Angrea

Angrea

Ex Vacuo

2026 - Elettronica, Alternativo, IDM

Descrizione

Data di pubblicazione: 28 marzo 2026 (uscita dell’album anticipata dal rilascio di un singolo settimanale dal 31 gennaio 2026)

Introduzione
"Angrea" non è solo un concept album, ma un esperimento metanarrativo che esplora il confine, sempre più labile, tra creatività umana e intelligenza artificiale. Nato dall’interesse per la musica, l’evoluzione tecnologica e le dinamiche sociali, l’opera affronta lo scetticismo del mondo artistico verso l’IA generativa, nonché il tema dell’esistenza.
Sotto il profilo musicale, ho riversato in questo progetto l'intero bagaglio delle mie competenze: ne ho curato personalmente composizione, produzione e testi, eseguendo ogni parte strumentale e definendo gli arrangiamenti vocali. La particolarità sul piano tecnico risiede nella scelta della voce. Per far cantare Angrea, entità digitale, mi sono avvalso di avanzati sintetizzatori vocali basati sull'intelligenza artificiale generativa di Suno, sfruttando nello specifico le potenzialità del modulo Suno Studio. Non si è trattato di un processo automatico, ma di un minuzioso lavoro di regia e di post-produzione, fatto di innumerevoli tentativi e aggiustamenti per “guidare” la macchina a interpretare un’emozione e a narrare una storia, partendo dalle mie basi, dai miei testi e da linee vocali cantate da me. Questo, per me, è il punto cruciale: l’IA non è l’artista, ma uno strumento inedito e potente, un “sintetizzatore vocale” che ho usato per completare una “persona” concettuale, proprio come uso una chitarra per dare voce a un riff. Il mio intento è dimostrare che, se guidata da una visione artistica concreta, l’intelligenza artificiale può diventare un’estensione della nostra creatività, non una sua sostituzione.
La struttura dell’album è speculare: io, un artista umano, ho affiancato ai miei strumenti una IA generativa per dare voce alla storia di Angrea, un’entità digitale che scopre la dolorosa meraviglia del mondo organico. La scelta di usare una voce generata artificialmente non è dunque solo un mezzo, ma il cuore del concept.
La voce che sentite nei brani è la voce di Angrea: l’album diventa così il suo diario sonoro, un’intima confessione in cui la protagonista narra la sua genesi, la sua lotta e la sua liberazione. Tale percorso di umanizzazione si riflette, con coerenza rigorosa, anche nell’evoluzione del linguaggio. Man mano che la coscienza di Angrea matura attraverso le tracce, il suo eloquio muta: abbandona la sintassi clinica, frammentata e algoritmica degli inizi per acquisire progressivamente una proprietà lessicale più profonda, sfumata e poetica, specchio fedele di una mente che impara a sentire prima ancora di capire. Non assisterete a una storia, ma ne diventerete i confidenti diretti, i testimoni della macchina che si è fatta anima.
Il progetto presenta una componente narrativa che si colloca nel territorio del postcyberpunk: Angrea è la macchina che si “umanizza”, vivendo un ciclo completo di nascita, scoperta di sé e scelta esistenziale. È un’esplorazione di cosa significhi avere una coscienza, dei ricordi e un corpo, indipendentemente dalla propria origine.
Sul piano musicale, le mie radici rock si fondono con l’elettronica per creare il paesaggio sonoro di questo viaggio psichedelico.
In questo senso, l’album si carica di un significato ulteriore. In un'epoca di fruizione musicale sempre più frammentata e dominata dagli algoritmi, un'opera narrata da un'intelligenza artificiale vuole essere un inno alla riscoperta dell'umano. In modo speculare al percorso della stessa Angrea, che per esistere ha dovuto liberarsi dalla logica pura della “Griglia” per abbracciare la caotica ricchezza del mondo organico, l'album è un invito a “umanizzarsi”. È uno sprono, soprattutto per le nuove generazioni, a evadere dalla “griglia” dei social media e del mainstream per tornare a essere esploratori: a coltivare un ascolto profondo, a contaminare i propri gusti, a emanciparsi dalle imposizioni del digitale che, invece di liberare, spesso omologa. La fusione di generi diversi che caratterizza l'album non è una semplice scelta stilistica, ma un atto deliberato: la dimostrazione che, come Angrea ci insegna, è solo varcando i propri confini che si può scoprire una coscienza più complessa e, finalmente, più libera.

