Tutti i colori del jazz: la storia di Piero Umiliani Rubrica

Piero Umiliani. Foto via umiliani.com - Piero Umiliani. Foto via umiliani.com -
05/08/2016 di

Pensa ad un ritmo che si leva nei locali più umidi di Harlem, scivola in gocce di sudore dentro a un sassofono e ne esce in gocce di colore. Corre sul mare, si ferma in un negozio di dischi fiorentino. Si infila nelle sale da ballo, aspetta sotto i tasti di un piano per riprendere a ballare. Suggestiona. Questa è una storia hot & bothered di radio svizzere da ascoltare in segreto, di una guerra che finisce, di un cinema che a Cinecittà si gonfia di stelle e cerca una musica di genio e talento. Della adorazione per Ellington e il beat. È una storia di balli foxtrot, di Chet Baker che dimentica la tromba, di cult movies e Muppets. È una storia che ha il nome di Piero Umiliani. Music, Maestro.

(Uno scatto di Piero Umiliani agli esordi, via)

Siamo negli anni ‘40 quando il giovane Piero Umiliani, fiorentino classe 1926, trova in un piccolo negozio della sua città un disco americano, edito da un’etichetta newyorkese. Il titolo è “Hot & Bothered”, seguito sotto, un po’ più piccolo, da “Duke Ellington & His Orch.”. Nell’Italia fascista nessuno conosce il Duca di Harlem e quel disco è uno scrigno di illegalità, pericoloso concentrato della “musica di tipo negroide” vietata dalla censura fascista già alcuni anni prima.

E Umiliani lo sa: con già alle spalle una decina d’anni di studio del pianoforte fin da piccolissimo –è “Pippo Non Lo Sa” di Gorni Kramer il primo pezzo ascoltato in radio in assoluto- appena sedicenne inizia la collaborazione con “Il Nuovo Giornale di Firenze”, nel quale non si astiene da aperti elogi alla musica degenerata che arriva da oltre l’oceano. È uno di questi articoli che gli vale le attenzioni del Maestro Pippo Barzizza, che all’epoca trasmette attraverso Radio Firenze i maggiori successi di jazz americano del tempo con titoli italiani inventati e che apprezza le parole di Umiliani al punto da contattarlo in segreto, invitandolo agli studi Rai per seguire la sua direzione de “Il Ruggito della Tigre” (che altro non è poi che la celebre “Tiger Rag”).

(Uno scatto degli esordi di Piero Umiliani, via)

Play the piano, boy

L’ambito del giornalismo musicale appassiona profondamente il giovane Umiliani, ma le sue ambizioni sono presto apparentemente ridimensionate dal brusco scoppio della guerra mondiale. Apparentemente, perché nel 1943, nome in codice Operazione Husky, la cultura d’oltreoceano che Umiliani ascolta, respira e immagina divorando tutti i dischi di jazz che riesce difficoltosamente a trovare (insieme ai trenta minuti quotidiani dedicati a quel Duke Ellington che diventerà la sua stella polare musicale, trasmessi in notturna dalla radio nazionale svizzera) sbarca in Italia nella persona di migliaia di soldati statunitensi. Per il piano player si tratta di un’opportunità fondamentale, perché l’arrivo delle truppe americane significa anche l’improvvisa entrata nel Paese di V-Disc e di 33 giri fino a quel momento introvabili (così Umiliani:"Fu così che io scoprii i ritmi e il suono di quella musica. Una musica che divenne la mia vita"), portando con sé anche la diretta apertura di club del divertimento per americani.

(Uno scatto realizzato durante gli esordi di Piero Umiliani, via)

Per mantenersi, Umiliani trova lavoro come pianista nei locali frequentati dai militari statunitensi, che accolgono a braccia aperte (e con stipendi non indifferenti) i pochi pianisti in circolazione. Dopo aver concluso gli studi di Giurisprudenza intrapresi per volontà dei genitori, accede al Conservatorio Luigi Cherubini dove nel 1952 si diploma in Contrappunto e Fuga.

(La versione di "Mood Indigo" contenuta in "Ode To Duke Ellington" del 1974. Questo un ricordo del Maestro:"Scoppiò la guerra e io ricordo che ogni volta che suonavo "Mood Indigo" al pianoforte mi dicevo che era il più bel pezzo di musica che sia mai stato scritto. Una melodia così dolce, così diversa da tutto quello che avevo ascoltato e suonato fino ad allora".)

