La musica in Puglia è uno stralunato rito collettivo

“Sacramento” è il primo disco dei Lazzaretto, “un covo di emarginati” chiuso in un’antica masseria nel barese. Chitarre, synth, tamburi, pianoforte: alt rock tra richiami shoegaze e una voce distorta in francese che parla agli incompresi

Due terzi di Lazzare††o assieme a un'amica, con lo sguardo sulla Valle d'Itria
Due terzi di Lazzare††o assieme a un'amica, con lo sguardo sulla Valle d'Itria

Si chiamano Lazzare††o, sono in tre e vengono dalla provincia di Bari. In un’antica masseria nelle campagne di Conversano, lo scorso autunno hanno registrato dei brani che poi sono diventati un disco: Sacramento. Cinque tracce di alt rock offuscato da una nube digitale, tra richiami shoegaze e una stralunata voce dal ruvido francese. Ci sono le chitarre, i sintetizzatori, i tamburi, c'è un pianoforte. Ma soprattutto c’è la Terra di Bari, il Mar Adriatico e la Valle d’Itria, con tutte le bellezze che si porta in giro il vento da quelle parti.

Combinano il fascino grezzo di King Krule alle atmosfere dream dei Beach House, con testi scritti in francese poiché il cantante del gruppo, Angelo Rosato Fanelli (di casematte, in duo con Fabrizio Semerano) ha origini belghe. Ha 27 anni ed è nato a Bruxelles. I suoi nonni materni sono emigrati in Belgio negli anni ‘50, dove sua madre è nata e ha vissuto la giovinezza.

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"Tornava in Puglia ogni anno, durante il periodo estivo, e fu proprio in estate che conobbe mio padre", racconta Angelo della storia d'amore dei suoi: "Nei primi anni '90 i miei genitori decisero di trasferirsi insieme a Bruxelles, dove aprirono un ristorante. Lì sono nato io, nel '94. Poi, nel '97 siamo ritornati in Italia in pianta stabile. Mia madre non ha mai smesso di parlare francese in casa, così ho preservato la lingua".

Angelo, oltre la musica, lavora in una reception di una masseria. A completare il trio ci sono Cosimo Savino (31 anni, già Ecole du Ciel), che è anche ingegnere in uno studio tecnico e Vittorio Di Lorenzo (31 anni, già Leland Did It band), che lavora a Conversano per la Fondazione Giuseppe Di Vagno, prima vittima del fascismo nel 1921.

I tre, legati da una forte amicizia, si conoscono da anni. Ognuno suona con altri gruppi della zona e formazioni diverse. Finché un giorno di circa due anni fa (prima della pandemia), capiscono che era giunto il momento di iniziare a fare musica, insieme. "All’inizio eravamo solo io e Vittorio. Gli proponevo dei riff o dei giri su cui lavorare e lui subito trovava vari arrangiamenti che sviluppavamo in seguito", racconta Cosimo.

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Poi, si è aggiunto Angelo, la voce francese del gruppo. È iniziato tutto per gioco: "Maturò in noi l’esigenza di vederci per stare insieme e produrre qualcosa 'di curioso' alle nostre orecchie. Che potesse mescolare i vari background musicali di ognuno", dice. Ecco perché Lazzaretto è un concentrato di "esperienze, valori e stati d’animo contrastanti".

Amore, angoscia, frustrazione, speranza: sono questi i sentimenti, gli stati d’animo che modellano la dimensione in cui si muovono i suoni e i testi dell’ep di debutto del trio pugliese: "Sacramento è un termine che ci piace a livello puramente estetico, ma si richiama perfettamente anche il nostro immaginario", spiegano i ragazzi.

Sacramento è un manifesto. Rappresenta il modo di vivere e realizzare la musica. Insieme, come fosse qualcosa di sacro. La sacertà del progetto traspare già dal videoclip di Geremia 1111, il singolo con cui Lazzaretto si presenta all’esterno. Era il 23 aprile del 2021 e il singolo anticipava l’esordio discografico della band pugliese per la label/collettivo Dischi Uappissimi. Una "famiglia" numerosa, popolata da amici e artisti della zona, tra cui Leland Did It, Moustache Prawn, Gigante.

