Tra moda e stile, il rinnovato amore tra le firme del fashion e i musicisti italiani

wired.it - Marracash e Guè Pequeno per Caliwired.it - Marracash e Guè Pequeno per Cali
27/09/2017 di

Sebbene l'abito non faccia il monaco, è pur vero che spesso il look di un musicista ne rispecchia lo stile, l'estetica e l'approccio creativo. L'abbigliamento è quindi uno dei molti modi attraverso cui un artista può esprimersi, svelando un po' di sé al proprio pubblico senza bisogno di tante presentazioni.
I grandi nomi della moda internazionale hanno da tempo captato questa peculiarità, facendo a gara per avere nelle proprie campagne i più audaci big in circolazione, da Lady Gaga in Versace a Kanye West per Balmain. Il 2017 è stato l'anno del risveglio italiano, durante il quale stilisti del calibro di Dolce&Gabbana e Gucci hanno attinto con successo dal catalogo delle rock star nostrane; ma perché proprio adesso? L'apertura del mercato e dell'audience verso realtà precedentemente considerate di nicchia ha ampliato vertiginosamente la varietà degli outfit che si vedono sul palco, andando a includere forme estetiche di abbigliamento che rispecchiano l'accavallarsi fisiologico tra massificazione e individualismo.

Il rinnovato interesse per la moda che ha invaso la musica italiana, e viceversa, potrebbe infatti avere origine dalla migrazione di band un tempo relegate alla definizione di indie nel calderone del mainstream pop nazionale. Mentre gli artisti nati per gli stadi venivano forgiati da ciò che loro stessi pensavano fosse più appetibile per il mercato, gli artisti indie avevano la libertà creativa di fare del proprio styling una firma identificativa.
Una volta che le barriere tra indie e commerciale si sono infrante, sulla scena sono arrivate anche tutte le diverse scelte di stile che fanno parte dell'attitudine outsider dei nuovi idoli, dal casual anni '80 dei Thegiornalisti, al retrò psichedelico dei Baustelle, fino all'androgino vintage di Lucio Corsi, protagonista, insieme a Francesco Bianconi, della campagna pubblicitaria e della passerella della nuova collezione Gucci. Persino Giovanni Lindo Ferretti è apparso in Gucci sulla copertina di Dust Magazine, un'importante giornale di moda.



Parlando di pop includiamo ormai anche tutto il comparto rap/hip-hop. Basti pensare al fenomeno trap, che finalmente ha preso piede e ha allestito una sana competizione con quello che era ormai un monopolio firmato quasi esclusivamente dalla coppia Fedez/J-Ax, anche in termini di outfit.
Ecco, quindi, che tra le rime del panorama italiano si inseriscono lo streetwear chic di Ghali, che ha sfilato alla Milano Fashion Week insieme a Tedua e a Sferaebbasta (e più volte ha indossato capi della maison milanese Waxman Brothers); oppure l'estro di Achille Lauro.
Anche i veterani Gué Pequeno e Marracash hanno avuto il loro momento di gloria alla Fashion Week, facendo da testimonial alla linea d'abbigliamento firmata Netflix "Cali – Made in Colombia", ispirata alla serie tv "Narcos".

La rinnovata attenzione per gli outfit dei musicisti italiani va in sostanza a confermare l'importanza che per alcuni ricopre la scelta dei capi nell'economia della performance. Nulla vieta comunque che un artista possa esibirsi in tuta o in ciabatte, anche in quel caso sarebbe un'affermazione di stile.

Per capirci qualcosa in più abbiamo rivolto alcune domande a musicisti dai look particolarmente interessanti, personali e carismatici.

Dove compri i vestiti che indossi durante i live?
Lucio Corsi: "I vestiti che uso per i concerti sono stati trovati in vari negozi o bancarelle dei mercati. Delle volte invece ho fatto unire più parti da una sarta, o mi sono inventato tuniche comprando stoffe."
Umberto Maria Giardini: "Generalmente uso abiti usati comprati nei miei 30 anni di acquisti di abbigliamento vintage. "
Achille Lauro: "I vestiti dei live sono capi personalizzati appositamente per lo show. Sono realizzati da stilisti/brand che si attengono alle nostre indicazioni o direttamente creati da noi; dipingiamo i capi che indossiamo così da poter proiettare il nostro immaginario a 360 gradi."

Lucio Corsi
(Lucio Corsi, foto via Facebook)

Nella scelta dei capi, vince lo stile o la praticità?
Lucio Corsi: "Ci vuole un compromesso. Comunque la praticità dei vestiti da palcoscenico non è la stessa di quelli destinati alla vita di tutti i giorni. La cosa fondamentale è che non compromettano l’esibizione, infatti non uso guanti quando suono la chitarra."
Umberto Maria Giardini: "In genere lo stile, ma non nego che quando i due presupposti si avvicinano è meglio."
Achille Lauro: "A mio parere non è la scelta dei capi in sé a dettare lo stile. Lo stile è una conseguenza di una forte personalità. L'anima sceglie come vestire il corpo."


(Foto di Francesco Mentonelli via Facebook)

Quanto incide sul concerto la cura nella scelta dell'outfit?
Lucio Corsi: "Mi piace e mi diverte curare ogni aspetto di un disco, dalla musica alla copertina ai vestiti da usare per portarlo in giro nei vari concerti. Poi sul palco, come dice Paolo Conte nel brano “Alle prese con una verde milonga”, avviene un incontro tra il musicista e la canzone. Per questo motivo ci si deve far trovare vestiti nel modo migliore, con le scarpe lucidate per l’appuntamento."
Umberto Maria Giardini: "Può incidere molto oggi, soprattutto perchè il pubblico non capisce più niente e non usa più le orecchie per ascoltare. Molte band usano basi e programmi per suonare ma nessuno se ne accorge, quindi ecco qua che per gli under 30 ciò che a un concerto si vede resta sempre molto più importante di ciò che si ascolta."
Achille Lauro: "Per me è come un'opera teatrale senza costumi di scena. Per quanto io abbia l'armadio pieno di luxury brand e streetwear penso che la marca possa essere superficiale soprattutto durante lo show dove si convoglia la massima espressione artistica del nostro gruppo che punta a dettare la moda e non a inseguire un luogo comune. Pensiamo fermamente che la moda nasca dalle strade e che lo stile si faccia anche con gli stracci."


(Achille Lauro, foto via Facebook)

Hai dei vestiti portafortuna?
Lucio Corsi: "Non ho vestiti portafortuna, però do agli abiti di scena grande importanza. Se dimenticassi il vestito l’esibizione non sarebbe completa."
Umberto Maria Giardini: "Io personalemnte no. Uso spesso un gilet degli anni 50 nero classicissimo, quasi da smoking perché mi fa sentire a mio agio e compatto. Ma nulla più."
Achille Lauro: "Abbiamo i nostri "riti" ma non abbiamo nessun vestito magico porta fortuna."

Tag: moda

Pagine: Umberto Maria Giardini (ex Moltheni) Achille Lauro Lucio Corsi

Commenti (1)

  • Elisa Cassoni 02/10/2017 ore 20:50 @elitasso90

    Accostare il nulla cosmico, Corsi, a Giardini nella stessa intervista è deprimente. Però capisco che dopo la brutta figura a Gucci dove il piccolo Lucio latrava il suo grande idolo Bowie (quello da cui si maschera e voi gli avete scritto che è originale per quello) avete dovuto metterci una pezza. Siete astuti ma il bluff privo di talento sta comunque pian piano venendo fuori. Saluti e Baci

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