Descrizione a cura della band

Eloisa Atti è una sognatrice, la sognatrice ritratta da Paola Cassano sulla copertina di questo disco, uno dei personaggi femminili del ciclo “Le Sognatrici” della designer sarda. Eloisa, gli occhi chiusi, la concentrazione di chi s'immerge in un Altrove, entra ed esce da mondi sonori fantastici usando la sua voce come porta di passaggio da un luogo musicale all'altro. Mentre i generi sono la materia che manipola per ottenere ogni volta degli amuleti preziosi con cui rendere magici alcuni frammenti di vita. Così da trasformarli in progetti, concerti e dischi magnifici.

L'etno-jazz di SUR, la musica brasiliana di Caputolindo, le scorribande progressive-padane di “Penelope” ad innervare l'epica e la mitologia omerica, l'omaggio a Billie Holiday di “Everything Happens for the Best”. E ora un disco che attraversa una personale dreamy land d'America. Dodici canzoni di quel genere transgenere che viene chiamato americana. Una mescola di country, folk, blues, deviazioni jazz che sanno di legno e di polvere, ma aprono squarci più evocativi dei cieli di pianura e s'intridono di profondissime malinconie.

“Edges” è un disco di americana, ma all'italiana: suoni d'oltreoceano con un gusto melodico di casa nostra. E testi che raccontano storie capaci di vibrare ancora sullo sfumare della musica. Un libro di racconti che lascia qualcosa d'importante a tutti, perché i sogni dei sognatori come Eloisa dicono cose vere, magari addolcite da una melodia e da una voce in seppia, ma portano una verità umana assoluta, come certe narrazioni di McCarthy o di Steinbeck.

Prodotto dalla stessa Eloisa Atti (per la prima volta produttrice di sé stessa), mixato a Tucson dal leggendario Craig Schumacher (Calexico, Devotchka, Neko Case) e masterizzato da Giovanni Versari (Grammy 2016 ai Muse per “Best rock album”), “Edges” raccoglie una serie di brani originali scritti in un arco di tempo di dieci anni, tutti da Eloisa tranne “Without you” e “Sleepy man” cofirmate da Marco Bovi.

Un disco acustico, dalla produzione essenziale e diretta, che si gioca le sue carte sulla forza emozionale del songwriting, deviando talvolta verso la musica anni '50 (il primo singolo “Blue Eyes Blue”), l'esotismo di una pedal steel guitar (“Love signs”), il jazz (“The Rest of me”), addirittura il trip-hop (“The Careless Song”). Un lavoro suonato da una band fondamentale per ottenere una densa unità di sound, con la titolare all'ukulele, al piano e alla concertina, poi le chitarre di Marco Bovi, il piano e l'organo di Emiliano Pintori, il contrabbasso di Stefano Senni, la batteria di Zeno De Rossi. E le partecipazioni determinanti di Antonio Gramentieri alla chitarra (Don Antonio, Sacri Cuori), Thomas Heyman e la sua pedal steel guitar, Erica Scherl al violino e Tim Trevor Briscoe ai clarinetti, oltre a Enrico Farnedi e Riccardo Lolli ai cori e al maestro Michele Carnevali all'ocarina.

“'Edges – spiega Eloisa – è una parola inglese ricca di significato. Edges sono le estremità, i margini che racchiudono un'identità e al tempo stesso rappresentano separazione e contiguità tra mondi diversi, differenze drammatiche e vincoli indissolubili. Il mio disco parla di estremi, di limiti e di confini sotto diversi punti di vista.”

“Each man is God” descrive la possibilità per una persona di varcare in modo determinante il confine della vita di un'altra e segnarla definitivamente. “Moony” ripete una domanda introspettiva sulla necessità vitale di avere vicino qualcuno. “Blue Eyes Blue”, dietro il tono scherzoso, nasconde il bisogno di chiedere perdono ad una persona cara. La title-track gioca sui chiaroscuri di due esseri umani completamente diversi, l'uno forte e dagli intenti chiari, l'altro notturno e inquieto. Là dove si muove quel mondo segreto dentro ognuno di noi descritto da “The rest of me”, mentre siamo rinchiusi nelle vite al minimo di “The Careless Song” o nella narcosi esistenziale del protagonista di “Sleepy man”.

Nonostante si apra in modo contagioso e seducente a chi ascolta, “Edges” è un disco molto interiore, dove conta parecchio l'amore – ad esempio quando finisce e rimangono dei “Love Signs”, ma poi si ha la prima sensazione di rinascita e di un nuovo orizzonte, come in “Without You”. E pure il dolore fa la sua parte, vedi le lacrime a passo di danza popolare di “Cry cry cry”. Tuttavia se la chiusura è affidata alla ninna nanna “Lullaby to myself” (del resto per una sognatrice non potrebbe essere altrimenti?), è forse “Henry's Song” la chiave di tutto il disco. Il viaggio di un bambino dalla sua camera alla Luna, fra personaggi fantastici e il suo gatto che lo attende a destinazione. Una canzone suonata davvero all'unisono, con uno spirito fortemente seventies e un finale in cui Eloisa e i suoi musicisti lasciano che il clap del brano sfoci in un applauso e una risata spontanea. Perché in fondo “varcare i limiti è emozionante come un sogno”. E se lo dice una grande sognatrice come lei, c'è da crederle.

Credits

Registrato nel 2016 al Dunastudio di Russi da Andrea Scardovi ad eccezione del violino di “Edges” registrato allo Spectrumstudio by Roberto Passuti in Bologna e i cori di “Each man is God”, al Riccardo Lolli's home studio di Lagaro, Bologna. La pedal steel guitar di "Blue Eyes Blue" è stata registrata da Doug Hilsinger a San Francisco, California.
Mixato al Wavelab Studio di Tucson, Arizona, da Craig Schumacher.
Masterizzato al La Maestà Studio di Faenza da Giovanni Versari.
Copertina di Paola Cassano
Grafica di Mattia Dulcani

Eloisa Atti: voce, ukulele, concertina e piano / Marco Bovi: chitarre, dobro, mandolino / Emiliano Pintori: piano e organo / Stefano Senni: contrabbasso / Zeno De Rossi: batteria e percussioni

Antonio Gramentieri: chitarra / Thomas Heyman: pedal steel guitar / Erica Scherl: violino /Tim Trevor Briscoe: clarinetti / Enrico Farnedi e Riccardo Lolli: cori / Michele Carnevali: ocarina.

Commenti

    Aggiungi un commento:


    ACCEDI CON:
    facebook - oppure - fai login - oppure - registrati