinante”.

Ad accompagnare i gruppi in qualità di fonico Giorgio Canali, già al seguito dei Litfiba da fine estate ’86 negli oltre cento concerti che la band tenne in Italia e in Europa dopo la pubblicazione di "17 Re": "In Russia trovai esattamente quello che mi aspettavo. [...] C’era un ipercontrollo su tutto. Ricordo che al teatro di Leningrado durante il soundcheck scoppiò uno strumento e io corsi dal mixer fino a dietro il palco. Tutte le porte erano presidiate dai militari e uno di loro, vedendomi, mi placcò a terra e mi stese.”

 

(Uno scatto realizzato durante il live della formazione punk russa Graždanskaja oborona, nata nella prima metà degli anni Ottanta)

MOSCA - 23 marzo 1989, ZSKA

"Voglio odorare / il sapore celeste del ferro / Voglio vedere / il profumo sanguigno del fuoco / esiste lo so. / Non tutti possono / tendendo le braccia / afferrare la sorte / schiaffeggiarle la faccia / renderla solida ed obbediente / renderla tenera, incandescente / A ja ljublju SSSR."

ZSKA, un palasport alla periferia nord di Mosca. Sebbene la data di Mosca non sia stata pubblicizzata a sufficienza e il biglietto abbia un prezzo elevatissimo, la massiccia presenza mediatica di televisioni, stampa e radio garantisce alla serata il sapore dell’evento, con una folla di curiosi e interessati che chiede interviste ai gruppi in un’atmosfera febbrile.

Dopo Mista & Missis e Rats, a loro volta aperti da due gruppi locali, si esibiscono i Litfiba. Così Alba Solaro raccontava il concerto sul numero di maggio ‘89 di Rockerilla: "Pelù danza come uno zingaro, o forse un cosacco; la musica dei Litfiba danza con lui, segue le inflessioni scure, profonde, della sua voce, asseconda il desiderio di una passionalità latina, gioca con il blues, le citazioni western (Tex), le melodie balcaniche (Istanbul). Non è difficile per loro ammaliare l'audience qui come in patria, grazie al magnetismo mattatoriale di Pelù ed un'enfasi che cresce ad ogni brano”.

(Il video ufficiale di "Tex" dei Litfiba)

I CCCP si esibiscono come headliner della serata. Il concerto nella capitale russa è probabilmente uno dei vertici più alti raggiunti dal punk filo-sovietico del gruppo, che in una on una performance aggressiva e quasi oscena, di forte impatto visivo, i CCCP suonano davanti ad un pubblico di ricchi (coloro cioè che potevano permettersi il biglietto) e di militari in divisa.

Da Ferretti quello di Mosca sarà ritenuto “lo spettacolo più sadomaso mai fatto dai CCCP. [...] Sul palco Annarella e Fatur hanno cominciato una serie di uscite e movimenti carichi di un erotismo pazzesco: lei era sempre seminuda e frustava Fatur, se lo rigirava e lo rimetteva in riga. Facevamo paura, anzitutto a noi stessi. [...] Eravamo posseduti da una forza più grande di noi; avevamo il compito di spiegare, a chi lo poteva capire, che dall’Occidente la Russia non doveva aspettarsi proprio niente di buono. E poi abbiamo fatto l’inno sovietico: l’unica discussione seria che avevamo avuto prima del concerto era stata su quello, se farlo oppure no. Se lo facevamo, doveva essere evidente che noi amavamo l’Unione Sovietica: non dovevamo dare l’idea che fosse una presa in giro, e non sapevamo se in mezzo a uno spettacolo come quello il nostro amore fosse così evidente. E così, nel bel mezzo di uno spettacolo di una forza e di una potenza inverosimili, abbiamo attaccato A Ja Ljublju SSSR: tutti i militari si sono alzati in piedi e si sono messi sull’attenti. [...] Era l’apoteosi della storia dei CCCP. Usciti di lì, i CCCP non avrebbero potuto dare più nulla. Dopo aver cantato a Mosca, con addosso i postumi di una sbronza colossale, nel mezzo di uno spettacolo secondo me straordinario, con i militari in piedi durante A Ja Ljublju SSSR; che altro potevo chiedere?”.

Sempre Solaro: “Annarella vestita in uno strepitoso costume da matrioska alto due metri, che strato dopo strato la lascia in un grembiulino a fiori e una parrucca gialla. Una performance ripetuta la mattina dopo scendendo le scale di S. Basilio sulla Piazza Rossa, sotto gli occhi delle guardie e dei bambini che l’hanno immediatamente circondata; l’ultimo bellissimo souvenir di Mosca.”

