Piero Umiliani, il maestro dell'Exotica Lounge Rubrica

Piero UmilianiPiero Umiliani
21/03/2016 di

Immaginatevi su una spiaggia caraibica a sorseggiare un cocktail dissetante, un mare cristallino che si staglia di fronte fino a perdersi all’orizzonte e, alle vostre spalle, una vegetazione rigogliosa che va perdendosi nella giungla. Accanto a voi una ragazza poco vestita dalla pelle scura, quasi bruciata dal sole incessante.

Se la si dovesse descrivere con poche parole, questa sarebbe la cornice della trilogia esotica di Piero Umiliani: “Il Corpo”, “La Ragazza dalla pelle di Luna” e “La Ragazza Fuoristrada” sono tre colonne sonore composte per altrettanti film erotici anni 70’, diretti da Luigi Scattini. Tre capolavori in cui si fondono insieme romanticismo jazzato, esotici cori femminili e bossa nova. Sono gemme disseminate nel mare della vastissima produzione di Umiliani, che nel complesso si è dedicato alla bellezza di 150 opere fra cinema e televisione.

Una carriera, la sua, che inizia in giovane età: a cinque anni scopre il pianoforte e la zia inizia a impartirgli lezioni. Si innamora del jazz, in un periodo (durante il ventennio fascista) in cui in Italia era bandito e quindi anche di difficile reperibilità, e i negozianti di dischi non si facevano problemi a cacciarti fuori se chiedevi di quella “robaccia americana”. Con la fine della seconda guerra mondiale, sdoganato il problema, Umiliani entra nel circuito jazz ed è il primo ad incidere un disco Bebop in Italia. Iniziano i contatti con il mondo del grande schermo e il successo arriva con la collaborazione con Monicelli, per il quale musica “I Soliti Ignoti”, prima colonna sonora interamente jazzistica del cinema italiano. Il brano “Gassman Blues”, presente nell’album, è ancora uno standard suonato in tutto il mondo.

Trilogia film Scattini

Ma è nel lavoro con Scattini che Umiliani delinea i contorni del genere lounge esotico: sicuramente ispirato e guidato dalle pellicole del regista che trattano di amori proibiti in terre tropicali, il compositore riesce a creare atmosfere da sogno che conferiscono pathos e passione ai frivoli e poco credibili intrecci amorosi sullo schermo. Sì, perché i tre film di Scattini non brillano di certo per ingegnosi spunti registici, indimenticabili interpretazioni degli attori o improvvisi plot twist. Molto spesso, le uniche cose che si ricordano sono il corpo mozzafiato di Zeudi Araya e le atmosfere sognanti e provocanti che circondano i personaggi. E per queste ultime, il merito va tutto a Piero Umiliani.

Caratteristica fondamentale e comune ai tre lavori è l’ipnotica ripetizione di un tema riarrangiato con strumenti sempre diversi: è il caso dell’agrodolce “Moon Skin”, che ne “La ragazza dalla pelle di luna”, viene prima suonata come una ballad al pianoforte, poi in una calda versione strumentale accompagnata dalla steel guitar e dalla voce di Edda dell’Orso, di nuovo in un arrangiamento per solo organo ed infine in una versione swingata con una tromba solista. 

La quasi totale assenza di liriche cantate conferisce alla musica un'atmosfera onirica e surreale, ma quando finalmente nel pezzo entra una voce, ha quasi la funzione di spezzare l'incantesimo e far svanire il sogno: ne “La Ragazza Fuoristrada”, è addirittura la stessa attrice Zeudi Araya che canta due pezzi, uno in italiano, “Oltre l’acqua del fiume” e uno in amarico, “Maryam”. La capacità di spaziare da un genere all’altro è la firma dello straordinario talento compositivo di Umiliani, che ne “La Ragazza dalla Pelle di Luna” passa dalla bossanova di “Addio Isola Felice” o “Laguna Tropicale”, alle chitarre piene di fuzz di “Seyga Seyga”. La più coerente, invece, fra le tre colonne sonore, è sicuramente quella de “Il Corpo”: a partire da “Free Life”, il tema principale cantato a cappella, si rimane sempre sospesi in una nuvola di esoterismo e spezie orientali.

I tre lavori si collocano benissimo, per intento, all’interno del genere exotica che, per dirlo con le parole di Martin Denny, “è una combinazione di Oceania e Oriente. Quello che, secondo l’immaginazione di molte persone, sarebbero le isole, ma tuttavia è pura fantasia”. È la musica che rappresenta il nostro modo di percepire quelle terre lontane, un surrogato tropicale che non coincide assolutamente con la tradizione di quei luoghi, ma che riesce ad evocarli. E Umiliani è riuscito a fare proprio questo: ci ha adagiati fra le palme, a fissare il sole che si riflette nell’acqua cristallina.

Tag: Retroterra colonna sonora

Commenti (1)

  • Elisabetta Umiliani 30/03/2016 ore 22:24 @e.umiliani

    Bellissimo articolo lo abbiamo condiviso sulla pagina di Piero curata da me e da mia sorella.
    Grazie!
    Elisabetta Umiliani

Aggiungi un commento:


ACCEDI CON:
facebook - oppure - fai login - oppure - registrati


LEGGI ANCHE:

“Fabrizio De André. Principe libero”, il film con Luca Marinelli arriva al cinema come evento speciale