07/02/2013

Tra i casi più interessanti ed affascinanti italiani dell’ultimo decennio, la scena indie pesarese ha sfornato tanti gruppi interessanti, perlopiù orientati su sonorità post punk, shoegaze, stoner. Poco cantautorato insomma, fatte salve le digressioni autoriali dell’ex cantante degli Young Wrists, Maria Antonietta. I Gomer cercano di essere “anomalia”, raccontando storie e spaccati di vita con linee soffici, seppur sporcate, come un whiskey bevuto in una mattinata d’inverno, ricordi, le riflessioni sul presente, le evocazioni suscitate dai dettagli.

Piccolo sussidiario di fallimenti ed esitazioni, “Della sconfitta” naviga attorno alle confusioni, alle incertezze di una generazione, di un trentenne di oggi. Citazioni letterarie, una ricerca che ruota sempre attorno al tema dell’inadeguatezza, la rabbia, una malcelata passione nel vivere. Come in "Ecce Bombo", uno sguardo laterale che osserva istantanee di vita, proiettate in prima persona, una volta pretesto, l’altra puro racconto di sé, veicolato da una pura e semplice schiettezza nell’espressione. Come avviene in “Ma non dovevo diventare come i Beatles?”, una canzone come uno sfogo, sospesa tra Benvegnù e Virginiana Miller, in una nuvola di chitarre ed arpeggi, quasi a coccolare le dissolvenze del passato, i rimpianti, le tenerezze degli errori passati, la sensazione di divenire adulti per davvero.

Cinque tracce, nemmeno troppo elaborate o complesse nelle liriche, che non pretendono di essere un capolavoro, ma chiedono semplicemente di essere condivise. In un posto nell’anima, lontano da Facebook.

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