Il più grande tormentone del Festival di Sanremo sono le polemiche. Anche Sanremo 2026 non è stato da meno, con tutto il bailamme riguardante la auto-esclusione di Pucci dal palco dell'Ariston – e quella di Morgan –, con conseguente levata di scudi dei suoi sostenitori (di Pucci, non di Morgan). Ma poco importa: ora Sanremo 2026 inizia davvero, che ci piaccia o no. E, almeno a giudicare dai preascolti, sappiamo già da che parte vira questa edizione.
Se volete sapere già cosa succederà e chi si esibirà quando, qua c'è la scaletta (Renga per ultimo è davvero per veri highlander). Noi ci guardiamo la puntata ospiti del 21 House of Stories di Milano, sui Navigli, in compagnia di un ospite speciale: il sempre ottimo Ruben Camillas, che avrà il compito di regalarci la sua versione di un po' dei brani in gara. Ed è da là che affiancheremo alle pagelle di Marco Mennillo, che troverete qua sotto, il voto del pubblico della serata su alcune delle canzoni in gara. In attesa che inizi la puntata, qua vi mettiamo l'ordine dei brani in gara.
L'Ouverture dedicata a Pippo Baudo: 5
Sapevamo che Sanremo 2026 sarebbe iniziato con un doveroso omaggio a Pippo Baudo, padre fondatore del Sanremo moderno e della tv italiana. Però Perchè Sanremo È Sanremo, la sigla degli anni '90 composta da Pippo Caruso poteva essere utilizzata meglio, è una canzone intera che poteva essere riarrangiata per evocare la benedizione di Baudo. E invece: il solito spataffione orchestrale di Pinuccio Pirazzoli e solo sul finale parappappappapparà mentre la voce di Pippo apre il festival, privandoci di un testo che dice «io sogno una canzone che dica tante cose, un colpo di cannone ma che spari solo rose, però poi m'innamoro di un ritornello scemo: perchè Sanremo è Sanremo»: un trattato di filosofia pop. E buon Sanremo a tutti.
Olly: 6
La tradizione interrotta da Angelina un anno fa, riprende con il vincitore che torna sul palco per aprire la prima serata. Olly sembra meno in controllo vocale del solito, forse emozionato. Ma la performance è comunque quella di uno che ha macinato palchi giganti nell'ultimo anno.
Ditonellapiaga - Che fastidio!: 8
Iniziare Sanremo con una canzone uptempo, ok, ma addirittura l'electro non me l'aspettavo. Un arpeggiatore martellante e Ditonellapiaga che per piglio e attitudine sembra venire da un altro pianeta o dal futuro. Ecco, ora ho solo paura di cosa potrebbe arrivare dopo.
Michele Bravi - Prima o poi: 6
Bravi sembra tornato all'approccio spensierato al palco che aveva qualche anno fa. La canzone forse è troppo complessa al primo ascolto ma ha due versi niente male, dovrebbe crescere con gli ascolti, speriamo.
Sayf - Tu mi piaci tanto: 7
Una lettera d'amore alla propria terra, con citazioni che verranno fuori volta dopo volta. Una messa in scena un filo confusionaria o poco a fuoco, ma comprendiamo l'evidente emozione. Da notare la saggia scelta di indossare la coccina – l'accento genovese – per sviare i membri del governo dalle origini tunisine, sennò lo trattavano come Ghali e lo inquadravano solo in campo largo.
Mara Sattei - Le cose che non sai di me: Sæï mæno mæno.
Io con il cantato corsiveggiante di Mara ho fatto pace da anni, ormai. Non faccio pace con il fatto che Mara – una che fa cose estremamente innovative nel female pop italiano – al festival ci vada sempre con una Sanremata. Che ha cantato bene, ma non siamo più a Sanremo 1998. Eddai.
Dargen D'Amico - Ai ai:SAI e mezzo
Credo sia l'edizione più difficile per gli ascolti da quando faccio questa cosa: le canzoni sono difficilissime da comprendere alla prima esecuzione. Alla prima volta, sembra la più debole rispetto a Dove Si Balla e Onda Alta. Ma ha davvero detto "ci brucia Gaza" anzichè casa?
