In due, con l'orchestra o da solo: è sempre Anthony Sasso

Domenica 11/4: tutto è pronto per il Film di Andrea Laszlo De Simone. Con lui sul palco l'amico di una vita, l'altra metà degli Anthony Laszlo e che ora si divide tra l'Immensità Orchestra e una promettente carriera solista

Anthony Sasso durante le prove per "Il Film del Concerto" di Andrea Laszlo De Simone in Triennale - foto di Marco Previdi
Anthony Sasso durante le prove per "Il Film del Concerto" di Andrea Laszlo De Simone in Triennale - foto di Marco Previdi

Abbassate le luci, spegnete i cellulari, lo spettacolo sta per cominciare: domenica 11 aprile alle 21.30 sul portale Dice fm/tv, in prima visione assoluta, ci sarà Il Film del Concerto di Andrea Laszlo De Simone, diretto da Fabrizio Borelli. Se non avete ancora preso i biglietti, trovate qui tutte le istruzioni per salvarvi in calcio d’angolo.

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Negli spazi di Triennale Milano si aprirà il sipario sull’artista torinese e sulla sua Immensità Orchestra, composta da undici elementi. Tra i musicisti di questa incredibile formazione, Anthony Sasso: polistrumentista, cantante e autore che da poco ha esordito con il suo progetto solista, SASSO, inaugurato con la pubblicazione del primo singolo, Musica.

Nato a Torino, Anthony è al fianco di Andrea Laszlo De Simone ben prima dell’esperienza del Film del Concerto. Molto più che amici e colleghi, insieme erano gli Anthony Laszlo: duo rock tra punk, psichedelia (e soprattutto cantautorato) di cui si è parlato recentemente, in seguito alle polemiche sul presunto plagio in Zitti e buoni dei Måneskin. Canzone uscita vittoriosa da Sanremo che riprenderebbe FDT., traccia numero tre dell’omonimo album d’esordio nel 2015 del duo.

Anthony nella vita insegna nuoto insieme al padre: "In passato ho praticato anche la professione del bagnino", dice, "ma soprattutto la musica". Negli anni ha fondato alcuni gruppi che si sono fatti strada nella kermesse torinese, come i Milena Lovesick (un trio post-punk in cui incontra il suo amico Gabriele Ottino), e con gli Anthony Laszlo ha scritto e si è esibito fino al disco d’esordio nel 2015.

Da sinistra a destra: Clarissa, Damir, Zevi, Andrea, Filippo, Giulia e Anthony (tutti i musicisti e gli addetti ai lavori si sono sottoposti al tampone Covid-19) - foto di Marco Previdi
Da sinistra a destra: Clarissa, Damir, Zevi, Andrea, Filippo, Giulia e Anthony (tutti i musicisti e gli addetti ai lavori si sono sottoposti al tampone Covid-19) - foto di Marco Previdi

Dal 2017 segue in tour Andrea Laszlo De Simone, con cui esplora nuovi mondi e impara a suonare "anche i sintetizzatori", dice Anthony. Membro dell’Immensità Orchestra, partecipa al Film del Concerto. Ed è proprio da qui che cominciamo: dal racconto di un artista che ha preso parte a un evento magico, che "sfida la realtà triste con il migliore dei nostri sogni", per riprendere le parole di Laszlo.

Cosa significa essere un membro dell'Immensità Orchestra?

Far parte di un'orchestra per me è un grande onore di per sé, figuriamoci dell'Immensità! È sempre motivo di crescita collaborare con altri musicisti. È continua ricerca nei suoni e alimenta la creatività. Prima di questo progetto non mi ero mai approcciato a suonare i synth e le percussioni, e mettersi in gioco è sempre molto bello.

Cosa hai pensato appena salito sul palco per la prima ripresa del Film?

Beh, il primo pensiero è andato al pubblico che ci seguirà e a quanto ci manchiamo a vicenda. Riesco a percepire questa mancanza con tutto il cuore e con tutta la mia anima.

Il momento che non dimenticherai mai?

Il momento che ho amato di più è stato quando abbiamo dato vita a Mistero. Tutte le volte che suono questo pezzo (e lo ascolto), mi emoziono. Può considerarsi la mia canzone preferita di Laszlo. È un brano che mi trasporta in un'altra dimensione, come una magia.  

Cosa ti è rimasto di questa esperienza?

La cosa più bella è stata ritrovarmi nuovamente fra la gente. Quasi non mi sembrava vero. È stato commovente tornare a fare musica con le persone che amo: non passavamo così tanto tempo insieme da un'eternità. Grazie per l'entusiasmo con cui siamo stati accolti, grazie anche voi, di cuore. 

