Giardini di Mirò Punk... not diet! 2003 - Psichedelia, Noise, Alternativo

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Sono tre i tempi verbali che possono in un certo qual senso fotografare in continuità i Giardini di Mirò. Il primo è il passato, di “Rise and fall of academic drifting”, struggente album di suadenti cavalcate art pop al limite del post rock, immerse in un trasognato mood melanconico circolare e rallentato, fatto di bellissime melodie e interessanti scelte di arrangiamento. Una sorta di biglietto da visita a mezzetinte, insomma, una foto di un paesaggio autunnale.

Poi c’è il presente, l’adesso di “Punk… not diet!”, un album che già nei contenuti del suo titolo ha un preciso significato, un ponte diretto fra la passione che ne sta alla base e i risultati che ne sono frutto. Un disco dove il post rock in senso canonico è sempre meno scopo del disco, ma sempre più punto di partenza verso altro, sia che si tratti dell’utilizzo sempre più frequente della voce (di cui Alessandro Raina - ormai settimo GDM - è talentuoso strumentista, con il suo fare vellutato ed accattivante), sia che si tratti del moderato utilizzo dell’elettronica, pacata quanto la voce, intenta più ad ambientarsi che a sopraffare. Succede così che del passato, in senso stretto, rimanga traccia nella sola, lacerante “Connect the machine to the lips tower *be proud of your cake*”, ma che nelle altre tracce le strutture più canoniche della forma canzone vengano affiancate e/o ricostruite da circolari derive post e malinconiche folate di folk psichedelico. Nascono così pezzi quali “Once again a fond farewell” - dove la trame indie-troniche di Styrofoam danno, insieme alle chitarre e alla voce e al piano e alla fisarmonica, una nuova linfa vitale alla psichedelica - o “Last act in Baires”, una ballata romantica e assolutamente estatica, dove le bellissime voci delle sorelle Brewster hanno il pregio di creare dolcezza. Ma il meglio capita davvero in pezzi come “When you were a postcard” o “The comforting of a trasparent life”, quando la lentezza si veste di un beffardo sorriso malinconico, quando le melodie si aprono in un crescendo emozionale che scava fino a toccare le più profonde corde dell’anima, così da gettare una fioca ma vivida luce di speranza sul futuro, che ha nel distico “Everythig is static/I’m after everything” (da “The swimming season”) una sorta di poetica premonizione.

È un disco difficile, “Punk… not diet!”, per certi versi ancora non pienamente compiuto, che però cresce piano piano, ascolto dopo ascolto, e che ci mostra in modo assolutamente chiaro quanto le parole evoluzione ed emozione possano essere il vero trait d’union fra il passato, il presente e il futuro dei Giardini di Mirò.

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La recensione Punk... not diet! di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2003-05-16 00:00:00

COMMENTI (5)

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  • lamiel-horla 14 anni Rispondi

    Sulle nuove canzoni...
    "Broken by"... premo play... e scendono le lacrime...

  • lamiel-horla 15 anni Rispondi

    Che cattivo... Però lo pensavo da prima...

  • lamiel-horla 15 anni Rispondi

    Prego

  • utente0 15 anni Rispondi

    grazie per avercelo detto in diretta!

  • lamiel-horla 15 anni Rispondi

    Capolavoro.