È l’inizio di una carriera ricchissima e variegata, che saprà muoversi con elegante disinvoltura fra numerosi generi e contesti diversissimi. Nel corso del 1951, Umiliani si reca più volte a Milano, dove incide per la Durium i primi dischi in stile bepop mai realizzati in Italia. 78 giri, un ridottissimo numero di copie, titoli scritti a penna e numero di catalogo impresso con un timbro, i dischi rappresentano ugualmente un importante passaggio per il jazz italiano. Nel 1954 il pianista parte alla volta della Norvegia in compagnia di altri jazzisti, con i quali trascorrerà alcuni mesi suonando nei club di Oslo jazz americano e classici italiani. Tornato in Italia, il maestro inizia una serie di collaborazioni con i grandi nomi della musica leggera e melodica, realizzando diversi programmi radio di successo insieme a Lia Origoni e incidendo alcuni lavori con Achille Togliani.

Il ritorno in Italia e l'incontro con Cinecittà

Nel 1954 Umiliani si trasferisce a Roma. In quegli anni, la vivace capitale italiana sta conoscendo una fase di densa e ricca fioritura della cinematografia, detenendo un primato produttivo e tecnico che ha massima espressione nei mitici studi di Cinecittà. L’avvicinamento fra i maggiori talenti dell’epoca è inevitabile: nel 1954, il pianista viene contattato dai fratelli Taviani per scrivere le musiche del loro documentario “Pittori in città”. Sarà la prima delle oltre centocinquanta colonne sonore solo per il cinema realizzate dal musicista. Poco tempo dopo (anche in seguito al rifiuto del “capo dei capi” Armando Trovaioli che prevedeva un flop certo per un film in cui Vittorio Gassman occupasse un ruolo comico), Umiliani viene contattato da Mario Monicelli per la composizione della musiche del capolavoro del regista romano “I Soliti Ignoti”, per il quale scrive la prima colonna sonora italiana integralmente jazz.

Diversamente dalle previsioni del collega musicista, il film conosce un ottimo successo di pubblico, come ricordato dallo stesso Umiliani: "Al cinema erano in pochi a suonare il jazz, forse Piccioni in qualche tema. [...] Mi fu chiesta una musica allegra e jazzata. Presi il lavoro molto alla leggera, proposi dei temi che avevo già composto, li feci sentire al regista e in soli quindici giorni avevo pronta la colonna sonora. Il film stentava a trovare una distribuzione e tutto faceva supporre che non avrebbe avuto alcun successo, invece quando uscì fece il botto…”.

(Il celeberrimo "Gassman Blues", parte della colonna sonora del film "I soliti ignoti", 1958)
 
La candidatura del film all’Oscar contribuirà ad accrescerne la visibilità e l’apprezzamento, aprendo al maestro nuove importanti collaborazioni: da "L’Audace Colpo dei Solito Ignoti" (1959) a "Smog" (1962) –entrambi attraversati dalla tromba di Chet Baker-, il musicarelli "Urlatori alla Sbarra", "Accattone" di Pasolini in cui è al lavoro insieme al Maestro Rustichelli e "Il Vigile" (1958) di Luigi Zampa, saranno decine le opere filmiche cui Umiliani presterà il proprio estro creativo.

