Egreen ha sbagliato tutto, ma non rinnega nulla

A 35 anni il rapper di Busto Arsizio torna sulle scene con un disco che suona assieme come un'ammissione di colpa, e un atto di accusa a tutto il sistema del rap
03/03/2020 11:41

Questa è solo la Fine primo tempo, e si rientra in campo per vincere. Da qualche giorno è fuori il nuovo disco di Egreen, per Sony Music. Che si chiama così, come il momento in cui si va negli spogliatoi per ricaricare le energie. 

Nicholas Fantini, trentacinquenne nato a Bogotà da mamma colombiana e papà italiano e cresciuto tra Varese e Milano, è un veterano della scena hip hop. Ha lavorato a 17 dischi tra album, mixtape ed EP, e con questo disco inaugura un nuovo inizio, come suggerisce il titolo. Lo si intuiva già dal singolo che ha lanciato l'album, Ho sbagliato, un'ammissione di colpa a credere nell'hip hop più duro e puro e allo stesso tempo un j'accuse (sui generis) al genere e alle derive che ha preso da quando è diventato affare di tutti. 

Gli abbiamo fatto qualche domanda per approfondire e prepararci all’ascolto delle 15 tracce del disco. Ne è uscita una chiacchierata interessante sul mondo del rap, sull’importanza delle collaborazioni tra artisti che si stimano e sui live.

Cosa finisce e cosa inizia, con questa Fine primo tempo?

Dal punto di vista di ciò che mi circonda, è cambiato tutto. Anzitutto la maniera di fruire la musica, sono cambiati i metodi di produzione, è cambiato l’approccio dei giovani, è cambiato il modo di comunicare, è cambiato il mercato discografico, è cambiata la musica, è cambiato tutto. Da parte mia, in realtà, più che un cambio lo vedo come un naturale e necessario step evolutivo, in primis personale, in secondo luogo musicale. Per me, per come ho sempre preso di petto 'sta cosa della musica, era davvero necessario. Mi sono reso conto che, per quanto a tratti e in alcuni momenti del mio percorso, potesse “assicurarmi” un futuro, questo personaggio del duro e puro, della guerra contro il “fake”, ha preso troppe volte una direzione che, a posteriori, ho realizzato essere fuorviante e malsana.

Qualcuno potrebbe non capire.

Non nascondo di essere consapevole che il salto nel vuoto, anche solo per un discorso di "apparente incoerenza", sia davvero grosso. Negli ultimi mesi posso aver dato l’idea che ce l’avessi a spada tratta con la “vecchia scuola”, quando in realtà credo che molte, parecchie cose, sono stato io in primis a fraintenderle e a mal interpretarle. Detto ciò, rimango anche dell’opinione che altrettante cose, in passato, da parte della mia e delle generazioni precedenti alla mia, sarebbero potute andare diversamente o quanto meno avremmo potuto provare a veicolarle diversamente.

Ci hai messo anche le tue origini in questo lavoro?

La mia origine sudamericana è sempre stata marginale nella mia musica, direi. L’aspetto che ha più segnato il mio imprinting artistico è stato la mia conoscenza della lingua inglese e il mio progressivo studio del rap statunitense. Sono molto legato da sempre a New York e a tutta la costa est (Detroit, Jersey, Boston, Philadelphia)... in primis ero, sono e sarò sempre un fan di 'sta roba che, a mio parere, è compresa solo in parte qui in Italia, sempre se parliamo di "corrette interpretazioni", ripeto, anche solo da un punto di vista di comprensione linguistica. Non ne faccio più un caso di Stato, ovviamente, ma c'è parecchia confusione, Mi ritengo molto fortunato ad avere una discreta padronanza di ciò che faccio, tenendo sempre a mente di essere uno "student of the game" a vita... lo sarò anche tra 20 anni.

Cosa hai raccontato in queste canzoni?

Ho lavorato molto sulle durate delle tracce, non è stato casuale l’aspetto della “sintesi” in quanto a timing. Ho cercato di spiegare cosa mi ha portato a cambiare le mie idee, rimanendo sempre Egreen. Ho voluto forzare con cognizione di causa i confini della mia comfort zone e, se posso permettermi di avere un po' della mia consueta arroganza, affermo che sono sicuro delle mie competenze tecniche e posso dire che a tutti gli effetti si tratta di un “MIO” disco, nel 2020.

I feat. sono scelti più in base alla street credibility che alla potenza mediatica dei nomi, come mai questa scelta?

