08/02/2012

Nuvole corrono veloci dopo un temporale estivo, spedite via da un sole timido e si disperdono con quel mood da montaggio filmico accelerato e il bianco si mischia al grigio e il grigio ha la tonalità del nero. L’aria è fresca e hai più tempo per pensare in quella terra di mezzo dove non è il caso di andare in spiaggia e non è il caso di restare in casa. Se non fosse per la tua poltrona comoda saresti in grado di spiccare il volo e dire la tua a quel pacco di ovatta sospeso. E pure resti giù a pensare a ieri con quella pace di circostanza e i Vandemars a solleticare, con fili d’erba, l’equilibrio precario di una nostalgia atavica.

Niente da fare, ti prendono e ti inchiodano ai migliori anni ’90 della tua vita e sei in compagnia di polaroid sbiadite, Pj Harvey e Skin. La cura nell’arrangiamento è dovuta anche al protettore della band, il Benvegnù nostrano che tutti apprezziamo per eleganza e sobrietà. Ha duettato con Silvia Serrotti creando un’intensa ballata romantica in “Victim”, suonato chitarra e piano e prodotto l’intero lavoro insieme a Stefano Bechini. Un aiuto necessario e un valore aggiunto per una band che guarda indietro ma riesce a tenere bene il passo dell'attualità. In merito all’oggi segnalo “A circle for me” come esperimento più riuscito, perché riesce a far emergere con equilibrio tutte le qualità migliori della formazione toscana, che si dimena in elettrico e firma brani degni di nota anche in acustico. “Waiting for the drummer” in chiusura è un ottimo commiato e dichiara una linea stilistica interessante, immersa in atmosfere targate Velvet Underground. Un lavoro da ascoltare e con i numeri per entrare a pieni voti nelle vostra discoteca casalinga.

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