31/10/2014

Dopo "Gabriele Deriu Ep" e più di tre anni trascorsi, il talentuoso ragazzo di Olbia ha confezionato quattro nuove tracce per un totale di circa 17 minuti di musica, evolvendo il suo percorso artistico verso una precisa direzione.

La prima vera differenza rispetto alla precedente prova è sotto il profilo strumentale. Se il primo ep definiva un approccio più acustico e dalle sfumature jazz, con "Oltre il muro" Gabriele Deriu entra di prepotenza nel mondo dell'elettronica decidendo di prendere residenza in via bass. Unico filo conduttore (dal punto di vista musicale) con il primo lavoro è la traccia numero tre "Ancora tutto uguale" che per l'appunto richiama quei piani e gli hi-hat presenti in degli esordi.
La dubstep è uno dei generi più ostici da far combaciare con delle linee melodiche, soprattutto se si è nati in un paese in cui il genere non è mai stato un biberon per gioventù in erba. Deriu e il suo staff di musicisti (aiutati sicuramente anche dal team Machete, esperti nel settore, con il quale Deriu ha stretto forti legami che hanno portato alla collaborazione con il rapper En?gma nel singolo "Verso la fine") sono riusciti nell'impresa, conferendo agli spigolosi angoli dei beat un tono caldo e intimo. La rivisitazione elettronica di "Paese chiamato città" (qui ribattezzata "Carcasse") è un chiaro esempio di quanto detto, dove i ponti acustici legano perfettamente la poesia del testo con la violenza della strumentale.

Sotto il profilo canoro e della scrittura l'evoluzione è meno percepibile.
Rimane forte l'attitudine cantautorale e l'uso di aggettivi e costruzioni sintattiche ricercate per realizzare immagini il più vicino possibile ai temi trattati nell'ep (tutti incentrati sulla realtà sociale dei giorni nostri). Ancora più riconoscibile l'influenza rock (retaggio di esperienze musicali giovanili) e lirica (frutto di studi iniziati fin dall'età di 14 anni) evidente in particolar modo nella potenza vocale e nella sua estensione. Allo stesso modo resta immutato quello che rimane il punto debole di Gabriele Deriu: il timbro vocale. Il cantante sardo è sicuramente alla ricerca di una propria originalità che lo ha portato da un timido Francesco Renga ad un Pau isolano passando per un Enrico Ruggeri dopo aver bevuto un barattolo di Lisomucil. I paragoni sono esageratamente spropositati perché il potenziale è concreto, tuttavia, essendo la voce il mezzo principale con la quale Deriu cerca di arrivare al suo pubblico e di trasmettere la sua arte, la recherche di un timbro più caratteristico dovrebbe arrivare prima degli esperimenti musicali e delle capriole fatte con le parole.

Non resta che attendere nuove evoluzioni, sperando che già dalle prossime uscite riesca a ritagliarsi un spazio più personale nel panorama musicale italiano.

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