Schio è un paesone, o forse una cittadina, chi lo sa. Ha 39mila abitanti, non è distante da Vicenza ma ha un'identità tutta sua e ne va pure parecchio fiera. È circondata da montagne, ci veniva (come in numerose altre città italiane, sia detto) Hemingway a mangiare e bere, c'è una squadra di basket femminile pressoché imbattile e in pieno centro un monumento che ricorda nemmeno troppo vagamente una vagina. La chiamano la Manchester d'Italia, perchè c'è stato un tempo in cui era la capitale italiana del tessile e quando passava il signor Alessandro Rossi (patron della Lanerossi) ci si metteva sull'attenti. Come a Manchester, ancor più violentemente, le cose sono cambiate. E anche qui, fatte le debite proporzioni, c'è una generazione che ha saputo mettere in musica la perdita.
Le loro note ci arrivano mentre saliamo i gradini della Chiesa di San Francesco, non distante dalla fermata dei bus. Dietro c'è la "valletta", un pratone in cui si "bruciava" la scuola, ci si dava i primi baci e, verosimilmente, ci si faceva le canne. Non è un Te Deum quello che arriva a noi mentre entriamo nel porticato della struttura, completamente deserta di sabato mattina. La chiesa è sulla sinistra, consacrata e pronta all'uso, gli altri locali ora sono adibiti a ospizio, in passato c'era un ospedale.
Entriamo, la prima cosa che sentiamo è il suono di una chitarra elettrica. In cerchio Elia Guglielmi, Giulio Pisato e Piero Pedersolli, membri della band che accompagna Lamante in tour (sabato al MI AMI inizia quello nuovo) rifiniscono il pezzo, ma sentono di averlo. A registrarli Leonardo Ziche, batterista dei Tare, che assieme ai Delicatoni (che però vengono dalla "metropoli", Vicenza) sono il cuore di quella scena. E poi ci sono loro, le due "primedonne", due amiche che hanno trovato il modo finalmente di fare musica assieme, Giorgia Pietribiasi, in arte Lamante, che pochi giorni fa ha pubblicato il suo secondo disco, "Non dico addio", e Jungle Julia, tra le voci più forti emerse nell'ultimo periodo, già vista sul palco del Magnolia durante l'ultima Notte dei CBCR di Rockit.
Hanno provato tutto il giorno prima e pure quello prima ancora, ma sono ancora al lavoro sui dettagli. Ginevra e Luciano, dietro alle camere per Imeji Films, sono persi tra le inquadrate di un set magico. Già, la chiesa. La scelta è venuta naturale. QuiGiorgia, assieme a Taketo Gohara (che da sempre accompagna il suo progetto), ha registrato tutto il suo album, canzoni incentrate sul tema del lutto, che potevano nascere solo in un luogo dove si celebrano i battesimi, le unioni, i funerali.
"Un giorno ero in studio a Milano ed ero incazzata nera, perché non mi venivano le parole, ne ero stata completamente privata", ci ha raccontato Lamante. "A un certo punto Taketo ha capito tutto, mi ha detto 'tu con questo album stai elaborando un lutto'. Era vero, provavo in ogni modo a mettere un piede fuori dal dolore. Per riuscirci serviva un luogo adatto. Cominciamo a girare tutte le chiese del territorio, andavamo a fare sopralluoghi in corriera. La soluzione era dietro casa mia. Dev'essere quella cosa della 'plant blindness', secondo cui non vediamo le piante perché le abbiamo sempre avute in mezzo a noi e quindi finiamo per rimuoverle. Questo posto fa parte della mia storia familiare: mio prozio, cieco, lì suonava l’organo con i pentagrammi in braille".
Ora ci sta "cazzeggiando" Elia Guglielmi, mentre Renzo, papà di Giorgia scatta le foto che vedete nella gallery, nonostante l'indisponenza (recitata) della figlia. Anche Jungle Julia, chitarra a tracolla, in una chiesa non ci sta affatto male. Le sue prime uscite si intitolano "Vespro" e "Lode", cui seguirà "Ora nona", in attesa del primo vero disco. Le copertine degli ep sono state scattate all'esterno di luoghi di culto. "Io ho iniziato a suonare in chiesa quando avevo meno di dieci anni. È stato il primo palco dove sono salita. Avevo il ruolo di “cantora” e con gli altri cantori preparavamo tutte le varie eucarestie del Cammino Neocatecumenale. Tra l’altro i canti neocatecumenali sono bellissime, hanno forti influenze spagnole e arabe, fammi sapere se ti capiterà di sentirli", dice. "Suonare in chiesa è stato come tornare alle origini. Ho un rapporto molto forte con il sacro. È presente in tanti miei testi. Ho letto tutta la Bibbia e ho passato molto tempo a pregare. Nei testi del mio primo album sono molto presenti rimandi alla Bibbia e al divino. Insomma, è stato magico".
