Il giorno che fu inventato il rock'n'roll in Italia

Foto via corriere.it - Foto via corriere.it -
13/09/2016 di

Gli storici spesso si accapigliano per segnare una data certa di inizio (o fine) di un qualche fenomeno: che sia sociale, politico o artistico poco importa. Quando è terminata l'Età Antica? Con la divisione dell'Impero Romano in parte occidentale e parte orientale o quando è caduta Roma? E la scoperta dell'America può davvero essere usata come discrimine per segnare l'avvio della modernità? A queste domande, nel corso dei secoli, moltissimi studiosi hanno dato risposte diverse, alle volte anche totalmente opposte.
Eppure gli storici della musica, almeno per quanto riguarda il nostro Paese, non hanno alcun dubbio a fissare la data di nascita del rock&roll in Italia. Non soltanto si ha un momento ben preciso ma si ha anche un luogo esatto di, per così dire, avvento: il giorno è il 18 maggio 1957, data del primo festival di rock&roll e il luogo è il Palaghiaccio di Milano in via Piranesi (proprio affianco alla redazione di Rockit, tra l'altro).

Nel 1957, almeno in America, il rock&roll non soltanto era un genere già riconosciuto e riconoscibile, ma era di gran lunga uno dei generi musicali maggiormente ascoltato e passato alle radio. Canzoni come “Maybellene” e “Roll Over Beethoven” di Chuck Berry, “Great Balls of Fire” di Bo Diddley e, ovviamente, “Rock Around the Clock” di Bill Haley and His Comets, album come "That's All Right (Mama)" di Elvis Presley del 1954 e artisti del calibro di Little Richard, Gene Vincent e Jerry Lee Lewis erano sulla bocca (e nelle orecchie) di tutti, veri e propri argomenti di conversazione. Il successo di questo genere fu mondiale e in Italia particolarmente forte fu l'influenza, anche da un punto di vista scenografico/artistico, di Jerry Lee Lewis. Ma di questo avremo modo di parlare in seguito.

Fatto sta che, anche nel nostro Paese, il difficile primo Dopoguerra era finalmente terminato e dalle rovine del Secondo Conflitto Mondiale usciva un'Italia forte, molto giovane (il 1955 è stato l'anno del boom di nascite) e con un'energia rinnovata. Una voglia di fare particolarmente evidente nei giovani che, per la prima volta nella storia nazionale, si stavano pian piano organizzando come gruppo sociale a sé stante. In quest'atmosfera alcuni artisti, particolarmente sensibili e in sintonia con le mode provenienti da Oltreceano, fecero circolare nuove idee: uno dei massimi fautori di questi nuovi indirizzi fu un ballerino e scenografo, ovvero Bruno Dossena.

Bruno Dossena è all'epoca uno dei più bravi e conosciuti ballerini di rock&roll acrobatico (disciplina nella quale eccelleva, tra gli altri, anche un inospettabile Gino Paoli). Una mente labirintica e multiforme, direbbero gli amanti della mitologia greca, che decide di organizzare il primo festival di rock&roll in Italia, sfruttando l'ormai imperante popolarità che, soprattutto tra i giovani, avevano le figure di Jerry Lewis ed Elvis Presley.
Il ballerino ha molte conoscenze nella musica e raduna quindi un gruppo di artisti poco più che ventenni provenienti da tutta in Italia, con una maggioranza di ragazzi del nord (come un quasi imberbe Luigi Tenco, che dalle colline di Ricaldone in provincia di Alessandria si era trasferito a Genova per suonare il sax e vivere di musica).
In questo raro video si vedono proprio Dossena e Tenco apparire nel film "Assi alla ribalta" del 1959.

Dossena sceglie il Palazzo del Ghiaccio di Milano perché all'epoca era la più grande struttura di questo tipo, situata in una zona relativamente centrale della città e quindi luogo ideale per ospitare un numero di persone elevato (si calcola che la capienza stimata fosse intorno alle 5.000 unità). Trovato lo scenario (per gli sponsor Dossena aveva già coinvolto l'Oransoda, colosso milanese delle bibite gassate attiva già dagli anni '40) bisognava trovare gli artisti che sarebbero andati in scena. Anche in questo caso Dossena ha le idee chiare: essendo ben inserito nello showbiz, il ballerino conosce personalmente molto bene tutta una serie di artisti, misconosciuti al grande pubblico, che sarebbero stati i perfetti interpreti per un festival del rock&roll. Quei nomi sarebbero diventati poco dopo i protagonisti della cosiddetta "schiera degli urlatori" (chiamata così, in senso spregiativo, dai giornalisti degli anni '50 perché "non cantavano ma urlavano nel microfono") e che, nel volgere di pochi anni, sarebbero diventati protagonisti assoluti della nuova canzone all'italiana.
Protagonisti che rispondevano ai nomi di "Torquato il molleggiato" (che di li a poco modificherà il suo nome d’arte in Jack La Cayenne poiché un giornalista presente aveva soprannominato il molleggiato un altro cantante, un certo Adriano Celentano), Guidone (al secolo Guido Crapanzano), Tony Renis, Baby Gate (Anna Maria Mazzini, poi Mina), il chitarrista Giorgio Gaber, il sassofonista Luigi Tenco e il polistrumentista Enzo Jannacci

Il palazzo del Ghiaccio di Milano nel 1957 (da http://storiedimilano.blogspot.it/)

Come si può capire facilmente, sono nomi destinati ad avere un grande successo. Qualche anno fa, in un'intervista rilasciata a "La Repubblica", Enzo Jannacci ha ricordato quei giorni convulsi, spiegando che "Non ci si rendeva bene conto di quanto stessimo facendo. Noi avevamo soltanto voglia di suonare e di divertirci. In realtà chi veramente ci guadagnò da quel giorno fu Adriano Celentano che da allora divenne il Molleggiato per antonomasia". 

