02/06/2014

L’America è uno stato mentale, l’ho sempre pensato: incarna il viaggio, gli spazi sconfinati, avventure dietro ogni angolo e un senso di libertà che si concentra spesso e soltanto nell’aria che ti scorre veloce tra i capelli. L’America è lontana ma è qui adesso ascoltando il Pan del Diavolo, c’è il sogno, la promessa, la conquista del west e la mitologia fatta di eroi per un giorno e affascinanti perdenti, c’è Sergio Leone ma pure il Jarmusch di “Dead Man”, ci sono i colori sbiaditi dal sole a picco e il bianco e nero di racconti minimali, le radici, l’istinto, la forza di ritornelli che si inchiodano in testa immediatamente, e su tutto un’energia che pare il soffio primordiale, carico e denso di un’intera vita, l’energia che è il segno caratteristico della band siciliana, da sempre, ed è ancora così.

Ma non ci sono solo gli States, parliamo di viaggi, contaminazioni, dell’assorbire a pieni polmoni tutto ciò che si incontra, e allora potremmo accostare alle succitate citazioni cinematografiche un bel film indipendente italiano, ancora da girare, una di quelle storie minime ma con personaggi ben delineati, e che anche qui, alla fine, non vincono mica. Perché se c’è la conquista di territori lontanissimi, c’è pure l’Italia col suo passato cantautorale, c'è Rino Gaetano come Lucio Battisti.

Il terzo disco è decisivo, si dice, e in questo caso si fa conferma dello stile folk rock’n’roll sporco e originale che già conoscevamo bene, dell’istinto e della naturalezza con cui il duo trasforma i suoni in esplosioni vivaci e trascinanti, come pure in ballate che attraversano il cuore con fare deciso e lasciando segni evidenti del loro passaggio. La title track è il lato oscuro di scene western, è un inno da celebrare nel deserto, nelle cavalcate notturne senza meta e fitte di nervi, cavalcate che proseguono con “Mediterraneo”, caldo, sud, attitudine latina e piedi che non possono star fermi. “Vivere Fuggendo” è una morbida country ballad dal testo personale con incursioni surreali ( “Ho una ragazza dentro il frigo, io la amo senza scongelarla”), coinvolgente il crescendo de “Il Meglio” che è un montare di chitarre tra la rabbia e l’amore, e bellissima e convincente “Io Mi Do” che concentra in sé l’essenza punk, l’attitudine ruvida e il malumore del quotidiano, e il senso è tutto in quel liberatorio ‘no’ urlato e ripetuto fino allo sfinimento.

“Nessuna Certezza” con la sua chitarra pulita in contrasto con la ritmica ovattata e la voce incisiva, il piglio blues, il mood che è sudore e sabbia e innamoramenti, e poi la sorpresa di “Mezzanotte” che possiede la cattiveria asciutta del postpunk, e la strumentale “Aradia” ( che vede la partecipazione alla chitarra elettrica di Andrew Douglas Rothbard) che sa di resa dei conti e ispira visivamente un nuovo ‘triello’, occhi come fessure impenetrabili, sguardi che tagliano, finale incerto. La chiusura è in mano all’amore, ai sogni, ai tramonti sixties evocati da “Il Domani” (col prezioso featuring dei Sacri Cuori) ed è l’unico momento tranquillo, è la sosta di un eroe romantico, quell’eroe per un giorno che per il resto poi è un eterno perdente, e ci piace così.

Registrato in presa diretta insieme ad Antonio Gramentieri (dei già citati Sacri Cuori) e mixato a Tucson da Craig Schumacher, “FolkRockaBoom” aggiunge un tassello importante nella produzione de il Pan del Diavolo che riescono a mantenere una propria riconoscibilissima identità assorbendo la lezione degli american songwriters e portando nel cuore quella cantautorale italiana, mescolando country, folk e ballate senza mai dimenticare le radici, l’istinto e l’energia che muove il mondo, quel soffio primordiale che continuano a possedere e a comunicare con semplicità, senza inutili giri, restando all’osso, dunque esattamente da dove erano partiti. Due chitarre e una grancassa, e siamo pronti per un nuovo viaggio.

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La recensione il Pan del Diavolo - Recensione - Folkrockaboom di margherita g. di fiore è apparsa su Rockit.it il 21/07/2019

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