Babalot s/t 2001 - Alternativo, Pop rock

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Partiamo dal fondo. Chiude un cd interminabile una inaspettata cover di Dentro Marylin (Afterhours) che al sottoscritto piace quasi più dell’originale. Solo una curiosità. Babalot per il resto: terzetto di pazzi furiosi dalla capitale. Voce, basso, chitarre e computer. Una sorta di scalcinato cantautorato post-moderno, qualche guizzo, molta normalità (benchè deviata). Un poco di noia. Qualche lamento di troppo. Di certo troppe tracce, davvero troppe tracce (25!! Per 70 minuti di musica) per questo cd tutto sommato interessante. D’altronde per chi dice di ispirarsi sia a Guccini che ai Nine Inch Nails (goduria) uno finisce per aspettarsi chissà cosa… poi quello che si trova è una versione, quando va bene, meno paracula dei Tiromancino o, quando va male, più opaca dei La Crus (in Giornata no, ad esempio). Chiariamo. Su 25 canzoni i momenti interessanti ci sono anche, solo che rischiano di perdersi, troppe parole (o idee) possono per assurdo portare a meno forza comunicativa, ma questo già si sa, il problema dei Babalot è che, semmai, l’intero progetto è fin troppo monocorde, come aver trovato una formula e ripeterla per cercare l’incastro migliore di ogni componente. Cosa che, quando avviene, centra in pieno il bersaglio e si becca l’applauso. Ad esempio in La lavatrice e il muro: “esiste o non esiste niente/ possibilmente riposante/ che non sia fare il cantate”, ma soprattutto nella bellissima Una cosa sola, potenziale hit da alta rotazione radiofonica. Ancora, buona la parte musicale di Retrospettiva, il dub surreale di …Posso, il piglio di Mantide e Ma che ti ho fatto? , l’autoironia de Il più bello del reame. Stop.

Che altro dire? Vediamo un po’ come vanno le cose. Secondo me ci si può aspettare di tutto.

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La recensione s/t di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2001-07-09 00:00:00

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