Una pausa dalle riprese del Film. Da sx a dx: Piri, Anthony Sasso e Daniele Citriniti, manager di Laszlo e bassista dell’Immensità Orchestra - foto di Marco Previdi
Una pausa dalle riprese del Film. Da sx a dx: Piri, Anthony Sasso e Daniele Citriniti, manager di Laszlo e bassista dell’Immensità Orchestra - foto di Marco Previdi

Tu e Andrea Laszlo De Simone non vi siete mai "sciolti". Cosa significa lavorare con lui?

Non esserci mai persi è stato molto importante per me. Continuare a condividere la cosa che ci ha uniti all'inizio, quando ci siamo conosciuti, è una grande conquista. Lavorare all’interno del suo progetto mi ha permesso di scoprire tantissime cose. Suonare, ad esempio, le tastiere, i synth, le percussioni, fino alla possibilità straordinaria di condividere il palco con tanti giovani e talentuosi musicisti. È un'onore far parte dell'Immensità Orchestra. Evviva la musica che ci fa ancora stare insieme!

Che tempi sono stati quelli degli Anthony Laszlo?

Gli Anthony Laszlo sono nati per caso. Chiamalo "destino": stavo per realizzare il mio primo disco da solista quando ho incontrato Laszlo. Da lì abbiamo iniziato a suonare insieme. Al nostro primo concerto abbiamo portato pochissimi brani in scaletta, ma molta adrenalina e in quell'occasione abbiamo rimediato il primo contratto discografico. La verità è che gli Anthony Laszlo facevano tutto senza impegnarsi minimamente: poche ore in sala prove e tante, invece, passate a divertirsi e a proporre musica di qualità. Nonostante fossimo solo un duo eravamo stati capaci di creare un’entità ben definita, musicalmente parlando. Ne abbiamo fatte di tutti i colori.

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Che musica facevate?

Eravamo un duo stoner punk blues e allo stesso tempo cantautori e autori dei brani. A ripensarci il nostro disco non è stato valorizzato come meritava. Ricordo il momento dei live con tanto affetto: non calcolavamo mai nulla e spesso era puro situazionismo. A volte capitava che, scesi dal palco, ci guardavamo e scoppiavamo a piangere per la commozione. Avevamo fatto l’amore, la guerra, la rivoluzione su quei palchi. Ce lo sentivamo dentro. Immagino che tutto questo venisse percepito dal pubblico, con cui, tra l'altro, spesso ci capitava di rimanere a fine live. Questi erano gli Anthony Laszlo.

Con Musica inauguri la tua attività da solista. Perché proprio ora?

Era da tempo che volevo preparare un disco da solo. Non ho mai smesso di scrivere in tutti questi anni e ho accumulato tanto materiale su cui lavorare. Capitava, però, che passasse troppo tempo dalla realizzazione del brano e finiva che riascoltandolo non mi ci ritrovassi più, lo sentissi vecchio e lontano. Finché non mi sono concentrato a scrivere qualcosa di nuovo con l'aiuto anche di altri artisti: Alberto "Crudo" Moretti (con cui ho prodotto la traccia Musica e le altre che faranno parte del futuro album), Andrea Brondolo alias Mario Rossi e Zevi Bordovach. 

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Due parole che descrivano Musica?

Non ricordo precisamente come e quando ho scritto il pezzo. È arrivato e basta. Una volta terminato ho fin da subito pensato che fosse qualcosa di magico, qualcosa che mi rappresentasse in pieno. È un passaporto emozionale della mia vita. Potrei definire Musica una specie di autoanalisi, come spesso accade nelle mie canzoni.

Il videoclip è stato realizzato con il materiale raccolto in VHS da tuo padre. Sembravi nato per stare sul palco. Quando è stata la prima volta?

Avevo otto anni quando sono salito per la prima volta sul palco della Blues Brothers Band vestito da Blues Brothers, ovviamente. Tutto ha avuto inizio lì: peccato non avere filmati di quel momento, ma era vietato riprendere il live. Il videoclip di Musica è molto rappresentativo della mia storia e ringrazio calorosamente il mio amico Gabriele Ottino per il montaggio, la Sans Film e ovviamente mio padre per aver registrato e custodito tutti questi ricordi.

Anthony Sasso - foto di Ivana Noto
Anthony Sasso - foto di Ivana Noto

Hai seguito in tour I Ministri nel 2018. State ancora collaborando insieme?

Al momento nulla: i Ministri mi mancano molto. Quando mi arrivò la proposta di collaborazione ero vicino a mollare tutto e smettere di fare musica, perché nonostante tante strade percorse non riuscivo a mantenermi. L'occasione di suonare con loro è stato un vero e proprio inizio. La Musica mi ha salvato per davvero, anche quella volta: da uno stato di depressione e apatia totale, grazie a quel tour, sono riuscito a ripartire. Ci metterei la firma per continuare a lavorare con loro. Si può dire che ormai sono un Ministro a vita!

