29/08/2014

Non ho ben capito se le tre parti in cui è diviso l'album (vedi descrizione) ripercorrono anche temporalmente tutta la storia della band - ovvero se i primi brani in tracklist sono anche stati i primi ad essere realmente concepiti - resta il fatto che i Polabeers decidono che come disco d'esordio sia giusto consegnarci la loro opera omnia: 18 pezzi per più di un'ora di roba. E' chiaro che l'operazione serve più alla band che ad un qualsiasi altro utente che capita all'ascolto. Sfido chiunque ad ascoltarsi con gusto 72 minuti, con le varie tracce meno riuscite, quelle che si assomigliano, due intro diversi, gli interludi, tanti brani che superano i 7 minuti. Insomma, gli hanno dato la forma del concept album ma non è facile seguire il filo conduttore di tutti questi pezzi.

A salvare il disco è la qualità della musica che c'è dentro. Questo trio di Milano ha molteplici pregi: un tiro formidabile, una tecnica invidiabile, e una bella voce capace di urlare hc oppure di scivolare bella rotonda e calda. Quindi ci sono brani che possono partire punk alla Strength Approach e di colpo virare verso i Foo Fighters, o rievocare le acrobazie dei Soundgarden più complicati, o sostare in quella terra di mezzo cosmica a cui tutti aspirano ma che giusto i Motorpsycho e pochi altri possono permettersi. Tendenzialmente amano le tirate stoner, ma non disdegnano anche momenti acustici più psichedelici, ambientazioni sonore rubate ai Mogwai e, ovviamente, lunghe suite floydiane.

E' davvero una band con un potenziale altissimo. Certo ci sono dei fronzoli da tagliare in zona songwriting e, più che tutto, manca una direzione forte. Manca la conferma che alla base di questa musica ci siano idee solide, che superino il semplice cazzeggio in salaprove. Ma i Polarbeers hanno tutte le qualità necessarie per sfornare in futuro un LP che ti tenga attento per la sua intera durata. Mi aspetto molto.

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La recensione Polarbeers - Recensione - Polarbeers di Simone Nolvo è apparsa su Rockit.it il 21/07/2019

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