Medimex 2026 ha capito come tenere insieme gli opposti

Sono pop e punk le direttrici principali di questa edizione del festival pugliese, dove al live immaginifico dei Pet Shop Boys risponde l'eterno culto dei Ramones. Ma ci sono anche le dilatazioni degli Slowdive, il pazzesco show degli Suede e tutta la meraviglia che questa rassegna sa dare

Il palco di Medimex 2026 - foto per concessione dell'ufficio stampa di Medimex
Il palco di Medimex 2026 - foto per concessione dell'ufficio stampa di Medimex

L'impermeabile argentato indosso a Neil Tennant dei Pet Shop Boys mentre è intento a cantare Go West, unito al lampione a cui si regge, porta lontanissimo rispetto a dove siamo davvero. Cos'è, un adattamento a musical di Blade Runner? Una versione sci-fi di Singin' in the Rain? Niente di tutto ciò. Siamo a Taranto, dove, con questo clima nessun altro si sognerebbe di indossare qualsiasi indumento più pesante di una t-shirt, figurarsi un soprabito del genere. Ma forse è per questo che noi siamo da questo lato del palco, mentre la band inglese mostra che razza di show sia in grado di mettere in piedi alla sedicesima edizione di Medimex, International Festival & Music Conference promosso dalla Regione e organizzato da Puglia Culture all'interno del programma Puglia Sounds.

"Where the music lights up" è il claim di quest'anno: "Dove la musica si accende". E per farlo si è voluto indagare in particolare in due direzioni diverse, per certi versi agli antipodi, ma allo stesso tempo l'una necessaria all'altra: il pop e il punk. Ce l'aveva detto anche Cesare Veronico, direttore artistico di Medimex, nella nostra consueta chiacchierata pre-festival: "Il punk è il pop che smette di sorridere e inizia a urlare. Parliamo di due forme di cultura assolutamente democratiche: sono linguaggi inclusivi, non elitari". E che qua diventano insieme una sorta di forma apocrifa di divenire, che nasce quando l'essere, ossia il pop, trova il modo di dialogare con il non essere, il punk. O fate viceversa, che funziona uguale.

Il palco dei Pet Shop Boys
Il palco dei Pet Shop Boys

Partiamo dal punk, che non riecheggia solo nell'"Hey! Ho! Let's go!" del videomapping proiettato sulla facciata del Castello Aragonese. Oltre al tributo sul palco ai Ramones ideato dal produttore Marc Urselli e dalla super band NYC Redux, quest'anno la mostra interna a Medimex vede al centro gli scatti di Roberta Bayley, fotografa che, quando era a ragazza, bazzicava con la sua fotocamera un locale che sarebbe poi entrato nella leggenda: il CBGB. Così ecco vedere i Ramones - suo il leggendario scatto che fa da copertina al loro primo disco - in condizioni anche "informali", come Joey Ramone a bordo di una tavola da surf, ma anche tanti altri grandi nomi di quel periodo: Television, Suicide, Talking Heads, Blondie...

Leggenda pura, anche se è Bayley per prima a ridimensionare la cosa quando ne parla, snocciolando ricordi quando interviene come ospite in un paio di panel all'interno del ricco programma del festival. Il che ci dice in particolare due cose: 1) quando si vive una scena quotidianamente dall'interno, è difficile rendersi conto dell'impatto che ha al di fuori; 2) il CBGB era un locale normale, come tantissimi ce ne sono - e soprattutto ce n'erano - in tutto il mondo, e proprio per questo motivo hanno un valore inestimabile.

Eugene Hutz dei Gogol Bordello durante la performance tributo ai Ramones NYC Redux
Eugene Hutz dei Gogol Bordello durante la performance tributo ai Ramones NYC Redux

In questo senso, non sarà il CBGB, ma che ci sia un luogo come Spazioporto e che giovani band ci possano approdare per portare la loro musica dal vivo è centrale perché cultura e creatività possano proliferare. Così, tra gli showcase delle serate del giovedì e del venerdì, con diversi gruppi interessanti - come Hate Moss, Lumiero e Donbruno, giusto per citarne un paio -, ecco che la magia del Medimex si svela negli incontri che si fanno ai piedi del palco: Eugene Hutz dei Gogol Bordello, membro proprio del super gruppo newyorchese che celebrerà l'eredità dei Ramones e eroe indiscusso di questa edizione del festival, tra le sue scorribande per i dj set in città e gli aneddoti che racconta al panel "Suoni e visioni", sulle nuove traiettorie della musica. Come il suo amore per la musica italiana, il suo scambio di messaggi con Loredana Bertè, il fatto che Pino Daniele l'avesse invitato a Sanremo ma lui abbia dovuto rifiutare perché impegnato dall'altra parte del mondo. Pazzesco.

Sono tante le strade che si intrecciano a Medimex, un crocevia come i migliori festival vorrebbero e dovrebbero incentivare. E tra queste, quelle che portano al Castello Aragonese sono tra le più interessanti. La rassegna in mano a Diodato - per l'appunto chiamata "Le strade del Mediterraneo" - che si svolge al suo interno cresce davvero bene, tanto da essere uno degli appuntamenti più attesi nonostante sia appena alla seconda edizione. Quest'anno ci sono lo show dello svizzero Sami Galbi, con un mix di elettronica e rai, la ricerca nella tradizione di Davide Ambrogio con i brani estratti dal suo Mater Nullius e la nostra CBCR Sara Gioielli, per uno show super emozionante che, sul finire, la vede duettare involontariamente coi gabbiani che sorvolano il Castello su un brano perfetto per il contesto: Che gelosia il mare. Manco a studiarla ci si sarebbe riusciti.