L'Omaggio a Peppe Vessicchio
Anche qua: gli omaggi non si fanno con questa fretta. Un minuto e mezzo di clippino di Dirige l'orchestra Peppe Vessicchio non rende onore a ciò che Peppuzziniello ha fatto e rappresenta per il Festival. Ancora peggio, i nomi sciorinati uno dietro l'altro. Altrove avrebbero fatto un segmento in memoriam, addirittura all'Eurovision che ha tempi più veloci di Carlocò fanno degli omaggi con un minimo di respiro. Dateci il tempo di emozionarci, cacchio.
Arisa - Magica favola: 6-
Sembra difficilissima, questa canzone, nel fraseggio e nella scansione delle parole. Arisa, come ha già fatto in passato – Mi sento bene – porta in scena una parte di autoanalisi sul palco che l'ha resa famosa, ma stavolta la storia quasi avere una risoluzione. Frozen ma ambientato nella mente di Rosalba Pippa.
La SIAE di Welo: 10+
Vai a Sanremo Giovani, non passi al Festival, ma Carlocò ti fa fare lo stacchetto al posto di Tutta L'Italia di guadagnando in SIAE quanto TUTTI GLI ALTRI messi assieme.
Luchè - Labirinto:Luchè, Perchè?
La prima performance è confusionaria e imprecisa. Quando Luchè è nel rap puro è credibile, quando si avvicina al pop, sembra decisamente fuori dalla sua cosa. Il ritornello è Tropico in purezza.
La signora Gianna Pratesi
È andata a votare quando le donne hanno potuto, la prima volta, 80 anni fa. Ha 105 anni e comunque ciò che dice si capisce meglio di metà degli artisti in gara. Ha buttato lì che i fascisti dovevano andare via. Mi sa che domani la signora Gianna farà parlare più dei rapper.
Tommaso Paradiso - I romantici: 6 apolitico
Ho una notizia buona e una cattiva: quella cattiva è che è proprio una canzone di Tommaso Paradiso. Quella buona è che è proprio una canzone di Tommaso Paradiso.
Elettra Lamborghini - Voilà: a 'sto punto 7.
ALLORA. Qua finisce che nel piattume e nella medietà le cose strane saltano all'occhio. E quindi, tocca far notare che lei si sta impegnando così tanto a cantare bene – anche meglio di molti altri "cantanti puri" – che è immobile sul palco e fa giusto due mossette, non la locura che ci aspettavamo, ma comunque locura. Daje. Ha quel che di Dua Lipa che acchiappa l'orecchio (per la precisione: Training Season)
Patty Pravo - Opera:Senza Voto.
La canzone è bella, ma la resa tv è stata ammazzata da una regia banale e piatta. Nessun voto per Patty, che nonostante sia una leggenda lavora per trovare canzoni nuove che suonino come classici, e la rendano ancora oggi un punto di riferimento. Rimane che è difficile far dire qualcosa di nuovo a una persona che è stata così tante volte a Sanremo.
Samurai Jay - Ossessione: Debí tirar más seis
Con questa, mi sono giocato la possibilità di scrivere le pagelle di Rockit. Gennaro è un fan di Bad Bunny e si vede. Va premiata la scelta di costruire una performance strutturata all'interno della canzone, rallentandola e facendola ripartire. Intenzione vocale buona, ma bloccata dalla comprensibile tensione. Potrebbe andare meglio.
Tiziano Ferro
Doverosa premessa: io sono stato un fan di Ferro e sono cresciuto con i suoi dischi. Non è mai stato in gara, ma c'è stato come ospite circa 84 volte. E dopo la memorabile performance del 2015, gioiello di precisione e costruzione dello show, non ha mai bissato quella perfezione, anzi, ha sempre avuto l'Ariston come punto debole. Da quel 2020 decisamente infausto, anche questa sera la voce era sottotono e spesso imprecisa, la scelta delle canzoni quantomeno dubbia – Lo Stadio? Davvero? – e c'era incertezza generale nella messa in scena. Il rispetto verso il repertorio e la carriera di un artista che ha rivoluzionato il pop italiano mi costringe a ricordargli di stare lontano da quel palco.