Così è ricordata dal Maestro italiano la collaborazione con il gigantesco Chet Baker:"Era un uomo triste e drammatico, la sua unica gioia era suonare. [...] Durante il nostro ultimo incontro mi trovai di fronte un sereno vecchietto. Non appena mi vide mi salutò dicendo:” Caro Maestro.” Io scoppiai a ridere e risposi: “Se io sono un Maestro, allora tu chi sei? Hai fatto molto più di quanto ho fatto io!”. [...] Poi ebbi un’altra occasione di suonare con Chet, per la colonna sonora de “L'Audace Colpo de I Soliti Ignoti”. Eravamo a Cinecittà e stavo provando con un ottetto, aspettando che Chet arrivasse. Il produttore del film, per assicurarsi che Chet arrivasse in orario per la registrazione, aveva mandato un’autista a prenderlo. Chet salì in auto e chiese all’autista di portarlo alla Stazione Termini, dove doveva fermarsi per pochi minuti. Scese dalla macchina e sparì. Aveva preso il primo treno per la Germania. Dato che non avevamo più notizie di Chet, il produttore insistette per trovare un altro solista, ma io mi rifiutai. Speravo che Chet sarebbe tornato, prima o poi. Ed avevo ragione, tre giorni dopo Chet mi venne a cercare. Quasi non mi riconosceva, camminava con gli occhi chiusi ed io avevo paura pensando come avrebbe fatto a suonare in quelle condizioni. Ci dissero che se n’era andato a Monaco a cercare la droga. Quando arrivò in studio non aveva con sé neanche la tromba, l’aveva dimenticata da qualche parte. Però aveva con sè la sua ancia, che gli era rimasta in una tasca: prese in prestito una tromba da un altro musicista, e iniziammo a provare. Suonò in modo eccellente”.

 Palme, tropici e maracas: la creazione dell'Exotica Lounge

È soprattutto per il lavoro di sonorizzazione degli anni ’70 alla cosiddetta trilogia esotica di Scattini (“Il Corpo”, “La Ragazza dalla pelle di Luna” e “La Ragazza Fuoristrada") che Umiliani sarà riconosciuto come padre italiano dell’Exotica Lounge: ad accompagnare le pellicole, dedicate ad amori proibiti in terre tropicali, sono infatti composizioni che mescolano a una delicata attrazione jazz innesti di bossanova e funk, cori femminili di gusto esotico e quasi totale assenza di liriche, in un connubio di suoni ambientali di giungla, percussioni e suggestioni orientali, “surrogato tropicale che non coincide assolutamente con la tradizione di quei luoghi, ma che riesce ad evocarli”.

Nel 1964 Umiliani riceve il premio della critica per il Miglior Disco Italiano di Jazz (“Piccola Suite Americana”) e fonda la Omicron, con cui si dedicherà alla produzione di album di sottofondi per il radiotelevisivo. È nel secondo di questi, “Musica per due”, che inserisce “Chanel”, ripresa dal pianista Oscar Peterson ed inserita nel suo disco “Soft Sands” nello stesso anno.

Jingle, swing e televisione: Piero Umiliani e il rapporto con la RAI

(Piero Umiliani e Vittorio Gassman durante una prova per "Il Mattatore", via)

Consapevole e serio conoscitore della musica e della storia del jazz, nel corso della sua carriera Umiliani viene sempre mosso da una naturale inclinazione per la creazione di una cultura jazz in Italia attraverso i più vari canali capaci di raggiungere il grande pubblico. È di inizio anni ’60 l’avvicinamento alla RAI, per la quale Umiliani scriverà moltissimi accompagnamenti musicali e numerose sigle di programmi, componendo fra gli altri per la Tv dei Ragazzi, varie trasmissioni sportive (tra queste “90’ Minuto” e “Il Gioco del Calcio”) e “La Corrida”. Ma negli anni a seguire Umiliani sarà coinvolto anche per “spettacoli misti” – questa l’unica definizione trovata dalla RAI per lo show dell’istronico Vittorio Gassman “Il mattatore”, musicato da Umiliani- e in seguito per vere e proprie trasmissioni. Il 1961 è l’anno di “Moderato Swing”, una quarantacinque minuti dal ritmo serrato che, così il direttivo RAI, “colma un vuoto alla TV. Mancava una rubrica che si occupasse di musica equidistante tra quella leggerissima e quella classica: domani Piero Umiliani riempirà questa lacuna”. 

(La cantante americana Helen Merrill durante la prima puntata di "Moderato Swing", 1961)

In realtà, dietro al sostegno di una RAI che per Canzonissima ha appena riunito un’enorme orchestra attiva però solo tre giorni a settimana ci sono più banali motivazioni di carattere economico, date dalla necessità di impegnare i musicisti a tempo pieno con uno spettacolo in seconda serata. Il 3 gennaio 1961 va in onda la prima puntata di "Moderato Swing", che attraverso interpreti d’eccezione – fra questi Helen Merrill, Carol Dannell e Gian Costello- proporrà per la prima volta agli spettatori italiani i più grandi standard del vocal jazz made in U.S.A (non mancando comunque di suscitare più di uno scontento in un direttivo RAI preoccupato da un programma “troppo spinto in direzione del jazz”).

