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Descrizione

Partimmo con due macchine, entrambe di proprietà di Federico. Alessio era da poco tornato prima dalla nave e poi da Edimburgo, Domenico aveva appena comprato il Microkorg e Federico organizzò il tutto. In una macchina, la prima, c’erano una parte degli strumenti, Alessio e Federico e in quella dietro il resto degli strumenti, un generatore a benzina e Domenico che lampeggiava in continuazione perché se superava gli 80 scoppiava il motore. Ce ne andammo a Lugnano in Teverina, in questa cascina abbandonata montammo tutto e ci suonammo per una settimana, dal mattino al tramonto con qualche pausa sigaretta sfruttata per ripulire il terreno circostante dai bossoli lasciati da qualche battuta di caccia.
Leggendo un armadio di Dylan Dog, in 7 giorni, facemmo, senza farci caso, un disco. Lo chiamammo “Di primavera in primavera” perché tra quando avevamo cominciato a suonare assieme e la fine del disco c’erano passate due primavere, un anno e sembrava esserci tutto quello che in quell’anno era successo.
La differenza principale tra il primo e questo “NIENTE (è un bel pensiero da mettere tra le gambe alle ragazze)” è che ci siamo accorti subito di star facendo un disco e sembrerà cosa da poco ma non lo è, perché è come quando ti stanno per scattare una foto che sarà la foto e lo sai, vuoi apparire ok e volerlo un po’ troppo può anche farti apparire come uno zombie. O come quei centravanti che per forza vogliono segnare e più si sforzano di farlo meno ci riescono. Quanti rigori ha sbagliato Cavani, eh? Goal.
E comunque Alessio aveva un bel numero di canzoni, alcune finite, immaginate completamente, alcune solo abbozzate, qualche spunto e via, così ci siamo messi sotto, in sala prove, a litigare più che provare - negli ultimi due anni ci siamo sciolti e riformati almeno 10 volte, perché con le cose a cui tieni funziona così. Delle volte siamo andati a provare portandoci i caschi del motorino, qualcuno con una spranga.
La stesura del disco è stata lunghissima, alcune canzoni esistevano ancor prima del primo disco e l’ultima è stata scritta un mese prima d’andare a registrare e le registrazioni sono state una piaga, per noi, abituati a far tutto a malincuore e velocemente, quattro mesi di studio sono stati eterni, lo studio non era più lo studio ma l’interminabile fiume di Apocalypse Now con ‘sto cazzo di Kurtz che non metteva la testa fuori dal sacco.
Abbiamo cominciato le riprese il 6 gennaio al Monopattino Studio di Peppe De Angelis, nostro amico e maestro di vita. Peppe ha smontato e rimontato tutto il creato, compreso le nostre coscienze; costruito timpani da zero, attrezzato rullanti che sembravano i cerchioni in lega di una Punto, cambiato migliaia di microfoni e fatto ripetere ad Alessio milioni di volte le stesse parole - adesso, dicono abbia la bocca a forma di “è ubriaca”.
Quando abbiamo finito le riprese c’erano circa 100 chitarre per ogni canzone e un sacco di altre cose colorate e così Peppe c’ha mandato in vacanza, siamo tornati lì dopo un 15 giorni e abbiamo cominciato a mixare, ma non c’era verso di prenderlo dal verso giusto e così Peppe ci ha proprio cacciati. Alessio se n’è andato a Londra, Federico ha ripreso a studiare, Domenico ad elaborare nuove strategie di conquista del pianeta e verso metà marzo c’è stato permesso di ritornare in studio e dentro lo studio c’era questo coso che ci sembrava un miracolo, da lì c’è stato solo bisogno di limare il giusto ed è stato tutto quello che è oggi. Siamo fortunati, ringraziamo il destino di tutto quello che ci accade, sempre, comunque vada e ringraziamo d’aver Peppe, per sempre.
