26/08/2013

Marumba, cantante marchigiano al suo esordio da solista, ha alle spalle numerose esperienze nella scena reggae, di cui prova a tirare le fila in questo disco di debutto.

Passando dalle sonorità in stile Burning Spear della piacevole opener “By the way”, che si fregia anche di un buon assolo di diamonica (strumento però forse abusato nelle sette tracce di questo lavoro), al roots di “Send some love”, in cui è accompagnato dalla bella voce di Valentina Lucchetti. Alla riuscitissima, trascinante, “Lobster”, un pezzo spruzzato di rocksteady che è senz’altro la chicca di “By the way”, e fa il paio con la skataliteseggiante “Wake up”, in cui però le parti soliste dei fiati non sempre reggono il passo dell’ottimo riff tematico.

Nelle tracce centrali dell’album viene fuori però quello che è forse il principale difetto di un disco peraltro volenteroso: da brani come “Cahuita” - che mescola piuttosto pretestuosamente musica giamaicana, latin e ragamuffin in inglese e italo-spagnolo - o “Different generation” - in cui il featuring dell’artista inglese Percydread è condito da una dose letale di autotune, secondo la moda attuale del reggae e dell’R&B più moderno - emerge la difficoltà di Marumba a porre un freno alla propria voglia di spaziare, spesso seguendo idee che tutto sono fuorchè di gusto. E’ il caso, per fare un altro esempio, del mandolino in “Music dub”, che poteva rivelarsi una soluzione originale, ma usato in modo così massiccio (come la diamonica di cui sopra) finisce per risultare irritante, svilendo un pezzo che avrebbe potuto essere interessante.

Ad ogni modo, questo esordio lascia intravedere anche diverse qualità nel songwriting e nella performance di Marumba e dei sodali Rubba Dubba, e da lì si potrebbe ripartire nell’ottica di un prossimo lavoro, idealmente più compatto e ragionato.

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