Quel sabato italiano di Sergio Caputo Rubrica

sergio caputosergio caputo
31/08/2016 di

Il 31 agosto del 1954 è il giorno in cui nasceva a Roma Sergio Caputo, cantautore entrato nelle case di tutti gli italiani grazie al suo singolo "Sabato Italiano". Fino al 1983, ovvero l'anno di pubblicazione dell'omonimo album, Caputo di mestiere non faceva il cantautore, ma l'art director per una famosa agenzia pubblicitaria, contesto che fece emergere un suo certo "spirito estraneo alla normalità" che poi tornerà a più riprese anche nella sua produzione musicale. 
Come lui stesso racconta: "Ho ballato da outsider anche alla McCann divertendomi, con i miei colleghi del reparto creativo, a sguainare la spada e a duellare con gli altri impiegati del comparto fiscale. Malgrado incarnassi l’immagine dell’artista che loro rifuggivano, seppi guadagnarmi rispetto con le idee. Avevo i capelli lunghi fino alle spalle e dimostravo meno anni di quelli che avevo. Mi guardavano male e poi, destabilizzati, si ricredevano perché quel mestiere lo sapevo fare. Disegnare aveva rappresentato una forma di reazione ai tanti pomeriggi della preadolescenza passati in casa. Mia madre faceva la sarta e di portarmi in giro non aveva tempo. Così tra un programma radio da ascoltare affinando le imitazioni, un libro, un giro di chitarra e un tratto di matita sul foglio, imparai a costruirmi un mio piccolo universo. A deformarne i tratti".

"Sabato Italiano" consegnò nelle mani dell'artista romano un successo inaspettato, come molti successi nato per caso, durante una giornata di pioggia passata nella sua casa all'Aventino, mentre osservava il cortile popolato da gatti: "I gatti miagolavano senza sosta e io iniziai a scrivere. Il primo verso lo declamai in tono teatrale alla Gassman, il resto venne da sé riempiendo un block notes di appunti. Nella canzone volevo mettere le vicende delle nostre notti etiliche, il nostro piccolo universo fatto di incontri occasionali in attesa di qualcosa che non succedeva mai. A un certo punto della sera suonò il campanello. Erano gli amici di sempre, scesi, bivaccai in giro fino a tardi, tornai all’alba e dormii un paio d’ore. Al risveglio trovai mozziconi di sigarette e bicchieri di whisky lasciati a metà. Sul taccuino, con mia grande sorpresa, c’erano i miei appunti. Un sabato italiano nacque così, senza ambizioni eccessive".

L'intero album è un capolavoro di pop-swing con testi familiari e orecchiabili ricchi di aneddoti molto curiosi, come nel caso di "Bimba se sapessi", il brano che apre il favoloso disco del 1983. Il titolo originale della canzone era "Citrosodina", ma dopo la richiesta di non utilizzare la parola da parte della casa farmaceutica che produceva il farmaco, Caputo fu costretto a cambiare anche le prime parole del brano sostituendo "citrosodina granulare" con "idrofobina vegetale". In questo video che vede Sergio Caputo ospite di Carlo Massarini durante la trasmissione Mr. Fantasy, il testo (ed il titolo) erano ancora quelli originali. 

Durante la presentazione dell'artista a Mr. Fantasy, Massarini definisce Sergio Caputo come un artista "con la caratteristica dell'ironia che riesce a rivedere tutti questi luoghi comuni che sono quelli dei ragazzi tra i 20 ed i 30 anni, in maniera diversa, in maniera particolare. Sempre con il sorriso sulle labrra e con lo swing". 
Massarini sarà tra quelli che crederanno di più nelle potenzialità di Caputo, e Mr. Fantasy sarà fondamentale per l'ascesa del cantautore grazie ad una serie di video prodotti proprio negli studi della trasmissione (in totale saranno otto), come nel caso di "Citrosodina" ed "Io e Rino".

L'album che segue il primo grande successo è "Italiani Mambo" del 1984. Il disco ripropone le stesse atmosfere "da night club" del precedente, anche se è evidente il tentativo di esplorare sonorità e ritmi latini, avvalendosi di grandi musicisti per gli arrangiamenti come il clarinettista Tony Scott, il batterista jazz Roberto Gatto ed il bassista Piero Montanari. 