 
(La copertina del numero di maggio 1989 di Rockerilla, dedicata ai CCCP)

 

LENINGRADO - 26 marzo 1988, Rock Club

A Leningrado, suonando di fronte al pubblico underground raccolto intorno al Rock Club, i gruppi trovano un’atmosfera profondamente differente, più vicina a quella dei movimenti giovanili occidentali.

Da Rockerilla: "Gli stessi modelli, gli stessi suoni rubati alle radio, gli stessi miti, linguaggi, rivolte stilistiche, ma con una profonda differenza. Perché per i gruppi sovietici il problema non è mai stato quello di cavalcare il mercato, che fosse da indipendenti o con le major, quanto di conquistarsi spazi di esistenza nella società. [...] Il monopolio dell'etichetta di stato, la Melodya, veniva sfidato incidendo dischi illegalmente, su lastre usate per le radiografie al posto del vinile. Il terreno di crescita è stato perciò un rapporto diretto con il pubblico, con la vita, dove la politica entra con il peso della quotidianità e la musica diventa arte popolare del dissenso. Per tutto questo oggi il rock è diventato fra i più accesi sostenitori della perestrojka. [...] E il futuro ha un bell'aspetto visto dall'eccitata umanità che affolla il Rock Club.”

Dopo l’esibizione di vari gruppi locali è il turno dei CCCP, che un pubblico più consapevole di quello moscovita accoglie richiedendo a gran voce “Emilia Paranoica”. Invertendosi i ruoli del concerto di Mosca, aprono i CCCP e chiudono i Litfiba, “secondo un copione che rispetto all'esibizione di Mosca ha una marcia in più, una carica bruciante che tiene alta la tensione della serata per tutto il tempo, ed è un grande successo per tutti.”

(I CCCP durante il live a Leningrado, 1989)

(I CCCP durante il live a Leningrado, 1989)

(I CCCP durante il live a Leningrado, 1989)

(Piero Pelù interagisce con il pubblico durante il live dei Litfiba a Leningrado, 1989)

(Piero Pelù e il pubblico durante il live dei Litfiba a Leningrado, 1989)

La tournée russa si rivela tuttavia anche un momento cruciale per i gruppi coinvolti, che in questo contesto vedono acuirsi al proprio interno tensioni divergenti. Proprio nel territorio russo avviene infatti l’avvicinamento tra i CCCP e Gianni Maroccolo, che a cavallo tra ’89 e ’90 abbandonerà i Litfiba insieme a Ringo de Palma e Antonio Aiazzi.

Quanto ai CCCP, nell’aprile ’90 il gruppo comincerà le registrazioni di “Epica Etnica Etica Pathosa villa Pirondini, nella campagna reggiana, con in aggiunta alla formazione storica proprio Maroccolo, De Palma e Canali, oltre a Francesco Magnelli. Ma già a Leningrado Ferretti commentava che la storia dei CCCP “era finita per l’esattezza tre sere prima, quando i militari dell’Armata Rossa si erano alzati e messi sull’attenti, senza nemmeno essere sfiorati dal dubbio che fosse tutto una parodia.”

 

 

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Bibliografia:

Campo A., Ferretti G.L., Zamboni  M., Fedeli alla Linea. Dai CCCP ai CSI, Giunti, Firenze 1997

Coccoluto S., Desiderio del nulla. Storia della New Wave italiana. Nuovi Equilibri, Viterbo 2014

Guaitamacchi E., Mille concerti che ci hanno cambiato la vita, Rizzoli, Milano 2010

 

Tag: Retroterra

Pagine: CCCP Fedeli alla linea Giorgio Canali & Rossofuoco Litfiba Rats Piero Pelu' Giovanni Lindo Ferretti

Commenti (3)

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  • Ale77io 28/09/2015 ore 15:00 @Ale77io

    Che malinconia... sembrano passati cent'anni!!! E' triste pensare che gruppi così non ci saranno mai piu. Band con un bagaglio culturale fuori dall'ordinario in un contesto storico irripetibile.

  • Verdegiac 06/05/2016 ore 20:45 @Verdegiac

    W la Banda Magnaetica!!

  • Verdegiac 06/05/2016 ore 20:49 @Verdegiac

    La foto che dovrebbe rappresentare i gruppi rock sovietici in realtà mostra la Banda Magnaetica. Gruppo di Attack phunk bolognese. Durante un intervento ai macelli pubblici di Bologna nel 1986. Io sono quello a sinistra. ;-)

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