Vaz Tè credo sia una delle realtà più interessanti in assoluto, lo vedo a tutti gli effetti come un “best kept secret”, sono fan e affascinato dal bomber genovese, l’ho letteralmente “corteggiato” per portare a casa il pezzo. Negli ultimi mesi sono diventato davvero un supporter della scena ligure. Highsnob mi ha stupito in positivo quando, per caso, mi è venuta voglia di sentire cosa facesse. Innanzitutto non è un ragazzino, abbiamo diverse cose in comune in quanto a esperienze di vita, è in gamba e ha barre. Siamo diventati prima amici poi abbiamo intavolato la collabo. Sono molto felice. Dium…. be', Dium è Dium, un colosso di carisma da 100 e passa kg, unico nel suo genere. Ci conosciamo da molti anni, abbiamo condiviso palchi ed esperienze nell’ambiente ed è l’unico di Adria Costa col quale non avevo mai condiviso una strumentale.

E poi c'è Axos.

Conosco Axos da diversi anni, ha scritto delle cose davvero impressionanti, siamo entrati di nuovo in contatto grazie a collaboratori in comune ed è scattata un’affinità umana e la voglia di fare qualcosa: è stato molto disponibile, siamo andati in studio ed è successo. In sintesi direi che il tutto si è svolto in maniera spontanea, senza forzature. Volevo fare delle cose con ognuno di loro, ci siamo sentiti e abbiamo portato a casa. 

Com'è siglare un accordo con una major, ti senti più libero o più vincolato?

Le cose sono cambiate molto rispetto ad anni fa, rispetto a come è sempre stata dipinta l’immagine dell’etichetta discografica. Oggi hanno personale giovane, motivato e attento a cosa succede. Mi sono trovato molto bene con Sony. Le persone che hanno lavorato e che stanno lavorando al mio progetto sono presenti ed entusiaste. Oggi credo che il rapporto fra un artista e una label, quando si crea la giusta chimica, abbia molte più connotazioni di natura “umana” che da catena di montaggio. Ovvio che alla fine della giornata si tratta di lavoro per tutti e che alcune cose vanno bene e altre meno, ma comunque vada, credo che nel mio caso abbiano solo rappresentato un “plus”, sotto ogni aspetto che ha portato alla realizzazione del disco, cercando sempre soluzioni propositive. Ognuno nel suo.

Cosa pensi di aver sbagliato nella tua carriera?

Il mio atteggiamento, le mie prese di posizione, la mia testardaggine e il mio volere a tutti costi vedere solo bianco o nero, negli anni, mi hanno spesso portato ad avere una visione distorta di molte cose legate al mio ambiente e al genere in sé. Questo non significa che sento per forza di cose di aver sbagliato tutto o di rinnegare quello che ho detto o le cose nelle quali ho creduto, ho sempre la mia visione di questa disciplina, precisa e cristallina, credo sempre che “fare rap non è obbligatorio” (non sia :) ma sono cresciuto, ho visto questo genere cambiare negli anni e ho visto tante persone arrivare, andare e in alcuni casi tornare. E’ cambiato tutto. Credo quindi di aver sbagliato tutto e niente. Tutto perché sono stato in più riprese una testa di cazzo e niente perché “tutto questo mi ha portato qua” haha (auto cit)

Cosa possiamo aspettarci dal "secondo tempo"?

In primis del RAP. In molto pensano che io voglia da un giorno all'altro paracularmi facendo il trapper, cercando di forzare il mio ingresso in un campionato che non è il mio e nel quale non riuscirei a rimanere più di cinque minuti o, peggio ancora, che sia intenzionato a far prendere delle pieghe opinabili al mio percorso ma, paradossalmente, ho le idee molto chiare. Sicuramente prenderò molto più alla leggera un certo tipo di attitudine che rimarrà inequivocabilmente la stessa. Questo è un aspetto MOLTO importante legato a come affronterò le cose di “pancia” che ho sempre fatto e che continuerò a fare. In parallelo mi faccio finalmente un quinto delle paranoie che mi facevo una volta nel voler fare qualcosa di non troppo “canonico” per Egreen, anche questo è decisamente un miglioramento, perlomeno, mentale, inerente alla mia produttività/versatilità.

Le interviste non lasciano tanto spazio all'improvvisazione, quindi eccoti uno spazio per un po' di freestyle: dicci ciò che nessuno ti ha mai chiesto.

Come sempre uno degli aspetti che mi hanno caratterizzato maggiormente nei tempi è stato quello del “live”, ho iniziato a fare cose col rap ormai 18 anni fa e sorrido pensando al fatto che posso ritenere quasi per uno scherzo del destino che questo disco abbia sancito la “maggior età” per la mia musica. Dopo 18 prodotti usciti da uno studio di registrazione in questi lunghi anni credo di potermi permettere con grande orgoglio di portare in giro un “best of” di tutto ciò che ho fatto dal 2002 a Fine Primo Tempo: ad accompagnarmi ci sarà Sgamo, la data di Milano è importante, 27 marzo al Magnolia, preceduta e seguita dalle mie “roccaforti” storiche in tutto lo stivale.

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L'articolo Egreen ha sbagliato tutto, ma non rinnega nulla di CristinaFontanarosa è apparso su Rockit.it il 03/03/2020 11:41

Tag: album

Pagine: Egreen

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