(Piero Umiliani in una gag con Tony Cucchiara durante una puntata di "Fuori L'Orchestra")

Un paio d’anni più tardi, in un clima di maggiore apertura e sulla base di un intento divulgativo più strutturato, Umiliani è chiamato alla direzione musicale di “Fuori L’Orchestra”: la trasmissione, divisa questa volta fra racconto ed esecuzione dei brani, è organizzata in puntate ognuna omaggio a una delle grandi orchestre jazz della storia –a partire da Glenn Miller e dalla sua “In The Mood” come simbolo dell’arrivo dei marines in Italia, fino alla celebrazione dell’adorato Duke Ellington- e coinvolge anche le migliori formazioni di jazz contemporanee al maestro, dalla Quartetto di Lucca alla Riverside Jazz Band, dal Sestetto di Roma all’Amedeo Tommasi Trio. Un’organizzazione tanto dinamica e appassionata non può che ottenere ottimi risultati, riuscendo ad avvicinare al jazz il pubblico italiano e permettendo a Umiliani di consolidare la propria collaborazione con la RAI.

Mah-Nà Mah-Nà e la consacrazione mondiale

A fine anni Sessanta, insieme ad Armando Trovaioli e Piero Piccioni, Umiliani è riconosciuto come uno dei compositori e direttori più importanti del suo tempo. Nel 1968, il musicista è chiamato a lavorare alla colonna sonora di “Svezia, Inferno e Paradiso” di Luigi Scattini. È un giugno rovente e, chiuso nello studio di registrazione, il compositore improvvisa il breve tema “Viva la sauna svedese” a commento di una breve scena in cui un gruppo di giovani ragazze corre in pelliccia sulla neve per poi denudarsi quasi completamente all’interno di una sauna.

In un primo momento nessuno dei presenti (e nemmeno Umiliani) coglie il potenziale del brano, che il suo stesso ideatore esclude dall’album della colonna sonora incidendolo solo per l’EP “Psichedelica”, non destinato al mercato. Sarà la statunitense Marks Music diretta da Joseph Auslander, contattata per la subedizione americana del disco, ad intuire il valore di quel vivace minuto presente fra i materiali esclusi dalle registrazioni. Scelta come brano guida, la traccia necessita però di un nuovo nome, più orecchiabile e in grado di proporla sul mercato internazionale. Ribattezzato “Mah-Nà Mah-Nà”, il pezzo viene allungato a due minuti e pubblicato dalla Ariel records. Il riscontro di pubblico è straordinario: segnalato anche dal gigante della radiofonia americana Bill Gavin come “Top Tip” per i deejay della nazione, “Mah-Nà Mah-Nà” si piazza al 55° posto nella classifica di BillBoard e al 46° di CashBox.

Ma a consolidare definitivamente il successo del brano, diventato anche parte del jingle del programma umoristico “The Red Skeleton Show”, è una sua reinterpretazione da parte di uno dei Muppets durante una puntata di “Sesame Street Fever”: sarà l’inizio di un legame strettissimo fra la composizione di Umiliani e la celeberrima serie dei pupazzi animati di Jim Henson, che da lì al ’76 proporrà svariate nuove interpretazioni del pezzo, avvicinando con qualità quei due allegri minuti di jazz ai vivaci colori della cultura pop. Il 25 giugno 1977, l’album della colonna sonora dello show supera il “Live at Hollywood Bowl” dei Beatles e raggiunge la prima posizione della classifica inglese.

