Deformazioni pesanti e ruvide abbracciano un alternative rock debordante, asciutto, dilatato da atmosfere acide e da un’elettronica minimale tesa a definire i bordi di un viaggio in un’intimità nascosta, fragile e isterica. Frequenze, parole e linee grafiche legate in maniera imprescindibile l’una all’altra in un dis/armonico ecosistema, dove allusioni e percezioni servono a descrivere la propria inquietudine e inadattabilità di fondo, la propria alienazione, la propria “deformazione”, scegliendo tinte scure, ironiche o allusivamente nonsense. Questo, in maniera efficace ma non esaustiva è…