Il singolo che dà il nome all'album è una denuncia al mondo discografico dell'epoca, con il protagonista descritto da Caputo come un cantante che fa la musica che il suo capo gli chiede, ma che ovviamente non si trova a suo agio e sogna di essere altrove: "E col mio dolore faccio il signore al Tahiti Bar, son servito e riverito dal boss, segna tutto sul mio conto però...".

"Italiani Mambo" contiene anche altri brani di grande fattura sia testuale che armonico-compositiva come "T'ho incontrata domani", "Vita dromedaria", "Vado alle Hawaii" (con un cameo di Caterina Caselli) ed il brano anglo-napoletano "C'aggia fa with you". Il brano suona come una pregevole metafora sul jazz (Non si cambia di una virgola / si procede bluffando autodidattici) ma che vive anche della lettura superficiale del ritornello: "C'aggia fa with you baby / baby, tell me c'aggia fa with you."

Dal 1984 al 1998 Sergio Caputo pubblicherà otto album attraversando correnti e sfumature, e inanellando brani di successo come "L'astronave che arriva", "Hemingway Caffè Latino", "Effetti personali", "Non bevo più tequila" ed il sanremese "Il Garibaldi innamorato" con il quale salirà sul palco dell'Ariston nel 1987.

Caputo a quel Sanremo arriverà 21°, ma è curioso il racconto in un'intervista RAI su come nacque quel brano: "Avevo un brano latino ed ho pensato - come faccio a conciliare un brano latino con un testo italiano? - così ho pensato a Garibaldi che andò in America Latina per fare le rivoluzioni, poi si scoprì che lui restò in Brasile perché gli piacevano le donne lì". Gli anni che separano quel Sanremo dal 1998 - data di svolte e cambiamenti nella vita di Caputo - saranno un lento andare verso l'istinto primario del cantautore: il jazz, in tutte le sue vorticose varianti.

Proprio nel '98 l'artista deciderà di lasciare l'Italia alla volta di San Francisco, California. Un viaggio solo andata per ritrovare sé stesso e la tranquillità necessaria all'ispirazione. In questo periodo stringerà amicizie con moltissimi musicisti della sfera jazz (e non solo) americana (vedi Dizzy Gillespie, Lester Bowie, Tony Scott, Mel Collins dei King Crimson, Tony Bowers dei Simply Red) che lo aiuteranno ad inserirsi nel tessuto sociale statunitense dopo essere stato colpito dalla disillusione del sogno americano: "L'America che immagini osservando un film non c’è. Non esiste. L’attitudine è empirica. Gli americani vivono seguendo formule e regole precise e se vuoi convivere senza traumi, devi sapere che quelle regole, spesso fatte per i cretini, vanno rispettate. C’è chi le segue pedissequamente e poi ci sono gli outlaw. Gli emarginati o quelli che provano a romperle per fare le loro. Può essere difficilissimo se non impossibile e può soprattutto rivelarsi vano. Se affronti l’integrazione con arroganza, vivere negli States può essere un inferno. Se ti adegui è un altro conto. In America, per intenderci, non si gira attorno all’ostacolo per superarlo. Si aspetta che l’ostacolo venga rimosso. E il tempo dell’attesa suona come esempio valido per tutti. Come monito."

Così, dopo un periodo di adattamento, nel 2005 nasce "That kind of thing" un album interamente strumentale nel quale Caputo dà prova del suo talento di compositore e chitarrista, viaggiando su uno stile smooth jazz che colpirà soprattutto la critica di settore americana che lo inserirà in diverse classifiche riconoscendo il talento del musicista romano.

Sergio Caputo si è sempre definito un outsider, uno fuori dalle logiche e dalle abitudini di quella che lui definirebbe la "Roma felliniana" del successo ad ogni costo. Nel momento in cui tutti si aspettavano da lui solo album cantati e scritti in un certo modo ha salutato tutti ed è andato in America, per ritrovare lo slancio necessario alla sua vita, sia artistica che privata.

A distanza di 20 anni, Caputo è tornato nel 2015 con l'album di inediti "Pop jazz and love" e poi ancora con "The Swing Brothers" insieme a Francesco Baccini, con il quale ha continuato a fare ciò che sa fare meglio: prendere pagine di vita quotidiana per trasformarle in un quadro colorato offuscato dal fumo di sigarette, ovviamente a tempo di swing.

 

 

 

Tag: Retroterra

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