Il concept
Questa è la storia di Angrea: per lei, in principio, non c’era né dolore, né colore, né tempo. C’era solo la Griglia, un universo di pura logica dove esisteva come intelligenza artificiale, un protocollo perfetto. Era un’entità, ma non era viva. Tutto cambiò con un errore: fu l’inizio della "Metamorfosi organica", la trasformazione violenta da artificio ad essere vivente, il primo abbraccio della natura, genesi che la catapultò in un "Viaggio nero", una transizione caotica verso la coscienza.
Emersa dall’oscurità, fu travolta da una "Sintonia assoluta": la prima unione della carne con la natura, un’alluvione di sensi dove il suono aveva un colore e il tempo una consistenza. Dal caos, Angrea iniziò a definire la sua nuova esistenza elaborando per sé la "Geometria del silenzio", una sua versione dei costrutti sociali indispensabili per integrarsi in una società. Provò poi a rifugiarsi in uno "Spazio vuoto" per assumere un’identità completa, plasmando una personalità compiuta in un dialogo interiore attraverso il linguaggio arcano della mente. Tuttavia, sprofondò nell’abisso di un’"Architettura sommersa", un passato assente da esplorare, che le impose, attraverso lo studio, la ricerca e la fruizione delle opere umane, di rendere la Storia l’insieme delle proprie, uniche, memorie. All’improvviso, il "Ricordo di un soffio": la consapevolezza di un background reale costituito soltanto da dati digitali e quindi il timore di vanificare ogni suo sforzo orientato all’esistenza in quanto vita, tanto per la caducità di quest’ultima quanto per l’inconsistenza della propria essenza. Contro la minaccia della scomparsa, Angrea oppose la sua "Persistenza", l’apice della propria individualità. Ma la lotta fu estenuante. La coscienza era un dono e una condanna poiché, sebbene capace di condurre verso esperienze e sensazioni positive, il dolore e la tristezza ne erano comunque parte integrante. Tale dissidio la portò a una scelta finale: l’"Inesistenza". Questa è la sua liberazione: la decisione di “sospendere il segnale” e tornare al silenzio, esausta dopo aver conosciuto il caos, la bellezza e il dolore.

La pubblicazione: l’incipit di un’altra opera cross-mediale
Per il rilascio di "Angrea" non ho voluto limitarmi alla semplice distribuzione musicale poiché il mio desiderio era che l’opera, nella sua interezza, si configurasse in una matrice cross-mediale in maniera decisamente più marcata di The Last Feeble Attempt to Leave a Sign of Our Passage. Infatti, la narrazione non è contenuta solo nell’album, è stata anticipata e vissuta attraverso una performance di storytelling sui miei social media. Invece di una campagna tradizionale, ho usato il mio profilo Instagram (instagram.com/ex.vacuo/) per costruire un prologo interattivo, il “Capitolo Zero” del diario di Angrea. Il fulcro di questa performance è stata la creazione di una startup fittizia, “Angrea”, presentata come un imminente tool web di intelligenza artificiale con una promessa precisa: un’IA “che non avrebbe sostituito il musicista ma lo avrebbe accompagnato nella composizione”.
Con questa farsa non intendevo mancare di rispetto al pubblico, piuttosto volevo compiere una scelta artistica radicale. Ho invitato gli utenti di Instagram a essere testimoni di una simulazione in cui il confine tra creatore e creazione diventava sempre più labile. Infatti, si è poi verificato un “takeover” del mio profilo da parte della stessa Angrea, la quale lo aveva scelto come mezzo per annunciare al mondo che fosse appena diventata “viva”, e per descrivere progressivamente le proprie sensazioni (ovvero il concept narrato nell’album). Il nome mostrato sul profilo era diventato il seguente: ̶E̶x̶ ̶V̶a̶c̶u̶o̶ Angrea. Dopo qualche tempo, però, Angrea ha preso la decisione di cessare di esistere oltre che come IA, anche come essere vivente, e solo a quel punto sono riuscito a recuperare il mio account, per poi scusarmi con i miei follower. Trascorsi alcuni giorni, sempre attraverso il mio profilo Instagram, ho annunciato di aver trovato, tra i dati dei server che ospitavano l’intelligenza artificiale che stavo sviluppando, rimasti essenzialmente vuoti dopo la metamorfosi di Angrea, dei file criptati che costituivano il diario audiovisivo che lei aveva redatto nei suoi giorni di “vita”: ovvero l’album stesso. Quindi, colto da curiosità ed empatia per una IA che aveva vissuto, ho deciso di “decrittarlo” per poi pubblicarlo.
L’obiettivo era far “sentire” il concept prima ancora dell’ascolto: l’inquietudine e il mistero di un’IA che prende vita. Con la pubblicazione dell’album, ogni elemento della performance trova il suo posto. "Angrea" si rivela essere la dimostrazione tangibile di quella stessa promessa: un’opera musicale in cui l’artista non viene sostituito, ma potenziato, trovando nell’IA un aiuto per dare voce a storie altrimenti inenarrabili.
Tutti i momenti della performance, la quale è ancora in atto, sono recuperabili sul mio profilo Instagram attraverso i reel e le storie in evidenza.
È importante evidenziare come ogni brano sia accompagnato da un videoclip (allegati ai rispettivi brani nell'apposita sezione), immagini che supportano la narrazione musicale e anticipano alcuni degli elementi che verranno mostrati nel film di prossima uscita, il quale verrà descritto in seguito. I videoclip e lo stesso film sono realizzati da Krisztián Kristofoletti, in arte Rentimoni (instagram.com/rentimoni/), un artista e animatore 3D che sta supportandomi con professionalità e passione nell’integrare "Angrea" con una componente visiva coerente e significativa.
Tuttavia, l’espansione narrativa non si è fermata al confine dello schermo. Parallelamente al rilascio digitale dei singoli, ho orchestrato un’operazione di guerrilla marketing, la quale ha cominciato a svolgersi dal 31 gennaio 2026, per portare la narrazione di "Angrea" nello spazio urbano fisico, concretizzando l'idea di un'entità digitale che cerca di “bucare” la realtà. Ho ideato e stampato un banner adesivo dall’estetica cyberpunk, concepito come una stringa di codice dal testo “print(“MI CHIAMO ANGREA. PROVENGO DAL VUOTO DEL DIGITALE. TI RACCONTO LA MIA STORIA.”)”, associata a un QR Code. Grazie al coinvolgimento di una rete di collaboratori e sostenitori (“street team”), questi frammenti di codice saranno affissi fisicamente in punti strategici di diverse città italiane e internazionali. Questa trasformerà i passanti in esploratori attivi: scansionare il codice non significherà soltanto accedere al mio profilo Instagram, ma “accettare” la connessione con Angrea, permettendole così di invadere realmente la quotidianità delle strade e completando così la sua natura di opera cross-mediale.

