Una identità sonica molto forte caratterizza i Distorsonic di Maurizio Iorio, già bassista di Moltheni.Innanzitutto il suono del basso elettrico di Maurizio sfigurato dagli effetti ino a divenire un' orchestra di suoni psichedelici sui quali innestano recitati angoscianti , oscure visioni metropolitane tipiche della vita urbana.Il primo disco,"PSYCHOHAVEN", ovvero"il rifugio dello psicotico, pubblicato nel 2006 dalla Minus Habens Records"di Ivan Iusco, racchiude undici brani ipntici, elettrici e elettronici, che avvolgono l'ascoltatore tessendo un bozzolo sonoro di rara intensità.Un esordio prevalentemente strumentale ad eccezione di cinque tracce n cui è ospite la voce vellutata di Vera Gemma.Testi abrasivi in cui esplode tutto il malessere assorbito:"io non vi somiglio, schizzo sangue e non faccio silenzio" o "l'aria in vena può essere più cattiva di una pistolaredda e pesante". Sin dall'immagine della copertina, infatti, si percepisce perfettamente il contesto in cui è maturato il carattere, la personalità artistica, di questo formidabile duo.Atmosfere malate e notturne, caratterizzate da una profonda sensazione di claustrofobia metropolitna, dense di solitudine e di alienazione.Non c'è niente di confortevole, comodo e rassicurante, nessun riparo in cui rifugiarsi, se non quello offerto dalla musica stessa. Che è spaziale, lisergica e allucinata.Un autentico mantra urbano in cu sciogliere il malessere dell'esistenza e annientare il dolore, pillole sonore con cui alterare lo stato mentale e cadere in un benefico torpore. Nel secondo disco del gruppo, previsto per la fine del 2009, la frenetica sinfnia dell'angoscia è riconoscibile già nei testi autobiografici di Maurizio Iorio.La ferita è aperta, declama a un certo punto.Ferite infette ancora sanguinanti, in cui il processo di cicatrizzazione non è avvenuto.La ferita aperta della creazione, dalla quale sgorgano fiotti di sangue, ovvero dell'impulso autentico che spinge a suonare per un bisogno interiore di esprimersi totalmente.Ancora una volta è la metropoli a fare da sfondo e fornire il metronomo che impone il ritmo a una esistenza diventata disumana. Storie affascinanti che raccontano il degrado, l'assuefazione, la violenza, il dolore, il rancore, la rabbia, storie urbane pesanti come il metallo si avvolgono sotto i cieli ancora sporchi di luce in un rigido inverno senza speranza, di prostitute che camminano affianco mentre giunge la notte di un giorno mai cominciato.Luoghi come la stazione ferroviaria che con i suoi binari carichi di promesse fa da ricettacolo per una tipologia umana dalle storie incredibili , vite spese ai margini dei margini. Temi vissuti in prima persona e narrati questa volta da Maurizio stesso. Dal punto di vista stilisticoe della scrittura dei brani il nuovo disco presenta un cambiamento molto forte. Innanzitutto sono del tutto assenti le batterie elettroniche, prediligendo la batteria acustica distorta di Gianluca Schiavon, in passato già compagno di ritmica di Maurizio durante i tour di Moltheni, e di Andrea Morsero, batterista già presente nei live di Distorsonic sin dagli esordi.La scrittura stessa dei brani si presenta meno monolitica e implacabile del precedente, caratterizzata da un suono certamente più elettrico e meno elettronico, in cui sezioni diverse si susseguono all'interno di uno stesso brano.Un disco meno dilatato e ovattato del primo, pur mantenendo a tratti l'identità psichedelica che aveva caratterizzato l' esordio. (Ivan Iusco- Minus Habens Records)

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