Raf - Ora e per sempre:andiamo al VAR
Trovo scorretta la presenza di un cantante dei giovani nella gara dei big.
J-Ax - Italia starter pack: 7 +
È una di quelle canzoni di Ax quando vuole mettere solo un filo di ironia. Prova a cantarla bene, e ci riesce bene. Non vedo possibilità di classifica, ma è un brano che potrebbe esistere anche fuori dalla riviera ligure, il che non è scontato. Anche stavolta, questa edizione è tutta così beige che i graffi di colore risaltano.
Fulminacci - Stupida sfortuna: 8 e mezzo
Toh, una canzone vera. La regia in 4:3 che simula una VHS e una canzone "semplice" con una struttura classica di altri tempi comunque sembrano più contemporanei del resto del festival.
Levante - Sei tu: 8-
Stavolta quasi mi stavo emozionando, ma potrei cambiare idea, potrebbe essere la sindrome di Stoccolma, che ne sò. Levante porta una ballad che somiglia a quelle di Manuale Distruzione, storta, imperfetta, con vocalizzi complicatissimi e poco intuitivi (portati a casa benissimo).
Fedez & Masini - Male necessario: 6 meno meno
Sorvolando sulla facile battuta che il titolo potrebbe essere la recensione del pezzo, la verità è che mi aspettavo qualcosa di dirompente da 'sti due. E invece nel festival più medio di sempre, anche loro sono due medioman e non lasciano guizzi. Potrebbe crescere con gli ascolti? Paradossalmente, Fedez sembra più a suo agio con il cantato che con il rappato, Masini per qualche secondo ha l'autotune sulla voce.
Ermal Meta - Stella stellina: giudizio sospeso
Teoricamente ha tutte le carte in tavola per essere una buona canzone: scritta bene, con un riferimento all'attualità – raro, di 'sti tempi al Festival – ma c'è un precedente: una canzone con un messaggio sociale che lungo la settimana è diventata un ricatto morale. Se tra queste righe è apparsa la faccia di Cristicchi, beh, avete ragione. Speriamo bene.
Max Pezzali
Ogni sera un diverso show di Max sulla Nave, con medley tematici. Stavolta tocca a Sei un mito, La Regina Del Celebrità e La regola dell'amico. Una scenografia spettacolare con una Regina gigante, i pupazzi degli arbre magique, dei due di picche e anche di Max. Sul finale addirittura una disco ball e dei ballerini con i caschi da Daft Punk. Tutto molto carino: se solo fosse stato dal vivo.
Serena Brancale - Qui con me: giudizio sospeso, di nuovo
Che Brancale canti benissimo lo sappiamo da un decennio, ma anche qua: è lecito poter criticare questa canzone? Il fatto che racconti una storia intima che merita tutto il rispetto del mondo ci permette di dire che è una sanremata fatta e finita, quel tipo di sanremata con tanto di acuto finale di cui non avevamo bisogno nonostante sia scritta e costruita bene?
Nayt - Prima che: 7+
Ok, sono stanco. Fin'ora, la migliore tra le performance rap della serata. L'orchestra abbraccia un flow preciso e puntuale.
Malika Ayane - Animali notturni: 7
Malika che si diverte è impagabile. Poteva darci la Sanremata e invece è arrivato un funkettino spiritoso. Avercene.
Eddie Brock - Avvoltoi: 4+
La colpa non è manco sua, è che lui in gara, po'ra stella, non ci doveva stare. Poteva serenamente continuare a pubblicare canzoni e traccia dopo
Sal Da Vinci - Per sempre sì: 5
Prima della fine dell'esecuzione, la canzone ha già certificato il midifile di platino: la base è stata già scaricata da milioni di pianobaristi pronta per tutti i matrimoni dei prossimi 2 anni. Ho sentito il pubblico esplodere. Io abito a Napoli, come dire: permettetemi di avere paura.
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L'articolo Sanremo 2026: le pagelle di martedì, la prima serata del Festival di Marco Mm Mennillo è apparso su Rockit.it il 2026-02-24 15:54:00

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