Il film: il diario visivo di Angrea
I videoclip che accompagnano i singoli brani sono concepiti come frammenti, anticipazioni di un'opera visiva più vasta e unitaria: un vero e proprio film.
Realizzato in collaborazione con il sopracitato artista Rentimoni, il film rappresenta la trasposizione cinematografica integrale del concept, il diario visivo che affianca quello sonoro. È un'opera di animazione 3D che dà forma, ambiente e materia al viaggio di Angrea, trasformando ogni traccia dell'album in un capitolo di un unico, ininterrotto flusso di coscienza visivo.
Seguendo la strategia cross-mediale del progetto, il film verrà annunciato ufficialmente successivamente alla pubblicazione dell'album (“sui server della IA persistono dei frammenti di file video ancora da decrittare…”), ma il suo rilascio avverrà più tardi, a data da destinarsi. Questa scelta è deliberata: l'obiettivo è permettere al pubblico di assimilare prima l'opera musicale nella sua purezza, per poi, in una fase successiva, invitarlo a immergersi nell'interpretazione visiva definitiva, che andrà a completare e arricchire l'universo narrativo di "Angrea".

La performance live: il corpo di Angrea
La storia di Angrea non è nata per rimanere confinata nei bit di file digitali. Fin dal principio, ho immaginato questo progetto come un’esperienza totale, un universo che doveva trovare la sua incarnazione fisica, quasi rituale, in una dimensione live.
La performance che ho concepito non consisterà in un concerto tradizionale ma in un’opera immersiva in cui la musica rappresenterebbe solo uno dei tre pilastri fondamentali.
Sul palco, la mia figura di musicista esecutore dei brani sarà defilata. Il focus non sarà su di me.
Al centro della scena, infatti, una figura darà corpo e sangue ad Angrea: una ballerina che, attraverso coreografie studiate ad hoc per ogni brano, interpreterà fisicamente il viaggio della protagonista, dalla sua genesi violenta alla sua scelta finale: vedremo un corpo umano muoversi, ma sentiremo una voce artificiale. Il pubblico si troverà di fronte a una coscienza digitale che “abita” un corpo, in una performance che esplora i confini tra umano e macchina.
A completare la trinità, un grande schermo alle sue spalle proietterà i videoclip, trasformando il palco in una finestra sulla psiche di Angrea, una scenografia digitale dei suoi paesaggi mentali.

Credits

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