Vento leggero come un fucile alla nuca: la storia di Nada Malanima Rubrica

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23/06/2016 di

1966. Quando Nada Malanima scende dal treno che dalla piccola Gabbro, piene colline livornesi, l’ha portata a Roma insieme ai genitori, pensa: adesso volo e mi portano via. La stazione ferroviaria della capitale è immensa, affollata, veloce, caotica, la gente si muove spintonando. Lei stringe la mano della madre e il braccio del padre. Li stringe fortissimo e continua a non parlare, come non ha parlato da quando è salita in treno fino alla fine del viaggio. I genitori stanno ritrovando la città del loro viaggio di nozze e sono entusiasti e leggeri. Lei ha tredici anni, non si è mai mossa oltre i paesini a pochi chilometri da Gabbro, la ferrovia le risuona intorno rumorosa e ha dentro un masso doloroso che la rende muta e attenta: la consapevolezza di avere appena attraversato, sferragliando dalla Toscana a Roma, uno “stacco vero e definitivo”.

(Nada in uno scatto tratto da "La Stampa" del 01/04/70)

Nada nasce il 17 novembre 1953 a Gabbro, frazione del comune di Rosignano Marittimo in provincia di Livorno. Gabbro è una realtà piccola, in cui tutti si conoscono, con un forte senso di comunità che a Nada rimarrà dentro anche a distanza di anni. La sua è una famiglia contadina, non cattolica. La mamma alleva polli ed è una comunista accanita, curiosamente amante però di canti popolari religiosi e delle processioni come occasione di incontro per stare insieme alle altre donne del paese. In un modo o nell’altro, l’idea della musica circola in casa della selvaggia, determinata, un po' discola Nada: per la madre, quello della realizzazione della figlia in ambito musicale è un desiderio spinto quasi al fanatismo, al punto da trovare alla figlia, non disponendo di molto denaro, un insegnante di canto livornese disposto a farsi retribuire in polli. Per diletto il padre, Gino Malanima, suona invece il clarinetto. Forse, anche questo contribuirà ad avvicinare Nada alla musica fin da giovanissima e a portarla a voler cantare davanti a compaesani e compagni di classe in un garage di Gabbro i sabati sera. È in una di queste occasioni che viene notata dal paroliere e talent scout Franco Migliacci (in seguito al lavoro anche con Modugno, Ennio Morricone, Piero Umiliani, Rita Pavone e Gianni Morandi), che le propone di trasferirsi a Roma per introdurla nell’ambiente discografico. Ma a Nada l’idea di abbandonare il paese natio non piace, la dimensione e l’affetto che la legano a Gabbro sono fortissimi. La spinta decisiva –o per meglio dire l’imposizione- arriva dalla madre, che al contrario desidera a tutti i costi che la figlia sfrutti l’occasione che le si è aperta davanti. E Nada accetta.

Raggiunge Roma con la famiglia, sostiene un provino, lo supera. Dopo un paio d’anni di quelle che lei stessa definirà “canzoni brutte” pubblica un primo 45 giri con una cover in italiano di "Les Bicyclettes de Belsize" e nel 1969, quindicenne, debutta a Sanremo con “Ma che freddo fa”.

Quella del pulcino del Gabbro, come sarà soprannominata dalla stampa del tempo a causa della sua giovane età, è una performance un po’ impacciata ed emozionata, ma ugualmente in grado di far entrare con grandissimo successo la sua voce particolare, matura e vagamente altezzosa nel cuore del grande pubblico, colpito dal suo timbro capriccioso, tendenzialmente basso ma in grado di raggiungere a piacimento registri più elevati. Ottenuto il primo posto delle hit-parade per cinque settimane, Nada acquista un’improvvisa, grandissima popolarità sia in Italia che all’estero, in particolare in Spagna e Giappone. Sull’onda del riscontro ottenuto con la vittoria al Festival, la RCA Italiana le permette di incidere un intero disco ("Nada"), pubblicato dalla sottoetichetta RCA Talent e contenente anche diversi pezzi stranieri tradotti, fra cui "Yellow Submarine" dei Beatles nella traduzione di Mogol.