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Il video si amalgama incredibilmente alle atmosfere misteriose ed eteree evocate dal brano: "Sono stato trasportato dalle note del brano in auree oniriche cariche di ricordi. Stabilito il tema con i ragazzi, ho concentrato la mia ricerca su filmati d'epoca che mostrano riti religiosi", spiega Antonio Stea, regista del video. 

La musica di Lazzaretto trasuda la Terra di Bari, il Mar Adriatico e la Valle d’Itria: "Siamo particolarmente legati e affascinati dalla tradizione e dal folklore che caratterizza la nostra terra". Che, inconsciamente, è una fonte d’ispirazione per il progetto: "Viviamo in una terra di frontiera, ricca di tradizioni diverse, testimonianze e storie di numerose popolazioni che l’hanno vissuta nel corso dei secoli", spiegano.

"Siamo molto legati alla nostra regione, in tutte le sue aree. La Valle d’Itria in particolare, che è un po’ casa nostra: è la zona che bazzichiamo di più e che conosciamo meglio. Nel periodo estivo qui c’è un grande fermento culturale. Ci sono eventi, concerti e festival di ogni genere. Anche le sagre di paese sono una gran cosa", e come dar loro torto.

Il nome Lazzaretto non ha nulla a che vedere con la pandemia: "L’avevamo deciso prima che scoppiasse il mondo", conferma la band. Il lazzaretto come lo intendono loro porta con sé un significato diverso: "In passato il lazzaretto era un luogo di isolamento. In cui venivano confinate le persone colpite da malattie infettive o contagiose, come la lebbra o la peste", spiega Vittorio.

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"Una sorta di covo degli emarginati", aggiunge Cosimo. "Chiunque, almeno una volta, si è sentito emarginato, non adatto o incompreso. Vogliamo essere la voce di quella gente", conclude Angelo. Che a proposito di "voce", risponde che la scelta del francese (lingua madre del cantante, con cui sente di riuscire ad esprimersi meglio in musica, ndr) non esclude l’integrazione di altri linguaggi o magari dialetti nei prossimi lavori.

Soulwax, La Femme, dEUS, Edith Piaf, Lous and the Yakuza sono i riferimenti per Sacramento. Un ep registrato in in tre giorni: gli unici liberi per il fonico Giuseppe Di Lorenzo, che ha accompagnato i ragazzi lungo tutto il viaggio nel Lazzaretto: "La storia delle registrazioni ormai sembra il ricordo di un’impresa, come quelle dei film", ridono i ragazzi. L’hard disk di Angelo (con del materiale prezioso per le registrazioni) si era fuso il giorno prima di iniziare a lavorare sulle tracce.

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Ma in qualche modo erano riusciti a salvare lo stretto indispensabile per procedere. "Ci siamo chiusi in masseria col preciso obiettivo di concludere tutto in tre giorni e ce l’abbiamo fatta", dice Vittorio, che ricorda le cose importanti di quei tre giorni: "Orso Polare, il più dolce pastore maremmano, la casa al mare di Maria che ci ha ospitato per due notti, il Valhalla, le pizze, i bicchierini della staffa" e, ovviamente, l’HD di Angelo.

Un trio in cui le esperienze e le visioni artistiche di ognuno si intersecano alla perfezione, per dare vita a una miscela ipnotica e spiazzante. Lazzaretto non ha ancora mai suonato live, ma forse il 2022 sarà l’anno buono. I ragazzi cominceranno a portare in giro (sia in Italia sia all’estero) la loro musica folle. Fatta di campagne notturne, ruderi abbandonati, chiese rurali, spiagge, boschi, masserie e tutti quei luoghi strani e affascinanti di cui è piena la loro meravigliosa provincia.

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L'articolo La musica in Puglia è uno stralunato rito collettivo di Claudia Mazziotta è apparso su Rockit.it il 2021-06-29 15:00:00

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