Ci sono poi gli incontri divulgativi al Teatro Fusco, dove si ripercorrono le vite di leggende da Miles Davis a Jeff Buckley, le presentazioni di libri a tema musicale, le attività formative della Medimex Music Factory... Insomma, c'è tutta una cornice sfavillante che permette di brillare ancora di più a quello che è il vero fulcro del festival: i live sul lungomare.

Gli Agents of Time
Gli Agents of Time

Ed è qua che il pop fa davvero capolino, soprattutto con il live del sabato sera dei Pet Shop Boys, duo che di hit ne ha scritte abbastanza da essere coperti per almeno un paio di vite con i soldi delle royalty, a occhio. Neil Tennant e Chris Lowe promettevano di portarci in un Dreamworld, come da titolo del loro tour: promessa più che mantenuta, con uno show di gran classe giocato molto coi visual proiettati sull'enorme ledwall alle loro spalle, che a un certo punto del live si solleva per rivelare la backing band del gruppo al completo. C'è la già citata Go West, certo, West End Girls nei bis, ma anche brani come Paninaro, che per forza di cose in casa nostra hanno ancora più presa, i lacrimoni di Always On My Mind, il finale glorioso di Being Boring.

Se qualcuno poteva essere sorpreso di questa scelta più pop rispetto alle scorse lineup di Medimex - Iggy Pop, Nick Cave, Massive Attack, giusto per ricordarci qualche nome pazzesco passato in zona -, la portata del live non ha bisogno di alcun tipo di giustificazione. Menzione necessaria ai local heroes che aprono la serata, gli Agents of Time, duo di dj che suona nei principali festival di tutto il mondo e che apre pure la porta all'EDM, in un contesto che di certo non era per niente abituato a questo genere di sonorità.

La domenica vorrebbe essere il giorno del riposo, ma non sono di questo avviso i NYC Redux, band, come dicevamo prima, messa in piedi dal produttore Marc Urselli per fare un tributo ai Ramones nel cinquantesimo anniversario dell'uscita del loro disco d'esordio. Sul palco troviamo insieme un parterre notevole soprattutto per l'amalgamare generazioni e visioni molto diverse da loro: certo c'è Eugene Hutz, mattatore incontenibile, ma anche un metronomo umano come Brian Chase degli Yeah Yeah Yeahs alla batteria, Kid Congo Powers alla chitarra - uno che ha suonato nei Bad Seeds e nei Cramps, per dire... -, le giovanissime  Victoria Espinoza e Kay Bontempo della band newyorchese Puzzled Panther e ottimi turnisti come Steve Conte e Sami Yaffa. E poi c'è Enrico Petrelli dei Malesangue, coinvolto all'ultimo per la defiance all'ultimo - "avevo comprato il biglietto per la serata", ci rivelerà poi - di un altro musicista. Un modo parecchio divertente per far partire la serata, o se non altro un'ottima scusa per fare casino.

Suede
Suede

Dopo l'esplosione, la dilatazione: arrivano sul palco gli Slowdive, band memorabile tra shoegaze e dream pop, tornata in attività da una decina d'anni senza più mostrare segni di cedimento, anzi. Se prima era la velocità ramonesiana a dettare il ritmo, ora ci si trova a ondeggiare su un oceano di riverberi, così evocativi che, più che il palco, verrebbe da girare la testa verso sinistra, dove lo Ionio crea uno scenario spettacolare. Perdersi, ritrovarsi, aprirsi agli scenari onirici della band inglese per guardarsi dentro e, soprattutto, alla dimensione del pop che abbraccia il sogno. Per poi tornare con piacere alla realtà nell'atto finale della serata.

La chiusura è affidata agli Suede, dal cui live si ricava in particolare una importante lezione: chiunque abbia una band e voglia imparare come ci si mangia il palco, farebbe bene a studiarsi la presenza scenica di Brett Anderson. Il frontman del gruppo ha quasi 60 anni, ma l'energia è quella di un ragazzino: scende in mezzo alla folla, non sta fermo un secondo, incita il pubblico costantemente, trasforma il brit pop della sua band in un tripudio rock 'n' roll da arena gigantesca. Show generosissimo a dir poco, con tanto di scaletta studiata col bilancino, mettendo subito due hittone come Trash Animal Nitrate rispettivamente come secondo e terzo brano. "Non ci capita spesso di venire in Italia a suonare, dovremmo venire di più!", dice sul finire della loro esibizione. Ennesimo motivo per cui dovremmo ringraziare Medimex, a cui possiamo già dare appuntamento il prossimo anno, dal 15 al 19 giugno. E siamo già curiosi di vedere cosa caveranno fuori dal cilindro questa volta.

---
L'articolo Medimex 2026 ha capito come tenere insieme gli opposti di Vittorio Comand è apparso su Rockit.it il 2026-06-22 09:00:00

COMMENTI

Aggiungi un commento Cita l'autore avvisami se ci sono nuovi messaggi in questa discussione Invia