Dopo una nuova partecipazione a Sanremo nel 1970 con “Pa’, diglielo a ma’”, nello stesso anno la cantante pubblica il suo secondo disco “Io l’ho fatto per amore”, di nuovo un lavoro che unisce i brani del 45 giri di Sanremo, alcune cover e degli inediti, fra cui il primo pezzo di cui la cantante è anche autrice del testo (“La fotografia”).
Nel 1971 si ripresenta al Festival con “Il cuore è uno zingaro”, brano che con 357 voti la porta a vincere la XXI edizione del Festival della Canzone Italiana insieme a Nicola Di Bari.

"Mi disse non guardarmi negli occhi / E mi lasciò cantando così / Che colpa ne ho se il cuore è uno zingaro e va / Catene non ha, il cuore è uno zingaro e va / Finché troverà, il prato più verde che c'è / Raccoglierà le stelle su di sé / E si fermerà, chissà,… e si fermerà".

Segue un periodo intenso: nel ’72 si classifica terza a Sanremo con "Re di denari" e decima (su sessantaquattro) a Un disco per l’estate, con il brano “Una chitarra e un’armonica”.


Piero Ciampi e la svolta d'autore

(Piero Ciampi insieme a Nada. Foto via)

Arrivata in pochissimo tempo a ricoprire un ruolo di punta nel mondo della canzonetta italiana, a vent’anni la ribelle e vulcanica Nada sente la forte esigenza di cambiare la direzione del proprio percorso, avvicinandosi a sentieri creativi di diversa profondità. Da un lato prosegue la carriera da attrice iniziata qualche anno prima, recitando in alcune opere televisive e in teatro, a fianco tra gli altri di Giulio Bosetti –da lei ritenuto suo maestro- e Dario Fo.

Sul versante della musica, dopo la conclusione del legame con Migliacci e l’avvicinamento a Gerry Manzoli dei Camaleonti, che in seguito diventerà suo marito, nel 1973 nuovi stimolanti codici espressivi le sono aperti dall'incontro con lo sbilenco, trascurato, intensissimo poeta-cantautore Piero Ciampi. La collaborazione fra i due convoglierà nel prezioso quanto sottovalutato album “Ho scoperto che esisto anch’io”, i cui testi, ad esclusione di una traccia, saranno tutti scritti da Ciampi o dalla coppia Ciampi-Pavone ed interpretati dalla musicista toscana. L’avvicinamento alla canzone d’autore e a una più complessa dimensione autorale coglierà tuttavia di sorpresa gli ascoltatori, rivelandosi un fiasco sia sul piano delle vendite dei dischi che delle esibizioni dal vivo tenute insieme ad altri personaggi musicali conosciuti alla RCA – tra questi anche il Paolo Conte con cui Nada collaborerà nuovamente in seguito- organizzate fra ’76 e ’77. I concerti riscuoteranno infatti un’accoglienza di pubblico abbastanza tiepida e l’avvicinamento musicale tra i due sarà riconsiderato solo in tempi più recenti, anche nell’ambito della generale riscoperta del patrimonio musicale lasciato da Piero Ciampi. Le ristampe non godranno tuttavia di grosso supporto da parte delle major: nel ’95, poco dopo aver ristampato su CD un intero tributo di Nada a Ciampi contenente anche due bonus track, la Bmg-Ricordi ritirerà infatti il disco dal mercato, in linea con un atteggiamento di generale indifferenza da parte dell'industria musicale nei confronti dell'opera di Ciampi.

"Le luci si accendevano sul mare era un giorno strano / Mi rifiutai di credere che fossero lampare / Al ritorno lui era amaro anche se sorrideva / Era molto cambiato mi sentivo un’estranea / Se ne andò verso il mare, forse a trovare il passato".


Dal pop al cantautorato

Dopo una collaborazione con il gruppo d’avanguardia rock progressive Reale Accademia di Musica, con cui nel ’74 pubblica l’album “1930: Il domatore delle scimmie”, tra la fine degli anni '70 e l’inizio degli '80 la musicista toscana pubblica diversi 45 giri di successo per la Polydor, riavvicinandosi a un repertorio più leggero e riuscendo a entrare nuovamente nella Top Ten nella classifica dei 45 giri con “Ti stringerò”. Seppure inserito in un contesto di canzonetta pop, il testo, firmato dalla cantante stessa, precorre in una certa misura quello che sarà un tema maggiormente esplorato nei lavori successivi della musicista, raccontando di un sentimento non necessariamente negativo e forse in parte anche ricercato e voluto, ma ugualmente conturbante e spinto con insistente pressione verso il suo affascinante e pericoloso estremo.

