21/12/2016

Chissà cosa direbbe oggi il filosofo francese Michel Foucault. Chissà come interpreterebbe “Discipline”, rivisitazione del suo “strutturalismo” in forma sonora, operata dalla cattedra in psichedelia dei Palmer Generator. Chissà se anche in questo caso prenderebbe le distanze dal movimento, definendosi ancora una volta “una delle persone più anti-strutturaliste in assoluto”. E chissà ancora quale sotto-struttura sociologica potrebbe trovare, nello scoprire che i tre componenti della band marchigiana sono accomunati dal cognome e dal sangue.

"Discipline" è un disco strumentale incredibilmente denso e strutturato. Una gabbia invisibile, un controllo senza controllori, un Panoptikon di chitarre ruvide, che si impastano con un basso sapiente, retto da un drumming ineccepibile e solido come una torre. Risultato di un esperimento partito nel 2010, che già tre anni fa aveva dato vita ad una prima (acerba) creatura, (e)motionless, e successivamente al più maturo “Shapes”.

Il pendolo (di Léon, non di Michel) oscilla liberamente per tracciare linee mesmerizzanti, che portano alla luce verità scritte nella rotazione della volta celeste, ma si ferma su brani come “Persona” o la stessa “Discipline”. È sopratutto in questi due momenti che il terzetto esprime una forza e una maturità sonora che li avvicinano ai Russian Circles o ai Tool, nei loro momenti più oscuri e visionari. IIII coglie di sorpresa per l’intelligentissimo mix, curato da Ale Gobbi del Caffiero's Studio di Fano. Con l’incedere dello schiacciasassi, Habit mette in risalto un grandissimo studio su ritmiche e suoni, che fa di questo pezzo un gioiello. Domain chiude la stella a cinque punte che è “Discipline” con una rabbia, potenza e precisione degna dei migliori “God Is An Astronaut”.

Parlare di post-rock è forse tanto scontato quanto, però, necessario per delineare i contorni di questo disco folle, che riesce contemporaneamente a stare negli schemi e a destrutturarli totalmente, dalla base. Forse è merito di quello specifico dialetto familiare che si parla in “casa Palmieri”, ma quel che è certo è che un risultato così può scaturire solo da una profonda alchimia, che si consuma tra le mura della sala prove, se non di casa. Proposito per l’anno nuovo: vederli dal vivo.

Luogo perfetto per l’ascolto: Sotto al palco
Perfetta colonna sonora per: Metropolis, Fritz Lang

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La recensione Palmer Generator - Recensione - Discipline di GianPaolo Baba Improta è apparsa su Rockit.it il 20/07/2019

Tracklist

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