I pro e i contro del firmare con un'etichetta discografica

foto via lagondwanaland.com - Pro e contro di firmare con una labelfoto via lagondwanaland.com - Pro e contro di firmare con una label
13/09/2016 di Musicraiser

Se in Italia siamo ancora convinti che firmare per un'etichetta sia la scelta migliore per la propria musica, oltreoceano non è sempre così. È di qualche settimana fa la storica notizia dell’ingresso di "Coloring Book", il nuovo album in streaming di Chance the Rapper, nella top 10 di Billboard: mai prima d’ora un’artista totalmente indipendente aveva raggiunto questo traguardo con un disco disponibile solamente in streaming e free download e senza alcuna etichetta. Il 23enne rapper di Chicago ha rafforzato la propria musica trasformandola in un brand riconoscibile e riconosciuto.

Con le dovute proporzioni, è quanto sta facendo anche Ghali in Italia: in pochi mesi ha creato il proprio impero social senza il supporto di nessuna etichetta e senza nessun disco fuori, producendo video da milioni di views e lavorando benissimo sulla propria immagine assieme al suo entourage.
Giovani imprenditori di se stessi che travalicano le logiche dell’industria musicale, bypassando le etichette tradizionali: è davvero possibile per tutti farsi spazio all’interno dell’industria musicale senza un’etichetta?
Ci sono dei pro e dei contro, che provo a spiegare qui di seguito.



(Gli uffici della New West Record, in Georgia, foto via duttonarchitects.com)

La costruzione dell'immagine

PRO - Una buona etichetta discografica equivale fondamentalmente ad un brand: essere su un’etichetta discografica riconoscibile è un marchio di qualità che offre garanzie di sicuro riscontro per i musicisti che fanno parte di quel roster.

CONTRO - Un contratto con un’etichetta discografica a volte ti vincola necessariamente alla realizzazione di prodotti in target con quella determinata linea editoriale, delimitando quindi i confini della tua libertà artistica e definendo tempistiche e scadenza di produzione ed uscita del tuo prodotto discografico.

Il capitolo investimenti

PRO - Alcune etichette discografiche investono sulla tua musica pagando, ad esempio, la stampa dei tuoi dischi, supportando le spese di produzione, investendo nella promozione del tuo progetto musicale. Un investimento da parte dell’etichetta ti permette di ottimizzare le spese ed ammortizzare eventuali perdite.

CONTRO - Sono ormai rarissime le etichette che ti offrono un sostegno economico: molto spesso, un'etichetta fa il minimo indispensabile a causa di mancanza di fondi e di investimenti a lungo termine sulla carriera di un artista. Quando ci sono investimenti sono sempre "prestiti" che spesso devono essere recuperati. L'altro fattore da valutare è che spesso più investe l'etichetta più vorrà avere controllo sul prodotto finale e meno libertà avrà l'artista.

Servizi e opportunità

PRO - Ogni etichetta discografica che si rispetti ha a propria disposizione un pull di contatti da fornirti per conoscere gli addetti ai lavori indispensabili alla tua crescita musicale. Grafico, ufficio stampa, radio plugger e distributori sono alcuni dei servizi che una casa discografica potrebbe offrire. Possono anche inserire l'artista in una serie di contesti che da solo, senza un network, farebbe fatica a trovare.

CONTRO - Spesso questi servizi vengono pagati direttamente con gli introiti generati dall'artista, che da solo potrebbe gestire tutto con un buon deal di label services e guadagnare di più avendo totale controllo della sua carriera. È vero che questi professionisti cureranno gran parte del lavoro per te, ma hanno un costo che, a seconda del contratto, potrebbe essere molto alto per le finanze di un musicista.



(Amanda Palmer, foto via wired.com)

C'è un'alternativa

Ecco alcuni esempi di artisti che hanno tentato altre strade rispetto alla discografia tradizionale:

Amanda Palmer
Ha venduto circa 25.000 copie del suo disco ed è stata lasciata della casa discografica perché considerate troppo poche. Bypassando l'etichetta, ha fatto una campagna di crowdfunding e ha coinvolto 25.000 persone e ha raccolto 1.2 milioni di dollari. Quindi grazie a questi 25.000 sostenitori ha generato circa 4 volte gli introiti per il suo progetto, senza dover dividere i suoi guadagni con nessuno e potendo investire sulla sua musica con piena autonomia e libertà.

Frank Ocean 
Era "costretto" da anni in un contratto con una major che faceva pressioni per veder pubblicato l'ultimo disco del musicista, prima che il contratto scadesse. Ocean ha così pubblicato prima "Endless", un visual album in streaming gratuito audio/video su Apple Music, e dopo 24 ore ha rilasciato il vero album ufficiale, "Blonde", come artista autoprodotto. Facendo un rapido calcolo di quelli che dovrebbero essere i profitti di Ocean, se ipotizziamo un realistico 70% sul totale come sostiene Billboard, le 230 mila copie vendute e i 69 milioni di streaming fatti nei primi 7 giorni avrebbero fatto guadagnare a Ocean 1 milione e 770 mila dollari americani solo nella prima settimana. Questo, nonostante gli oltre 750 mila download illegali dell'album.