Così com’era stato qualche anno prima per “Ma che freddo fa”, nel 1983 Nada realizza un altro pezzo di enorme successo, destinato a diventare un simbolo della musica italiana anni '80: “Amore disperato”, contenuto nel primo disco pubblicato con la EMI “Smalto” e presto al quarto posto fra i singoli maggiormente venduti in Italia con oltre 300.000 copie. Il pezzo permette alla cantante di ritrovare una notorietà in parte attutita dopo le sperimentazioni degli anni precedenti e sarà seguito dalla vittoria a diverse rassegne di rilievo, fra cui quella a Vota la voce come miglior cantante donna dell’anno.

Dopo alcuni LP (“Noi non cresceremo mai” dell’84 e “Baci rossi” dell’86), in cui fanno capolino incursioni elettroniche maggiori, nell’87 Nada partecipa nuovamente a Sanremo. Si classifica tuttavia ultima e ferma l’attività musicale fino al ‘92, quando pubblica il disco “L'anime nere”, seguito due anni dopo da “Malanima: Successi ed inediti 1969-1994”, raccolta celebrativa dei venticinque anni di carriera contenente anche alcune cover inedite degli anni Settanta. In questo stesso anno dà avvio ad una nuova avventura musicale, il Nada Trio formato insieme a Fausto Mesolella e Ferruccio Spinetti, con cui si dedicherà a riarrangiare in chiave acustica brani propri e di altri artisti (tra questi Battiato, di cui reinterpreteranno il pezzo "Venezia-Istanbul").

Nel 1999 torna a Sanremo con “Guardami negli occhi”, singolo tratto dall’album “Dove sei sei” interamente scritto dalla musicista. "Ghiaccio fatto a pezzi nella mente / Che si scioglie come sale / E tu ci sei con me / Devastami il cuore / Attraversami per ore / Non voglio gentilezze, solo verità / Io così diversa, anche se non sai come / Difficile capire la semplicità": il brano è una litania intensa, una formula magica al contrario che prende fra le dita gli incubi e li estrae incalzante e lenta dalla mente. Con il pezzo, Nada ottiene l’apprezzamento di Celentano, che la vuole al proprio fianco per duettare nel suo pezzo “Il figlio del dolore”.


Il rock e le collaborazioni con la scena indipendente

Alle soglie del ventunesimo secolo, Nada ha dietro di sé una carriera lunghissima e composita, a cavallo fra gli esordi nella canzonetta, le raffinate introspezioni della canzone d’autore e alcuni parentesi di sperimentazione elettronica. Ma non le basta. Perché maturità umana non necessariamente significa anche maturità artistica e, quando le due coincidono, l'espressione di un nuovo sentire non può affidarsi a vie già percorse: con “L’amore è fortissimo il corpo no” (2001), la traiettoria della musicista comincia a deviare verso un rock dalle tinte scure, che nel successivo “Tutto l’amore che mi manca” –prodotto da John Parish al lavoro con PJ Harvey e a cui collabora anche Cesare Basile- sembra lasciare improvvisamente spazio al gioco con i propri demoni più grandi e maturi. Non che la scrittura testuale di Nada non possedesse già in precedenza alcune immagini di purezza scintillante e intensa dolorosità, certo è però che cantando tutto l’amore che manca la cantante si pone con una maturità nuova davanti a temi estremi, contorti, irrisolti e, per questo, grandi, da descrivere con termini finora ancora inediti. Il disco riceve il Premio SIAE 2004 come miglior album indipendente.

Dopo la collaborazione del 2005 con Massimo Zamboni (CCCP, CSI), di cui canterà tre pezzi nel suo disco “Sorella sconfitta” e con cui realizzerà l’album live “L’apertura”, nel 2007 Nada si ripresenta al Festival di Sanremo con “Luna in piena”, tratta dal disco omonimo in uscita lo stesso anno e che esegue in duetto con Cristina Donà. Il riscontro è buono e il disco è accolto piuttosto positivamente, quasi a confermare che il movimento libero della Malanima sulla via indipendente è la più naturale e sincera continuazione della strada musicale finora attraversata. In questo stesso anno, è presente insieme agli Afterhours nella colonna sonora del film “Mio fratello è figlio unico”, che rappresenta l’Italia al Festival di Cannes.

