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Descrizione a cura della band

Dopo sei anni di attività in cui il terzetto si è nutrito fino all'orlo di sonorità heavy-psych e lunghe jam allucinogene (vedi il precedente “Shapes” del 2014), giungono con questo lavoro a maturare un linguaggio personale che prendendo le mosse da quell'humus sonoro si evolve lasciandosi contaminare da post-rock, shoegaze e post-core e dando vita così a un misto di psichedelia lisergica ed aggressività anfetaminica in cui, al di là dei generi di riferimento, a contare è soprattutto l'elaborazione di una lingua parlata solamente dalla famiglia Palmieri.

L'album, che lascia facilmente intuire come i tre sul palco sudino copiosamente e quanto forte possano picchiare sugli strumenti, si presenta come un flusso unitario di 35 minuti suddiviso in 5 tracce, in cui la centrale funge da intermezzo, sospendendo per un attimo le tinte forti per far riposare l'ascoltatore e fornire la propria definizione di ambient prima di riprendere la cavalcata.

A fare da collante e ad aumentare il tasso di personalità troviamo il concept che sta alla base del viaggio mentale da cui il disco scaturisce, ovvero l’influenza delle teorie strutturaliste del filosofo francese Michel Foucault e dello strutturalismo in generale. Particolarmente stimolante per i Palmer Generator è l’idea di individuo come entità non autonoma, bensì subordinata ai meccanismi entro i quali è costantemente immersa (le cosiddette strutture), calato in una realtà che non solo lo influenza in negativo (limitandolo), ma che lo determina in attivo (creandolo). Il singolo si ritrova allora accuratamente disciplinato tramite le istituzioni sociali (scuola, caserma, famiglia ecc.), i meccanismi della normalizzazione (per cui deve continuamente conformarsi alla moltitudine), e la conseguente sorveglianza generalizzata che presiede a questi processi, generando un continuo accumulo e rilascio di tensioni che si traduce all’interno del disco in un sound in perenne oscillazione tra mistica psichedelica e violenza hardcore.

Densi muri di suono che si sciolgono in vibrazioni lisergiche, solide martellate squagliate da un'echo dilatata, il tutto a dipingere uno scenario velato di malinconia, non solo per l'inevitabile presa di coscienza del reale, ma per la nostalgia di qualcosa sempre supposto come presente eppure eternamente assente: il soggetto come entità libera ed auto fondante.

Credits

Palmer Generator are:
Tommaso, Mattia & Michele Palmieri
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Produced by Palmer Generator - Co.Produced by Astio Collettivo & Torango Music
Recorded, Mixed & Mastered by Ale Gobbi @ Caffiero's Studio, Fano (IT)
April / May 2016
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All Songs is Written & Performed by Palmer Generator
Additional Drums & Other Stuff on track 4 by Ale Gobbi
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Artwork by Francesco Matteo Ceccarelli & Palmer Generator

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