Nel 1956 Enzo Jannacci e Giorgio Gaber, figli della Milano proletaria del tempo, si conoscono e - accumunati dalla passione per la musica americana e in particolare per il rock&roll - mettono su un gruppo. Assieme a loro si unisce ben presto anche Tenco che, dopo l'esperienza genovese, comincia a frequentare le balere di Milano e dintorni.
Alla band, che si chiamava Rock Boys e che aveva Jannacci al piano, Gaber alla chitarra e Tenco al sax, mancava un frontman, una personalità carismatica, una voce. Ma in via Gluck, proprio in quegli anni, era cresciuto Adriano Celentano, figlio di un orologiaio pugliese e tirato su a pane e rock&roll nella più totale ammirazione nei confronti di Jerry Lewis (tanto che i suoi primi spettacoli li ottenne come imitatore dell'artista americano). Era la persona che faceva al caso loro.

Per molti anni si è raccontato che con la canzone "Ciao ti dirò", scritta dallo stesso Gaber, i quattro abbiano vinto il Festival del Rock&Roll di Milano. In realtà questo era quello che, erroneamente, si è supposto per molti anni. Tuttavia un’intervista di Gino Castaldo allo stesso Adriano Celentano su “La Repubblica” del 4 gennaio 2008 ha fatto chiarezza su quello che veramente successe quel giorno. Afferma infatti il Molleggiato che “molti pensano che al Palazzo del Ghiaccio vi avesi preso parte con un gruppo composto da Jannacci, Tengo e Gaber e che cantai Ciao ti dirò. In realtà né Gaber né Tenco quel giorno erano al Palaghiaccio e per di più Ciao ti dirò neppure esisteva.” Ciò che invece fu davvero portato alla ribalta dalla stampa fu altro: per prima cosa, l'esagerata risposta da parte del pubblico che con quasi 10.000 presenze affollò il Palaghiaccio (e molti rimasero fuori). L'altro fatto che occupò le pagine dei giornali fu l'epilogo della manifestazione, piuttosto barbaro: la folla di ragazzi e di ragazze, quasi in preda a pulsioni covate da tempo e in un impeto di pazzia, iniziò a distruggere tutto, spaccando le sedie, rompendo le finestre e facendo un baccano bestiale. La Notte, quotidiano milanese del pomeriggio, titolò così: "Palazzo del ghiaccio devastato dai nuovi divi del rock'n'roll".

Se la follia distruttiva dei ragazzi lascia presagire una carica rivoluzionaria trainata dal rock'n'roll declinato in salsa italica, una più attenta analisi rivela invece che il "movimento" non era esattamente di rottura con il sistema: come si racconta in "Superonda - Storia segreta della musica italiana" (ne abbiamo parlato qui) "L'innocuità della variante italica del primigenio rock'n'roll è se vogliamo testimoniata dal patrocinio che l'altrimenti bacchettona (ma filoamericana per definizione) Democrazia Cristiana garantì al Trofeo Oransoda, in pratica il primo festival rock'n'roll italiano, svoltosi al Palaghiaccio di Milano il 18 maggio del 1957"
Il Primo Festival del Rock'n'roll in Italia non era certo "scomodo" politicamente, ma fu tuttavia fondamentale a livello sociologico e culturale: da allora infatti il rock&roll diventò qualcosa di palpabile, con un pantheon di eroi non convenzionali e riconosciuti (uno fra tutti l'eccentrico Clem Sacco) e un pubblico di fedelissimi adepti

(foto via)

Quel giorno di maggio a Milano venne fatta la storia con un festival che, anche se finì nella più totale confusione, fu un grandioso e fondante successo. Scrive Gino Castaldo su "La Repubblica" del 18 maggio 2007, in occasione del cinquantennale dell'evento: "Nel 1957 il Paese non era ancora pronto, preso dall'alfabetizzazione di massa e dalle mamme da adorare. E allora diventò un affare per pochi scalmanati adoranti e un gruppo di musicisti a complottare contro le dolciastre e malinconiche melodie sanremesi. Fece molto più effetto, l'anno dopo, l'esplosione di Modugno con "Volare". Eppure in quei balbettii del primo rock'n'roll, inconsapevolmente dadaisti, sfrenati e ostentatamente venati da una colossale ingenuità, c'erano seri tentativi di modernizzazione, proprio come all'epoca della Seconda guerra mondiale era successo con Natalino Otto e Ernesto Bonino".

È forse esagerato affermare che la cultura italiana fu segnata Trofeo Oransoda, ma non pare peregrino affermare che buona parte del nostro immaginario è stato creato anche quel giorno. Al Palazzo del Ghiaccio non solo è stato inventato il rock&roll all'italiana, ma è anche finito il Dopoguerra monocolore: da allora la vita e la musica sarà in squillante technicolor. 

Tag: Retroterra

Pagine: Adriano Celentano Mina Luigi Tenco Giorgio Gaber Enzo Jannacci

Commenti (1)

Aggiungi un commento:


ACCEDI CON:
facebook - oppure - fai login - oppure - registrati