(In occasione di Amiche per l'Abruzzo, il 21 giugno 2009 Nada apre la diretta radio nazionale del concerto di beneficienza esibendosi con Carmen Consoli al basso, Marina Rei alla batteria e Paola Turci alla chitarra, eseguendo a distanza di anni il pezzo da cui è iniziato il suo successo)

La commistione con la scena indipendente italiana è sempre più creativa: nel 2009 è la straordinaria voce di “Vuoti a perdere” degli Zen Circus, che insieme a Francesco Motta dei Criminal Jokers la accompagneranno durante il tour del nuovo album “Vamp” (2001). Nel 2010 è sul palco del nostro MI AMI Festival.
"Far piangere una sirena, per esplorare la solitudine, l’amore, la follia, la passione”: irriverente, consapevole, ruvida, in "Vamp" la cantautrice si lascia andare a viaggi liberi all'interno del sentimento femminile e umano, restituendo ricordi imbottigliati in un blues dalle code quasi country ("Sarebbe una serenata / Se tu ora fossi qui / Invece è una mitragliata / Da sola senza te". Così la bella "Sarebbe una serenata") insieme a forme cantautorali distorte ("Raccogliti") e strutture pop ("L'elettricità").
Come da premessa della stessa autrice, si tratta di un'esplorazione che non fa finta di essere qualcosa di diverso da sé, né rinnega un passato sonoro più leggero e aperto. Ma anzi lo ingloba, ce lo ha dentro, non lo scorda, e sceglie di andare avanti aderente a una necessità nuova, che preferisce e cerca mezzi diversi, o in modo diverso. È il primo passo più composto sulla via di una maturità ormai già avviata, che qui prende la confidenza necessaria per lasciarsi andare a nuove scoperte sonore mentre canta di sirene, chiodi con cui fissare "questo piede che corre e va" e piantagioni di ossa.

"Mi infilo nei tuoi giorni / Come un corpo dentro ai panni / Senza pensare ai movimenti / E libero il mio mondo": nel 2014 esce “Occupo poco spazio”, presentato al Teatro Goldoni di Livorno nuovamente insieme ai Criminal Jokers. Registrato e mixato da Tommaso Colliva, il disco è registrato insieme ad una piccola orchestra diretta da Enrico Gabrielli (che dell’album ha curato anche gli arrangiamenti), aprendo quindi a possibilità strumentali completamente nuove: ne risulta un quadro non immediato in cui i temi dello stereotipo e della differenza si estendono in dieci narrazioni curate al dettaglio, in una scrittura arricchita di fiati e archi di cui la stessa Nada si dichiarerà entusiasta e pienamente soddisfatta, pur riconoscendone una stratificazione meno accessibile.

A gennaio 2016 pubblica “L’amore devi seguirlo”, registrato insieme ai Sacri Cuori e a Massimiliano Larocca.

("Vuoti a perdere" degli Zen Circus con Nada alla voce, contenuta nell'album "Andate tutti affanculo" del 2009)

Che la storia di Nada sia interessante perché nata a quindici anni sul palco più importante d'Italia e cresciuta fra recitazione, concerti, album, letture e opere filmiche è evidente. Ciò che però merita ancor più attenzione e interesse è l'estrema libertà artistica e creativa di questo percorso al contrario: dalla visibilità delle major, Nada si è rifugiata discretamente, eversiva e silenziosa, fra le mani di chi fosse in grado di comprenderne e apprezzarne le modalità e soprattutto le richieste espressive. Anche sul palco dell'Ariston, anche nei "Non so quanto durerà, spero molto, altrimenti sarà stata una bella avventura", anche nelle frecciatine impertinenti, soprattutto nei sorrisi ammalianti e in tutta la ricerca attorno al proprio sentire e al sentimento umano, quelle richieste espressive sono cocci da raccogliere, "venti leggeri come un fucile alla nuca". Frammenti di solitudine, di amore, di follia, di passione.

 

 

Tag: rubrica Retroterra

Commenti (1)

  • Santino Sardo 21/01/2017 ore 12:13 @ludwigboccanegra78

    grazie per avermi censurato

    non è colpa mia se è una pessima persona

    l'Artista è adorabile e poliedrica, ampiamente stimabile e affascinante,
    ma la persona è poca cosa

    Santino da Trieste

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