Ci racconta una coincidenza (o forse no?!). La sera decide che di chiamare Giorgia per proporle di cantare insieme per Notturni – nostro format originale, qui prodotto assieme a Island Records –, lei le racconta che era stata tutto il pomeriggio ad ascoltare i canti gregoriani dentro una chiesa e del disco nuovo fatto qui, sotto una scritta non rispettata che chiede "Silenzio". Da lì viene tutto naturale.
"Giorgia l’ho conosciuta credo più di cinque anni fa a Roma, a un corso di formazione musicale che abbiamo frequentato insieme: Officina Pasolini" prosegue Jungle Julia. "Ancora doveva finalizzare le sue prime canzoni, aveva appena iniziato a lavorare con Taketo. Ricordo che la prima canzone che cantò di fronte a tutto il corso fu 'Rossetto'. Aveva ancora un altro testo e un’altra struttura. Insomma, ho sentito le sue canzoni nella loro forma grezza, e lei ha sentito le mie nella loro forma grezza.
Come con tutte le persone con cui creo un legame forte, il primo incontro tra di noi è stato uno scontro. Siamo tutte e due primedonne con caratteri molto decisi e spigolosi, quindi ci siamo annusate un po’ prima di essere certe che potevamo capirci ed essere amiche. Quello che mi piace di Giorgia è Giorgia, il suo approccio alla vita, allo stare al mondo. Il sapersi mettere in musica. La naturalezza con cui le viene di farlo. Mi piace tanto che è una persona in continua ricerca". Si scambiano cenni d'intesa. "È una grande penna, la sostengo da sempre" dice Giorgia. "Ma soprattutto per me è una grande amica, per questo mi faceva piacere portarla nella mia città e nel luogo dov’è nata la nuova me. Ed è bello portare anche voi, e il pubblico, qua. Spero sia una bella gita per tutti".

Abbiamo passato parecchio tempo a ragionare sul brano che avrebbero dovuto suonare. Alla fine la scelta è ricaduta su "Primadonna", un pezzo del 1982 di Gianna Nannini, contenuto nel suo quinto album, "Latin lover". "Gianna Nannini è una fuoriclasse, lo penso da sempre" afferma Lamante. "E 'Latin Lover' è un album visionario, prodotto da Mauro Pagani a Colonia, un posto dove registravamo David Bowie e Nick Cave: qualcosa di molto raro per la musica italiana. La ricerca sul suono è estrema e i testi sono bellissimi: 'Primadonna' in realtà parla di un uomo. È un brano che mi diverte molto, di solito quando mi diverto mi sento stupida. Invece con Gianna non succede mai".
Renzo continua a scattare, i suoni sono ormai pronti. "Ricordo che da piccola, tutte le volte che la sentivo in radio, ero colpita da questa sua voce rauca, diversa dalle altre. Qualche tempo dopo ho scoperto il disco 'California' e ho visto qualche suo live: fu una rottura. Credo che Gianna Nannini sia una rivoluzionaria e quello che rappresenta per me è la libertà di muoversi tra le varie gabbie in cui qualsiasi cosa deve essere incasellata. L’attitudine sul palco, il modo di muoversi non 'tipicamente' femminile, quello che canta, come lo canta. Ha portato nel mainstream italiano un tipo di energia femminile che al tempo era praticamente monopolio maschile (fisica, sporca, erotica, aggressiva). Quindi Gianna per me è una donna che ha spostato il confine di cosa una donna potessero essere pubblicamente su un palco. E ultimo ma non per importanza: ha permesso alle voci femminili di poter stonare. Quanto cazzo sono belle le stonature se fanno parte di quello che vuoi cantare".
È comunque sabato. Prima di suonare si va a pranzo. Attraversiamo la città, deserta. Le bancarelle del mercato stanno per sbaraccare. Ci fermiamo a parlare con un signore che in gioventù deve averne combinate un po', e che ha una cultura musicale enorme. Girato l'angolo, non distante un posto che ha tutta l'aria di essere "il bar dei fasci". Metà degli edifici sono retaggio della grande epopea industriale. A pochi passi dal Duomo entriamo all'Osteria Due Spade, dicono sia una tappa imperdibile (anche Hemingway si rifocillava qua) e capiamo presto perché. Soffitto altissimo, bancone in legno, menù "in bella grafia" sulla lavagna. Dicono sia imperdibile il gnocco con la fioretta. Citiamo da Google, che non abbiam preso appunti: "la fioretta è una ricotta liquida, molto cremosa e leggermente acidula, ottenuta dal primo affioramento del siero del latte durante la lavorazione del formaggio di malga". In effetti sa parecchio di mucca, deve piacere. Comunque tutto ottimo.
Torniamo indietro. Sullo sfondo c'è il Monte Pasubio, un'entità sacra. Per arrivare su in cima c'è una strada costruita nel 1917, che conta 52 gallerie. Rientriamo in chiesa, siamo pronti con la prima take. Il resto è quello che vedete in questo video.
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L'articolo Notturni feat. Jungle Julia e Lamante: due primedonne all'altare di Dario Falcini è apparso su Rockit.it il 2026-05-18 14:00:00














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