20/02/2012

Il primissimo pensiero dopo l'ascolto di “Reazione Kimica” dei Coffee Shock: consigliare al vocalist un corso base di canto e di senso del ritmo, anche il coro in chiesa potrebbe essere una soluzione. È vero che Johnny Rotten non era propriamente intonato, ma poi è arrivato Joe Strummer a insegnarci che punk non equivale per forza a emettere suoni indistinti e sguaiati.

Il secondo pensiero, dopo diversi ascolti: qualcosa di interessante c'è. È nei passaggi dal punk rudimentale a qualche accenno di prog sul finale di “Marta dammi molto affetto”. Nella vicinanza alla psichedelia nel pezzo dedicato non a caso all'inventore dell'lsd, “Mr. Hofmann”. Nelle derive metal della conclusiva “Mondo giusto”. Pezzi dalla struttura più complessa di quanto il punk in effetti richieda, accanto ad altri più canonici in cui, come da canovaccio, i Coffee Shock si scagliano contro le istituzioni (“Pubblico ufficiale”) e ci raccontano amori malati (“Sono dipendente”) come fecero i Prozac con “GM”, che però era una bella canzone.

Il punto è proprio questo: ci sono dei momenti che meriterebbero di essere approfonditi in questo lavoro del duo genovese, ma sono mortificati da una pessima registrazione, da un cantato al limite del sopportabile e da un'accozzaglia di idee che potevano essere buone, ma solo se sviluppate diversamente. La “reazione chimica” non è riuscita, perché nel punk un buon disco è tale se arriva al primissimo ascolto, senza mezzi termini, come un pugno dritto in faccia. Perdere l'immediatezza significa, semplicemente, aver sbagliato genere.

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La recensione Coffee Shock - Recensione - Reazione Kimica di Roberta D'Orazio è apparsa su Rockit.it il 18/08/2019

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