MI AMI, Day 2: l'inizio dei vent'anni

Dai Nu Genea che ci portano sulla Luna a un Motta potentissimo, passando per processioni profane, scintille sul palco e pure un assurdo bingo. Appena prima di purificarci alla fonte di Cosmo, ecco le mille emozioni di un sabato esagerato

I Nu Genea a MI AMI 2026 - foto di Kimberley Ross
I Nu Genea a MI AMI 2026 - foto di Kimberley Ross

Il paradosso è il seguente: spostarsi è impossibile, ma allo stesso tempo è impossibile non ballare. Quando prende il via il live dei Nu Genea sul palco ING, il main stage di MI AMI 2026, la folla che si crea ai piedi del palco è fittissima, tanto che le immagini dall'alto danno l'idea di una folla oceanica. E invece è "solo" il culmine di un festival che, alla sua ventesima edizione, oltrepassa i confini di quella "Musica Importante A MIlano" che ne tracciano l'acronimo per puntare dritto alla Luna.

Mentre mancano davvero poche ore alla chiusura del festival, con la chiusura affidata alle sapienti mani di Cosmo e del suo purificante show mattutino, questa è la prima immagine che salta agli occhi. Lo è solo per l'impatto, perché tutto quello che rimbalza tra i cinque palchi di MI AMI restituisce un quadro fatto di tantissimi frammenti luccicanti, fatto dei sound più disparati e di visioni che, anche partendo da punti diversissimi, riescono a trovare un punto d'incontro comune.

Lumiero - foto di Chiara Belletti
Lumiero - foto di Chiara Belletti

Il primo dei palchi ad aprirsi, come accaduto durante il Day 1, è l'idealista, il più vicino all'ingresso del festival. Il compito di fare gli onori di casa è in mano a Gommarosa, interessantissima musicista dallo sfaccettato pop elettronico, seguita a ruota da Rosita Brucoli e dal suo cantautorato, che si muove leggero per bucare il cuore non appena si abbassa la guardia. Quindi tocca alle Irossa - uno dei tanti "nostri" CBCR nella lineup di questo MI AMI -, art rock sognante che sa anche farsi incredibilmente fisico e che ritornerà sul palco Quanto a fine festival, e a un artista che fareste bene a segnarvi per il futuro: Primogenito, cantautore cresciuto a pane e Bennato che sa benissimo come trasformare la vita quotidiana in fiaba e, quindi, in canzone. Labadessa trasforma il disagio in una terapia indie pop collettivo, prima dell'abbattimento del surreale tornado noise SI! BOOM! VOILA!, supergruppo formato tra gli altri dall'ex Verdena Roberta Sammarelli - che ritroveremo poi, ma ci arriviamo -, NAIP e Giulio "Ragno" Favero (Teatro degli Orrori). 

La doppietta che segue è una biforcazione del metaverso davvero imprevedibile: prima tocca alla performance situazionista del Nemico, dopo alla voce d'altri tempi di Lumiero, qualcosa che pesca talmente dal passato che riesce a proiettare nel futuro. Tocca quindi a uno zoccolo duro del post-hardcore italiano come i Gazebo Penguins, penetranti come sempre, e a un act ai limiti del ricovero in manicomio: i Cavalli Mongoli, nell'associazione a delinquere con i francesi Dimension Bonus, disintegrano le porte della percezione con bpm galoppanti e un palco aperto a chiunque sia abbastanza folle da salirci per unirsi alla folla.

Gioia Lucia - foto di Starfooker
Gioia Lucia - foto di Starfooker

Se, da lì, si scende lungo il boulevard di MI AMI, ecco che si palesa davanti agli occhi il palco WeRoad, teatro di una serie di live pazzeschi. A cominciare dalla prima, Gioia Lucia: se consideriamo l'orario, ossia appena passate le cinque di pomeriggio, la massa che si crea per il suo show mostra davvero come il suo mix di pop, funk e disco abbia una capacità pervasiva incredibile. C'è poi Birthh, che porta da New York una manciata di canzoni in italiano che riflettono tutto il suo bisogno di evasione, l'umanità delicata di Francamente, declinata in una formula tra i canoni del cantautorato italiano e una sorta di elettronica new wave in cui si intravede Berlino. Fino a una nuova, sorprendente, metamorfosi artistica: il debutto live di Fausto Lama, che canta lo smarrimento generazionale con lucidità e stile brillante nella scrittura.

