"Alfredo" e "Una lingua a tua scelta" vengono pubblicati insieme, come due lati della stessa domanda, due tentativi di osservare l’identità quando smette di essere una costruzione lineare e diventa invece un campo di tensioni tra ciò che siamo stati, ciò che siamo e ciò che avremmo voluto essere.
"Alfredo" si apre con una frase che suona quasi come una rivelazione ironica: "Ma che prospettiva fantastica". È il momento in cui il protagonista crede finalmente di aver capito tutto. Davanti allo specchio, però, arriva la scoperta più semplice e brutale: anche lui è un fallito. Ma non c’è tragedia in questa presa di coscienza. Al contrario, è proprio lì che il brano trova il suo paradossale lieto fine. Quando la tensione si scioglie nella rassegnazione più profonda, Alfredo scopre una forma inattesa di serenità. Quella che arriva quando si smette di combattere contro un’immagine di sé impossibile da sostenere.
Se questo primo brano racconta il momento in cui l’identità si incrina, "Una lingua a tua scelta" prova a ricomporne i frammenti piegando il tempo e la memoria. Nel brano convivono tre figure che sembrano distinte ma finiscono per sovrapporsi: un figlio appena nato, l’uomo che diventerà da adulto e suo padre prima e dopo aver scoperto di esserlo. Una trinità laica che si concentra in un’unica persona e che trasforma la canzone in un tentativo di spiegare un rifiuto, comprendere una scelta, trovare un modo nuovo di amare.
Per chi è in viaggio da troppo tempo, spiegare cosa si vuole davvero diventa quasi impossibile. Allora resta solo un gesto: provare comunque a dirlo, in qualunque modo, in qualunque lingua.

Alfredo / Una lingua a tua scelta
Mammaliturchi
Descrizione
Credits
I brani "Alfredo" e "Una lingua a tua scelta" sono stati scritti e prodotto da Alfredo De Luca.
Nel brano "Alfredo" hanno partecipato Pietro Vicentini (batteria) e Clara Valenzuela (seconde voci).
I mix sono stati curati da Andrea Geremia, i master da Giacomo Zavattoni.
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