Egreen
Il rapper italiano ha raccolto 69 mila euro con una campagna di crowdfunding per produrre il suo ultimo disco. Sarebbe molto difficile per un artista indipendente avere un anticipo di tale importo da una casa discografica.



(Egreen)

Una casa discografica può dare tanto a un artista ma non è l'unica soluzione possibile per dare vita a un progetto musicale. Ci sono tanti esempi di soluzioni alternative per fare musica e creare economia per il tuo progetto. Musicraiser ha già distribuito più di 3 milioni di euro per 800 artisti e spesso lavora con artisti indipendenti o in sinergia con case discografiche che vogliano massimizzare le loro vendite e il fan engagement.

Per scoprire di più sul mondo del crowdfunding, direct to fan, label services, vai su Musicraiser o scrivi a questo indirizzo.
Inizia subito la tua campagna qui.

Tag: tutorial etichette discografia crowdfunding musicraiser

Commenti (3)

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  • Caterina Sacco 3 mesi fa @caterinasacco87

    L'idea che la casa discografica sia solo un soggetto presta-soldi, e che addirittura si scriva nell'articolo che ce la si possa fare con i label services, è ciò che sta limitando la carriera di tantissimi talenti.

    Partiamo dal presupposto che la casa discografica è quella che fa i dischi, dal sound al marketing fino all'idea artistica che sta alla base, e il fai-da-te che va di moda oggi è il motivo per cui esistono milioni di progetti fallimentari su youtube, fallimentari ma soprattutto brutti o poco originali.

    In secondo luogo, le case discografiche possono continuare a prestare soldi, però oggi un sacco di artisti sono esordienti e non hanno guadagni coi live. Quindi va ripensato tutto.

    Terzo, non esistono casi di successi di indipendenti, almeno artisticamente rilevanti (lasciamo stare gli Youtuber e quelli già famosi). Frank Ocean che citate è diventato famoso grazie ad aziende come DefJam, Island e XL. Che guarda caso, tre etichette Universal, ovvero l'impero.
    Va bene essere gentili ma non potete scrivere cose del genere su una testata come Rockit.

  • Nat Rapper 30 giorni fa @lipo53

    le case discografiche ti avvicinano se fai numeri...bello o brutto è un gusto. Per me sei brutta tu. Io mi faccio i cazzi miei e porto avanti messaggi. Voi vi fate comprare e riempite la gente di effetti ma consistenza reale 0. La musica puó essere un mezzo per inviare messaggi sulla realtâ sociopolitica. Quelli che fanno i numeri da etichette importanti sono giá spinti da insiders e sono agevolati, in piú in questo mondo di pecore le persone solo vanno per popolaritá, nominata o sentito dire. Una serie di variabili fortunate ed ecco ottenuta la viralità. Se vuoi ti faccio esempi concreti, hai solo da chiedere. La realtá e che non ci sono messaggi. Questi artisti pensano solo ai guadagni non a migliorare il mondo e a guadagnare dai piú isolati che sono in piú che quelli che si organizzano o vengono accolti in gruppi che influenzano...creando i presupposti per diventare trend...ma ti ripeto anche cosí siete le mie cacche. Io porto avanti il messaggio; ad esempio di democrazia diretta e me lo succhiate con le vostre canzoncine. Siete scandali, pecore, privi di spirito critico verso la realtá, buoni solo ad odiare, a far finta di niente e a mangiarci da sopra. Contraddittori, voltafaccia, doppiefacce. Incoerenti...Prima cantate che l’amore non esiste e non volete figli e dopo il contrario. Volete solo odiare la saggezza. FALLITI. Se questi sono gli artisti e mi riferisco al genere dell’articolo che è il mio. Queste pecore che l’ascoltano possono solo fallire. Alla fine è tutto llí. I veri indipendenti in questo mondo di merda della musica industriale non esistono, cercano tutti l’hype a vari livelli, tutti vengono conosciuti perchè vengono spinti da altri intorno fino a creare l’effetto pecorella. Io usa la musica per migliorare il mondo e non me lo inculo il fan nel senso di seguitore o persona che ti da i soldi. Quelli sono tuoi amici oppure persone che ti vogliono aiutare. Io non ho fans per questo motivo, perchè metto al centro lo spirito critico quindi ascoltandomi puoi solo incazzarti e ribellarti non seguirmi. In compenso mi faccio la mia musica e non mi faccio prendere per il culo da nessuno; se la gente smettesse di essere pecore e ci dedicassimo ognuno all’altro...ma si sa ne di se ne di ma quindi state bene beh beh beh, beh beh beh. È uscito questo, mille persone vicine a quelli che lo hanno prodotto o registrato, clccano, altri mille perchè in quel modo li ha raccomandati YouTube e poi via di viralitá e raccomandazioni per YouTube...poi le piattaforme sono arrivate dopo e cambieranno le cose, anche se non ci credo che le label non le pagano per avere gli artisti in play e nelle playlist oppure per quelli di cui scelgono le foto. CMQ SIETE RIDICOLI, MA ANDIAMO FATEMI I BOKKINI

  • Nat Rapper 30 giorni fa @lipo53

    TESTA DI CAZZOOOOO

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