Poi abbiamo fatto fare il mastering a Filippo Strang di Miacameretta, speravamo che così facendo c’invitasse a Morolo, a casa di Ettore che ogni mattina ci sveglia con il disco giusto e poi ci prepara il pranzo ancora più giusto, ma a quanto pare il mastering lo si può fare ammmostro anche a distanza. Perché se L’AMO sceglie sceglie in base all’amicizia, perché così è e così che è sempre stato e così sarà sempre.
La scelta delle etichette pure è stata la cosa più naturale di questo mondo: tra noi e Fallodischi c’è consanguineità; To Lose La Track è da sempre la nostra etichetta preferita e Luca “cuorecosì” Benni è una delle persone alle quali dovremmo sempre qualcosa; i ragazzi di V4V sono persone che abbiamo conosciuto in questi anni, ci piacciamo e se abitassimo nello stesso posto ci abbandoneremmo a diversi litri di Vodka Lemon, tutti i giorni; Manuele è un amico, ci crede e dice di mettere anche il quarto attaccante e così c’è pure La Fine.
Il disco era finito, completamente finito, con grafiche e tutto, da metà Aprile e l’abbiamo lasciato a dormire perché, e sembreranno frasi fatte, dovevamo ricaricarci; perché ci sono troppe cose dentro, troppe situazioni disdicevoli che non abbiamo avuto cuore a censurare e, come è giusto che sia, prima di perderci la faccia devi almeno fare un attimo il carico d’ossigeno necessario. C’abbiamo messo tutto quello che potevamo metterci, il risultato è che queste canzoni sono noi, uguali a noi, siamo noi a casa, noi che litighiamo, noi che stronzeggiamo, noi che giriamo l’Italia a suonare, noi che sfasciamo le vetrine dei negozi dei piccoli centri abitati, noi che sbagliamo sempre la prima canzone, noi che troviamo il lato triste a qualsiasi cosa e passiamo, noncuranti, avanti.
Siamo tanto contenti quanto spaventati, ma sentiamo che è giusto così. E’ un disco sulla possibilità dell’amore, un disco alla ricerca della definizione d’amore, se è quella cosa che ti rovina l’appetito, ti fa spendere 100€ in birre o prenotare voli ad occhi chiusi; se l’amore è quella cosa che ti sgorga dalle mutande o ti esce dagli occhi, perché l’uomo sarà pure l’animale il quale si può abituare a tutto ma ci vuole ancora tempo perché possa abituarsi a vivere senza amore. Per fare questo disco abbiamo succhiato tutto e tutti, abbiamo molto vissuto o ci siamo illusi di farlo, fa lo stesso, abbiamo molto ferito e ci siamo molto feriti, questa è la nostra pubblica ammissione di responsabilità e il titolo deve essere questo perché non c’è uno più adatto, perché lo dice Amleto, il ragazzo preso come noi tra il dire e il fare, l’azione e l’inazione.
E allora finiamola così, sperando che questa sia una cartella stampa. “NIENTE (è un bel pensiero da mettere tra le gambe alle ragazze)”, meglio lasciare un po’ di non detto, lasciare i brutti alle loro brutte cose e lasciare che il bello sia un attimo o 25 minuti di musica; le passanti per strada o quella che legge in metropolitana: possibili amori mai nati, possibili nulla mai nati. Magari aveva tre capezzoli o due piedi destro o magari aveva due tette fantastiche e sono qui. E’ tutto qui. Se guardi bene questa è una zizza.

Credits

L’AMO sono Alessio, Domenico e Federico e questo disco è stato registrato e mixato tra il gennaio e l’aprile del 2013 durante le più disparate condizioni climatiche e umorali da Peppe De Angelis al Monopattino Studio che è questo studio pieno di reverberi e finestre che affacciano sul golfo di Sorrento. Il tutto masterizzato da Filippo Strang al Vintage Distrorted Shitty Sound di Morolo. Artwork opera di Alessio. Mario urla un po’ qui e un po’ lì. Nel dubbio ringraziamenti abbiamo scientemente deciso di ringraziare le nostre ragazze, l’amica lesbica di Xena e Aurelio De Laurentiis. Perdersi nelle città più affollate del mondo, interagire, condividere, ferire, ferirsi, volontariamente o meno. Per chi è ferito, per chi abbiamo ferito questo disco, dimentichiamo.

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