Non siamo più quelli di "Crack Musica"

Le operazioni "ritorno alle origini" non funzionano quasi mai, specie in un genere passato da zero a mille in un amen come il rap. "Dark Boys Club" non riporta la Dark Polo Gang al 2016 perché manca un ingrediente fondamentale: l'innocenza
19/05/2020 10:42

È passato qualche giorno da venerdì 8 maggio, giorno in cui la Dark Polo Gang ha fatto uscire quasi a sorpresa – era stato annunciato sui canali social del collettivo solamente quattro giorni prima – il suo nuovo mixtape Dark Boys Club (qui la nostra recensione). Una mossa non facile, o al contrario molto furba, con il rilascio avvenuto in un momento in cui le uscite musicali si contano sulle dita di una mano e le attenzioni, di conseguenza, si concentrano tutte su chi decide di andare controcorrente. Il momento appare propizio, dunque, per prendere definitivamente coscienza di un’amara verità, cari piskelletti dark: il 2016 è finito (potete riviverlo qui), e la Dark Polo Gang non tornerà più quella di una volta. 

Ma andiamo con ordine. Se per ogni fan della DPG quello è stato l’anno in cui, di fatto, ha visto la luce la trimurti di Crack Musica, Succo di Zenzero e The Dark Album, il 2018 è invece quello che più ha messo in discussione e ridefinito l’identità del gruppo. Nel settembre di quell’anno è uscito Trap Lovers, album concepito sotto lo sguardo vigile del produttore Michele Canova Iorfida (Tiziano Ferro e Jovanotti, giusto per fare due nomi tra i molti possibili) e che rappresenta un’entrata a gamba tesa nel mondo del pop, con lo sdoganamento di suoni e testi che fino a poco tempo prima sarebbe stato impensabile associare alla Dark Polo Gang. Ma non solo: sei mesi prima, a maggio, si era consumato l’ultimo atto della DPG delle origini, con l’abbandono improvviso, ma non del tutto inaspettato, di DarkSide, a distanza di pochi mesi da SickSide. Il 2018 si chiudeva con una domanda per tutti i fan della prima ora: cos’è adesso la Dark Polo Gang?

L’uscita di Dark Boys Club, nelle intenzioni del gruppo, voleva aggredire la questione, rimasta in sospeso per l’ultimo anno e mezzo: le loro uscite più recenti, vale a dire l’inevitabile re-release di Trap Lovers, i successivi singoli e featuring individuali, non sono stati sufficienti a fare luce sulla reale natura del collettivo. Già negli scorsi mesi gli account social di Pyrex, Tony e Wayne, oltre che del producer Sick Luke, avevano fatto riferimento a un imminente ritorno alle origini, al desiderio di tornare con il loro nuovo lavoro a quelle sonorità e atmosfere che hanno caratterizzato la prima parte delle loro carriere. Dark Boys Club vorrebbe rappresentare proprio questo back to basics, ma riesce a esserlo davvero?

È innegabile che ogni aspetto del mixtape sembri affermare con decisione “Guardateci, siamo tornati, e siamo quelli di una volta”, fin dalla copertina, dove il Colosseo brucia avvolto dalle fiamme. Da un punto di vista sonoro il disco presenta, in teoria, moltissime caratteristiche in grado di far felici gli appassionati “storici” del trio. Innanzitutto le produzioni di Sick Luke e degli altri artisti coinvolti riprendono quelle sonorità dure e feroci, con bassi pesanti e synth oscuri e claustrofobici, che hanno fatto la fortuna di album come Crack Musica e, soprattutto, The Dark Album. Anche i testi abbandonano quel sentimento di nostalgia e patinato disagio intimo presente in Trap Lovers e reso immenso da Post Malone, per tornare ai cavalli di battaglia storici: droghe, malavita, donne (possibilmente quelle altrui) e brand-dropping.

Altro aspetto da considerare sono i numerosi featuring presenti in Dark Boys Club, sia con le nuove leve della scena, sia con i big – soprattutto Salmo, qui con il ruolo di padrino che in Twins era stato di Guè Pequeno –, rappresentando in entrambi i casi certificati di credibilità all’interno di una scena a cui hanno contribuito fin dagli esordi. Un capitolo a parte lo merita il ritorno di collaborazioni rimaste nel cuore di tutti i fan della prima ora: Tedua in Savage, Traffik in #FREETRAFFIK (una traccia che sarebbe potuta stare tranquillamente su Crack Musica) e il ritorno dei rapporti con la crew CXXVI e con Ketama, in un pezzo dal titolo programmatico, Dark Love Gang, fanno inevitabilmente ripensare a quella golden age descritta da Wayne in Aldilà: “Passala a noi oppure passala a Sfera/passala a Izi, Rkomi, oppure a Tedua/da Roma a Napoli, da Milano a Genova”.

Ok, quindi si ricomincia? Nel modo più assoluto no. Non è come ai vecchi tempi e, cosa più importante, non può essere tutto come ai vecchi tempi. Questo perché il gruppo ha perso uno dei tratti fondamentali della loro attitude originaria: l’innocenza. La maggior forza della DPG stava nel loro essere “fottuti alieni”, estranei a qualsiasi logica rispetto a ciò che creavano: non potevano essere ricondotti a nulla, perché ancora non esisteva nulla come loro, e quello che stavano facendo era inventare un qualcosa senza averne la minima consapevolezza, senza sapere nemmeno cosa fosse. Il loro fascino magnetico era dato dalla totale incoscienza e inconsapevolezza che attraversava le tracce: un’ingenuità disarmante che confluiva senza filtri nelle loro creazioni e che, se da un lato hanno portato molti a chiedersi se ci fossero o ci facessero, dall’altro è stata la loro fortuna.

Questa spontaneità è stata la chiave di volta della loro credibilità, indipendentemente dal fatto che le vicende di malavita, droga e donne narrate nelle tracce fossero effettivamente reali. Ora, quattro anni e svariati album e mixtape dopo, quella autenticità è diventata manierismo, tecnica, know how. La DPG è diventata più consapevole dei propri mezzi, è cresciuta in un certo senso, anche grazie al successo ottenuto. Ora i suoi membri sanno che corde toccare nei propri ascoltatori, sanno che cosa vogliono questi ultimi e come darglielo. E lo fanno: ascolto barre come “Siamo dark come il buio e la notte/mezzo K di K dentro padelle sporche” in Dark e penso che questo è esattamente ciò che vorrei sentire da loro. Ed ecco smascherato il trucco. Mi stanno dando esattamente ciò che voglio, perché lo voglio: ma quanta autenticità c’è in tutto questo?

Non c’è nulla di male, la musica funziona anche così. E tuttavia, quando questo meccanismo assorbe un gruppo che nella propria inconsapevolezza e innocenza aveva la sua forza, è inevitabile che l’incantesimo si spezzi.

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L'articolo Non siamo più quelli di "Crack Musica" di Davide Bonfanti è apparso su Rockit.it il 19/05/2020 10:42

Tag: trap - mixtape - opinione - album

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