Dalla folla, invece, sbuca Mille, che nel mezzo del suo set manda "affanculo" - bonariamente, s'intende - il MI AMI e fa pure stage diving a un certo punto. Super punk, se non fosse che il suo sound è super ballabile e che preferisce la morbidezza e la sensualità alle distorsioni violentissime. Lamante, invece, preferisce aprire uno squarcio sui suoi traumi per farne tempesta emotiva priva di filtri, così onesta da diventare purificante. C'è anche tempo di una sorpresa graditissima come Venerus, che a sua volta porta sul palco Cosmo (che evidentemente preferisce concedersi sul palco che riposare prima del suo live mattutino), prima di celebrare un disco monumentale: La fine dei vent'anni di Motta, uno di quegli album che hanno reso il 2016 l'anno incredibile che tutti ricordano. Il suo live è deflagrante, con tanto di Appino ospite - era già apparso proprio al fianco di Lamante in Come volevi essere - sulla title-track. E questa scena ce la porteremo dietro per diverso tempo, a occhio.

Motta - foto di Starfooker
Motta - foto di Starfooker

Il palco ING, il più grande del festival, punta in grande fin da subito: ad aprire le danze c'è Sara Gioielli, voce semplicemente inarrivabile, subito seguita da Angelica Bove, fragilità e forza che si inseguono su canzoni di una sincerità così priva di compromessi da commuovere. Zé Ibarra è uno degli ospiti internazionali di giornata, cantautore brasiliano che onora alla grande la tradizione del tropicalismo con un magnetismo invidiabile. Diretta conseguenza, visto il suo "soft spot" per quella conseguenza, è Marco Castello, il genietto siciliano che surfa tra jazz, funk e pop come se fosse niente. Seguono il trionfo assoluto dei Nu Genea, che vi abbiamo raccontato in apertura dell'articolo, e lo show di Myd, producer francese capace di far ballare anche i sassi. 

Prima di arrivare al palco Quanto è d'obbligo un giro sotto la tenda del Pepsi Club. Passandoci a inizio giornata avreste trovato l'assurdo bingo psichedelico degli Arieti Rilassati, seguito dai cool kids in console con Est Radio Soundsystem, la poderosa pacca di groove targata Polyamore con Euro Nettuno e lo Special Hybrid Set, fino all'ingresso dei co-curatori del palco, Propaganda e i loro Family DJs, con tanto di comparsata di TY1 a far muovere a dovere il pubblico. Nel caso non bastasse, il colpo di grazia è tutto di Eva Bloo, la sua elettronica spintissima ad abbattersi contro gli highlander del festival. Se il suo live non vi ha messo ko per l'intensità, complimenti.

Angelica Bove - foto di Chiara Belletti
Angelica Bove - foto di Chiara Belletti

Ed è lì, nel più piccolo dei cinque palchi di MI AMI, che si nascondono delle gemme preziosissime. C'è la voce di Sandri, acutissima e animalesca insieme, seguita a ruota da una doppia sberla di punk intergenerazionale: la giovanissima Motel Cecil prima, che col suo anthem I Hate Milano ha già un posto speciale nel nostro cuore, e gli Altro poi, trio che ha fatto del DIY una ragione di vita e che sono il punto di connessione diretto con quel primo MI AMI del 2005. Notevole anche il tritacarne hard jazz dei Tare, con l'ormai classico sfodero della smerigliatrice a dare ulteriori scintille a un palco che ne è già ricco. E ancora: lo sguardo allucinato di Joaquim Merdavic scarnifica la realtà con una consapevolezza profondissima, questo dopo averne abbracciato la follia con il set incendiario di Glitter Boy (con tanto di parata attraverso il festival). Serve quindi Marco Fracasia, voce preziosissima, a ristabilire il giusto karma con gli schizzi di colore del suo nuovo disco, 4321 Hz.

Ora l'alba di un nuovo giorno si apre davanti a noi. Il MI AMI è finito, ma non prima di purificarci insieme guardando le acque dell'Idroscalo. La fonte è a un passo da noi. E a guidarci da lei ci penserà Cosmo.

---
L'articolo MI AMI, Day 2: l'inizio dei vent'anni di Redazione è apparso su Rockit.it il 2026-05-24 03:50:00

Tag: MI AMI

COMMENTI

Aggiungi un commento Cita l'autoreavvisami se ci sono nuovi messaggi in questa discussioneInvia