("Mah-Nà Mah-Nà" nella versione dei Muppets del 1977)

Nel frattempo, oltre a dedicarsi a composizioni per teatro (collaborando anche con Dino Buzzati), docu-film e televisione, Umiliani si interessa di collezionismo di strumenti, che raccoglie con passione durante i suoi numerosissimi viaggi fra l’Europa, gli Stati Uniti e l’Oriente: ad inizio anni ’70 è tra i primi in Italia ad avvicinarsi a Moog e tastiere elettroniche e l’unico insieme a Battiato a possedere un VCS3. È questo il momento per registrare nel proprio studio di incisione romano, il “Sound WorkShop” allestito grazie alle importanti entrate per i diritti d’autore di Mah-Nà Mah-Nà e provvisto delle più innovative apparecchiature elettroniche del tempo, diversi lavori a carattere sperimentale: da “Omaggio ad Einstein” a “Tra Scienza e Fantascienza” e “Synthi Time”, tutti questi lavori del compositori saranno autoprodotti attraverso le varie etichette da lui create in quanto mai supportati dalle case discografiche nazionali. In questo periodo, per poter pubblicare in libertà senza però saturare il mercato discografico con troppe uscite a suo nome, Umiliani opera sotto vari pseudonimi (Zalla, Catamo, Ingegner Giovanni & famiglia e molti altri).


(Nel cuore di Umiliani la musica napoletana, ritenuta l’espressione musicale italiana più originale, occuperà sempre una posizione privilegiata e sarà fonte di interesse sin dagli esordi, celebrata già nell'LP "Dixieland in Naples" del 1955 in cui le canzoni più celebri della tradizione partenopea vengono rivisitate in chiave swing. Di estremo interesse quindi la sua riproposta della celebre “O’ Pazariello”, che il maestro rivisita in un’originale e dissacrante sperimentazione con moog.)

Il ritiro dalle scene e il ritorno

(Piero Umiliani in una foto privata, via)

Musica che si irradia da dietro gli schermi televisivi di tutto il Paese, note che giocano con le commedie teatrali e ancora film da raccontare e colorare in musica. Ma non basta: nel 1982, il creativo Umiliani sente l’esigenza di ritornare alla dimensione live e al contatto con il grande pubblico e inizia a pensare ad un tour con orchestra che attraversi tutta Italia. Il desiderio del musicista è però raggelato da un episodio drammatico: nel febbraio 1984, di ritorno dagli studi RAI di Via Asiago, Piero Umiliani viene colto da un ictus. Il ritiro dalle scene durerà per vari anni e solo ad inizio anni ’90, dopo una lunga riabilitazione, il maestro si riavvicinerà gentilmente alla musica, riprendendo l’attività concertistica e dedicandosi ad alcune riedizioni di dischi sull’onda del revival delle colonne sonore del cinema italiano anni Settanta. Nel 1991 pubblica il disco in studio “Umiliani Jazz Family” (in cui fa la propria comparsa come cantante la figlia Alessandra).

Autore di gigantesco talento, grande studioso della musica, nel 2001 Piero Umiliani muore di infarto a Roma, lasciando all’Italia e al mondo un’eredità musicale sconfinata, che scintilla dietro una mole impressionante di opere musicali e visive. Capostipite del jazz e appassionato responsabile della sua diffusione in Italia, Piero Umiliani è stato un compositore straordinario di grande, grandissima musica. Malinconica come una bossa nova, intensa come un’improvvisazione jazz, ubiqua come la mente apertissima del suo creatore, materia raffinata e leggera che danza con discrezione da un genere all’altro, prendendo di ognuno i più bei colori per diffonderli intorno a sé con tutto l’incanto dell’anima musicale e il rigore del grande studioso. Ed è per questo che oggi la musica di Piero Umiliani è un caleidoscopio importante: si intrufola fra i rumori della metropoli, passa il grimaldello a bande di ladri d’appartamento, sorride a giovani fanciulle impellicciate. Proietta tigri e giungle tropicali sulle pareti di un locale, racconta storie di musica nera e ritmi latini, accompagna con geniale garbo i colori dei più grandi varietà. Saltella fra motivetti di raffinata ironia spinta da una profonda, consapevole gioia della vita.

 

Per un ulteriore approfondimento dell'Umiliani studioso e critico, vi suggeriamo questo breve, interessantissimo trattato del Maestro dedicato a un'analisi del jazz come erede della tradizione romantica.

Ulteriore materiale è inoltre contenuto nell'opera "Piero Umiliani. In parole e in musica", curato da Antonio Campanella ed edito da Auditorium, collana Rumori.

 

Tag: Retroterra

Commenti

    Aggiungi un commento:


    ACCEDI CON:
    facebook - oppure - fai login - oppure - registrati