La prima cosa che ho pensato in seguito alle polemiche con i Måneskin è stata: "Ah, serviva questo perché tutti conoscessero Anthony Laszlo?!". Tu cosa hai pensato?

Ho pensato la stessa cosa! Sarà il caso o il destino, chiamalo come ti pare, ma è andata così. Probabilmente doveva andare così. Quella sera guardavo con la mia fidanzata Sanremo e a un certo punto sono letteralmente caduto dal divano. Il telefono è esploso e quella notte non sono più riuscito a dormire.

Piri e Anthony durante una pausa dalle riprese del Film - foto di Marco Previdi
Piri e Anthony durante una pausa dalle riprese del Film - foto di Marco Previdi

Come hai reagito?

Sono un essere umano e devo ammettere che ho pianto, mi sono arrabbiato e alterato per delle notizie che alcuni giornali hanno riportato, totalmente prive di fondamento. Io e nessuno attorno a me ha accusato di plagio nessuno, piuttosto sarebbero da analizzare con attenzione le perizie svolte (forse) troppo frettolosamente.

Vuoi aggiungere qualcosa che non hai ancora detto?

Non voglio continuare a fare polemica su questo argomento, non mi interessa davvero. Mi sento semplicemente di dire che non vorrei essere ricordato come "il progetto plagiato dalla band uscita fuori dal reality televisivo in quel lontano Sanremo del 2021". Dopo tutti questi anni e per come è andato il mio percorso artistico, posso dire con certezza che per me la Musica ha un significato davvero importante. E che è giusto sempre contestualizzare gli eventi, che a volte si scontrano, inevitabilmente. 

Hai avuto un confronto diretto con i Måneskin?

No, nessun confronto.

Anthony Sasso - foto di Ivana Noto
Anthony Sasso - foto di Ivana Noto

Com’è andata a finire la storia? 

In realtà la storia non è finita in alcun modo, perché ho fatto in modo che non iniziasse mai. Non ho mai pensato di procedere con azioni giudiziarie o altro. Mi sento tranquillo di ciò che sono e come sempre è il pubblico a farsi un’idea di come siano andate effettivamente le cose.

Quanto amaro in bocca ti ha lasciato questa polemica?

Soprattutto mi è dispiaciuto sentire, da parte di alcuni che non mi conoscono, che volessimo in qualche modo cavalcare l’onda con il progetto Anthony Laszlo per puri fini commerciali. E probabilmente è proprio per questo che ho deciso a sorpresa di uscire con Musica, per mandare un messaggio preciso: non ho mai smesso di comporre musica e questo sogno è presente sin da quando ero bambino.

Quando uscirà il disco di Anthony Sasso?

Il prima possibile, tenendo conto delle tempistiche necessarie alla sua chiusura. E considerano anche il periodo particolare che stiamo vivendo. Probabilmente uscirà qualche altro inedito nei prossimi mesi. Per me è sempre stata una priorità suonare dal vivo e mi auguro che si possa al più presto tornare a farlo.

Pausa sigaretta. Da sx a dx: Piri, Enrico Gabrielli e Anthony Sasso
Pausa sigaretta. Da sx a dx: Piri, Enrico Gabrielli e Anthony Sasso

A proposito di musica dal vivo: tuo (nel senso che eri tu sul palco) concerto del cuore?

Ci dovrei pensare un po', ne ho fatti tanti e ti assicuro che sono legato a ciascuno di loro. Se proprio dovessi scegliere, ti direi un paio di concerti insieme a Laszlo molto coinvolgenti e passionali dal punto di vista emotivo. La musica ci cura e ci migliora sempre! Dobbiamo tornare a fare Musica, insieme!

Come sta Torino? E come stanno i club e i locali che frequentavi prima della pandemia?

Torino è la mia città, ci sono molto legato e la reputo davvero magica. In alcuni posti è presente un’energia indescrivibile (vedi i Murazzi o le strade di San Salvario). Anni fa esistevano diversi centri di aggregazione mossi realmente da un senso di condivisione e compartecipazione, ma purtroppo negli ultimi anni ci sono stati cambiamenti che hanno portato a una lenta chiusura di tanti spazi fondamentali per la comunità. Mi mancano parecchio il Velvet, Giancarlo e il Cafè Liber, per non parlare dei centri sociali.

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L'articolo In due, con l'orchestra o da solo: è sempre Anthony Sasso di Claudia Mazziotta è apparso su Rockit.it il 2021-04-11 10:15:00

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