Emma Nolde / intervista

Emma Nolde ha imparato a ballare male

La 19enne toscana ha trovato la forza per fregarsene di quel che la circonda: così è nata "(male)", la canzone che anticipa il primo disco. Senza farsi imporre un "personaggio femminile" da nessuno
29/06/2020 11:55

Emma Nolde ha diciannove anni, vive a San Miniato in provincia di Pisa, ma si sente empolese. Comincia a suonare la chitarra da piccolissima, frequenta il conservatorio, poi si appassiona al jazz: "a mio avviso, la musica si studia meglio fuori dal conservatorio, perché in modo più pratico, cioè insieme alle persone", dice. Pochi giorni fa è uscito (male), il primo brano con cui la giovane esce allo scoperto (insieme ai suoi collaboratori Andrea Pachetti e Renato D’amico) per Woodworm/Polydor/Universal Music e Locusta booking.

La sua è una voce tiepida e (male) ha il sapore dolce di un frutto maturato naturalmente, pronto per essere raccolto. Si sente che Emma ha diciannove anni, ma va benissimo così: il testo di questo suo primo brano è figlio di un'adolescente che soffre per le prime volte, con dolcezza e intensità. Qua una sessione acustica in anteprima per Rockit, che mostra tutto il suo talento.

Vincitrice del Rock Contest 2019 e già "membro" dei nostri CBCR, aveva presentato alcuni brani in anteprima al MI AMI TVB, è andata a zonzo per Milano, Torino, Livorno. Avrebbe dovuto aprire alcuni concerti durante il tour de La Rappresentante di Lista, come aveva già fatto lo scorso anno, ma il lockdown ha annullato tutto, anche l’uscita del suo primo album, posticipato a settembre: "sono quattro-cinque anni che lavoro a questo album.

All’inizio erano pronte delle cose in inglese, ma non ero sicura di quello che era venuto fuori, allora rinunciato alla pubblicazione: c’è un disco in inglese che non uscirà mai, per il momento. Non ero pronta. Ora, invece non vedo l’ora di far uscire il mio primo disco, ma in italiano". 

Perché non ti sentivi espressa a pieno con l’inglese?

Ho sempre scritto in inglese, perché non sono mai riuscita a spiegarmi in modo esplicito. L’inglese era un modo un po' criptato per dire quello che volevo dire. Eseguivo la canzone magari davanti la persona cui era rivolta e io mi sfogavo, ma quella persona non capiva e rimaneva tutto com’era, e andava bene così. Poi ho capito che sarebbe diventato ancora più complicato se non avessi cominciato a parlare apertamente, e l’italiano è diventato un po' una necessità: non avevo più voglia di nascondere, di far capire misteriosamente. Il disco in inglese era già finito, ma tirare fuori qualcosa in cui mi esprimevo attraverso i testi in maniera ormai limitata, non aveva più senso.

Emma Nolde - foto di Aurora CesariEmma Nolde - foto di Aurora Cesari

Di cosa parla (male) e come mai il titolo tra parentesi?

Il titolo tra parentesi si capisce una volta ascoltata la canzone fino alla fine. L'idea parte da questo presupposto: non si insegna mai qualcosa male. Se si insegna, si insegna per fare bene. Nella canzone dico esplicitamente, però, che "voglio insegnarti a ballare male" e le parentesi volevo che sottolineassero proprio questo. Il contrasto tra il verbo insegnare e "male" non ha molto senso, ma in questo caso ballare male significa lasciarsi andare, come fosse un passo alla vergogna: quando balli male, significa che te ne stai fregando di quello che succede intorno.

Biografico?

In quel periodo stavo vivendo un innamoramento molto forte e non avevo il coraggio di dirlo alla persona interessata. Una sera ero andata a ballare e mi ero lasciata andare, avevo deciso di stare tranquilla. C’ero anche riuscita. L’altra persona, invece, la vedevo sempre molto sul pezzo e impostata, in maniera anche molto tenera. In quel momento è nata la voglia di insegnarle a ballare male, forse più per me: non volevo più vederla così in alto, ma volevo riportarla a terra.

Come mai hai scelto (male) come primo singolo del disco?

Perché (male) è la canzone più intima del disco. Si parte da (male), poi ci sarà un ponte tra l’intimo e il non intimo, una roba un po’ più ritmica e meno personale che porterà l’ascoltatore in un mondo più elettronico. Mi vergogno un pochino meno a cantare e a spiegare il testo delle altre canzoni e dopo (male) pian piano ci si allontanerà da Emma per arrivare a qualcosa di più "leggero". Non esistono singoli: (male) è solo l’apertura a un'opera che va ascoltata tutta insieme per capirla. Chi ascolta (male) può farsi un’idea del modo in cui parlo – un po' acustica, anche un po' cantautorato –, ma il disco è davvero un mix di roba e l’ascoltatore potrebbe quasi rimanerci (male), perché non si tratta solo di quello, ma di un insieme di cose che soltanto ascoltandole arrivi a fare una panoramica generale.

Emma Nolde - foto di Federico PaccianiEmma Nolde - foto di Federico Pacciani

Quanto credi che il (male) e il dolore siano necessari per trarre qualcosa di buono dal punto di vista creativo?

