No Guru Milano O.s.t 2010 - Rock

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In un periodo in cui gli anni 90 tornano insistentemente alla ribalta (manca solo, per fare una battuta, che nei Marlene Kuntz rientrino i componenti della formazione originale...), l'ascolto di un supergruppo come quello dei No Guru potrebbe far pensare che non si tratti di semplice revival ma, più realisticamente, di una rinnovata voglia di tornare a suonare, dopo le vicissitudini di mezza età, con lo spirito di quegli anni.

Lo scriviamo non a caso, siccome al nucleo composto da alcuni ex dei Ritmo Tribale (Scaglia, Marcheschi, Talia, Briegel), si aggiunge un fuoriclasse come Xabier Iriondo, uno degli "attori non protagonisti" della scena musicale di quel periodo che ha ispirato schiere di chitarristi. Le credenziali ci sono quindi tutte per aspettarsi qualcosa di artisticamente grosso, ma il risultato relativamente a "Milano original soundtrack" é di molto inferiore alle aspettative.

Già l'esperienza dei Ritmo Tribale, dopo l'abbandono dello stesso Edda, aveva perso molto della sua forza propulsiva, finendo per disintegrarsi a causa di risultati artistici (e commerciali) deludenti. Stavolta la formula non ricalca le esperienze del passato, ma le coordinate sonore non ci paiono poi così distanti dai modelli originali; perché se il tentativo di distanziarsi dall'archetipo tribale può considerarsi riuscito, gli esperimenti rumoristici affidati sostanzialmente agli interventi di sax di Bruno Romani (già nei Detonazione) appaiono posticci e tutt'altro che determinanti nella definizione di un sound che quasi mai ci fa emozionare come ai bei tempi. Alcuni colleghi hano persino (pigramente) evocato il nome di James Chance e dei suoi Contortions per qualche sporadica somiglianza nelle sonorità, senza accorgersi che quello dei No Guru può al momento classificarsi come un puro e semplice tentativo di sterile contaminazione; perché se l'intento (nobilissimo, sia chiaro) é quello di coniugare approcci differenti in materia, qui siamo ancora al livello embrionale. Non che ai nostri manchi l'esperienza e il talento per dare un senso compiuto alle canzoni, ma stavolta - si sarà capito - la classica "scintilla" non si accende mai, anche a furia di ascolti ripetuti.

Affinché l'alchimia funzioni é necessario trovare un elemento che funga da collante: che si tratti di un produttore esterno, di una diversa line-up, di liriche meno improvvisate (forse la cosa meno riuscita del progetto) o, più semplicemente, di tutte queste cose insieme. Qualcosa, insomma, che vada oltre la "somma delle parti" e sappia dar vita ad un'esperienza del tutto inedita.

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La recensione Milano O.s.t di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2010-10-07 00:00:00

COMMENTI (12)

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  • longjohn1971 5 anni Rispondi

    Da avere assolutamente sotto tutte le forme disponibili in commercio!!!! Fantastico, onirico, direi quasi CATARTICO!!!!

  • pointbreakrock 10 anni Rispondi

    Assolutamente vero!! :)

  • iggy 11 anni Rispondi

    faustì, capisco che musicalmente può non averti convinto (amme m'ha convintissimo, sax incluso), ma i testi sono veramente unici, intriganti, onirici, pungenti, borderline, oserei dire rivoluzionari. forse troppo avanti?

  • iggy 11 anni Rispondi

    quasi fuori tempo massimo, è errivato uno dei migliori album dell'anno..
    assolutamente da comprare. dove?

  • gardenyaband 11 anni Rispondi

    religioni che ti guidano ancora....

  • iggy 11 anni Rispondi

    minchia si!
    [:

  • tribalex 11 anni Rispondi

    ci siamo finalmente!

  • mordana 11 anni Rispondi

    bravissimi!!

  • blackwojtyla 11 anni Rispondi

    GUDO GUDO

  • mordana 11 anni Rispondi

    SI!!