Nati nel 1987 a Torino. Non l'avevano chiesto.

"...sapete come sono i Figli di Guttuso? tzigani nell'anima. Poeti nello spirito. Artisti fuori dal mucchio. I loro brani sono miniature di sogni. Amano raccontare, descrivere: fantasmi, vittime dell'esistenza, cuori spezzati, vento e fiori. Storie universali, imbottigliate in poche note" (Silvia Minguzzi).
La storia dei Figli di Guttuso, incominciata a Torino nel 1987, non è sicuramente quella di molte band locali che nascono e passano inosservate. I fondatori, fin dagli esordi, elaborano un progetto artistico allora decisamente unico, che univa atmosfere rock e underground a strumenti come violini e fisarmoniche, in situazioni live irriverenti, maliziose e variopinte. Il live act in tale periodo è circondato da numerosi personaggi esterni variopinti, con interventi di poesia e di danza oppure mimi, talvolta dalla presenza di motociclette sul palco, o animali di vario genere, in una sorta di circo-sadomaso del tutto scanzonato e privo di una qualche intenzione seriosa. Nel 1990 approdano alla Toast Records, per la quale pubblicano in quello stesso anno il 7 pollici "Gusta la Frusta/Autolesionismo". Dopo la pubblicazione nel 1991 di "il sesso del DJ", nel 1992 lasciano per qualche anno la Toast Records, con la quale non mancheranno negli anni successivi di cooperare saltuariamente. Numerose le collaborazioni di musicisti, anche in veste di produttori artistici, provenienti dalle aree musicali torinesi più disparate, che il gruppo talvolta ospita anche per qualche mese: Max Casacci, Madaski, Dino Pellissero, Josh Sanfelici, Elvin Betti e molti altri. Tra il 1996 ed il 1997, il gruppo perde, entrambi per tumore, il violinista Claudio Fino ed il chitarrista Antonello Angiulli. La band negli anni successivi si è accostata sempre più frequentemente a sonorità folk-rock, ed a contaminazioni di generi disparati, per riavvicinarsi, a partire dal 2004-2005, al sound attuale, con formazione batteria-basso-chitarra-tastiere.