Tanto, tantissimo. L’input è sempre più o meno quello: lo stimolo ad analizzarsi, farsi domande e cercare di rispondersi a volte provoca anche dolore. "Il male esige di essere vissuto" è una frase che ha sempre riecheggiato in me. Per la creatività penso che il dolore e l’incomprensione siano lo stimolo ad avvicinarti alle risposte che cerchi. Chi si analizza e analizza il mondo si abitua ad andare a fondo nelle cose. Tutto questo ha che fare anche un po’ con (male) e con il fatto di ballare (male): se sei capace di rispondere anche in maniera impulsiva alle cose e gli eventi, senza troppe preoccupazioni, se provi a rispondere alle domande che ti fai, se provi a ballare anche (male) con quello che ti succede, se ti lasci andare, allora hai possibilità di analizzarti. Se non balli (male) e cerchi sempre di apparire (bene), difficilmente potrai darti alcune risposte.

Emma è più "produttiva" quando soffre o quando è felice?

Ovviamente quando soffre. Quando scrivo e sono felice non è mai una felicità euforica perché l’euforia ti distrae un sacco. Si tratta piuttosto di una felicità riflessiva: ci sono momenti in cui mi rendo conto di avere determinate persone accanto, o di vivere una determinata situazione che mi rende felice e allor scrivo, ma si tratta sempre di un’analisi. Gratitudine e consapevolezza, serenità più che felicità.

Cosa fa (male) a Emma?

Probabilmente me stessa, soprattutto nel periodo in cui ho scritto i brani presenti nel disco, quando la causa principale ero spesso io perché mi faceva soffrire il fatto di non essere capace in nessun modo di esprimermi. A un certo punto era diventato tutto un suono bianco che mi faceva stare (male). Quando ti abitui a reprimere trasli questo meccanismo in tutto e tutto diventa un suono fisso, bianco. Questo mi faceva soffrire.

Cosa fa (bene) a Emma?

I miei amici, che sono anche i miei collaboratori, Andrea Pachetti e Renato D’amico, il mio migliore amico. Parlare, riflettere, discutere con i miei è una cosa che mi rende parecchio felice. Parlare di musica soprattutto, ma anche di tutt’altro. Da quando riesco a farlo con loro, ho capito che potrò stare bene per un po’ di tempo.

Da cosa deriva la maturità dei tuoi testi e della tua voce, nonostante la tua giovane età?

Non ho consapevolezza di questo se non in maniera passiva, innanzitutto. Forse si tratta sempre del discorso di "andare a fondo alle cose". Io non so cosa sia la maturità, me ne rendo conto in maniera passiva e se mi viene detto, lo riconosco. Forse la maturità è nata dall’esigenza di essere specifica e allo stesso tempo di non essere pesante: quando ti dichiari a una persona devi fare di tutto per non spaventarla e con la musica ho trovato il modo giusto per farlo. La musica è espressione di quello che sento e di quello che penso, quindi inevitabilmente esce fuori qualcosa di maturo, perché la musica è meditata in base all’analisi di me stessa.

Quali artiste segui in Italia?

In Italia non seguo nessuna ragazza italiana in particolare. Mi piace la prima Elisa, quella di Lotus, ma a livello femminile non ho riferimenti in Italia, se non Madame, che conosco e stimo per quello che fa. Mi sembra l’unico esperimento autentico: riconosco il collante tra lei e quello che dice e questo mi piace. Sento prevalentemente artisti uomini: Brunori, ColpasceNiccolò Fabi e i miei riferimenti musicali in generale sono James Blake, Bon Iver, Radiohead, Lauren Hyll, Big Thief, Jorja Smith, Son Lux, John Mayer, Anderson .Paak.

Cosa pensi della scena femminile italiana?

Ho la percezione che che ci sia sempre una semplificazione dietro alla scena, non solo di tipo visivo. Poche volte la serietà artistica che viene data a Brunori è stata data anche ad altre figure femminili. Carmen Consoli è l'eccezione: lei dal punto di vista artistico e testuale è fantastica. Per me questo significa essere artista, che sia uomo o donna: non cercare semplificazioni, ma darsi un peso. La cosa che vedo in generale, invece, è che un po’ per la semplicità dei testi, un po’ per la semplicità dell’immagine si ha paura a puntare sulla pesantezza e sulla gravità dei testi femminili. È come se si volessero bypassare delle riflessioni. Spero, attraverso la mia musica, di dare l’idea di una ragazza che fa musica riflettendo tanto in modo consapevole sulla propria arte, senza che la mia arte o il mio personaggio siano imposti da forze esterne. Anche questo è un problema: la percezione che la semplificazione sia forzata dall’esterno con lo scopo di creare un personaggio.

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L'articolo Emma Nolde ha imparato a ballare male di Claudia Mazziotta è apparso su Rockit.it il 29/06/2020 11:55

Tag: singolo - intervista

Pagine: Emma Nolde

Commenti (1)
  • Mario Miano 7 giorni fa

    Lasciando da parte i gusti personali, ci sono (rare) volte in cui ascolti qualcuno o qualcosa ed è come se ti arriva un pugno nello stomaco. Non ti piace il rock? ma quando arriva il giro iniziale di chitarra e la voce di Kurt Kobain in "smells like teen spirit" dei Nirvana non hai più difese, o facendola meno pomposa quando ascolti Madame cantare "Anna" e "schiccherie" e subito ti accorgi che stai fronteggiando qualcosa che trascende i canoni del momento.
    Questo è accaduto quando su segnalazione di Rockit ho guardato i video (molto amatoriali e scadenti in qualità) di Emma Nolde, una vera epifania, incanto e rapimento.
    Oggi finalmente è arrivata questa meraviglia che ti fa venire voglia di non ascoltare null'altro di quanto uscito venerdì scorso.
    Ti aspettavamo Emma, benvenuta nelle nostre vite, da oggi la musica Italiana non sarà mai più la stessa.

    > rispondi a @mario.miano.39
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