29/06/2015

Un po’ controverso l’ep d’esordio della romana Micaela Bruno, “Maggio all’improvviso”: 5 tracce di synth-pop che strizza l’occhio alle sonorità della Bjork di “Debut” e dei primi anni ’90, seppur interamente cantato in italiano. Il sound su cui è costruito l’album - ora interessante, ora leggermente confusionario – è di fatto caratterizzato da un continuo intreccio di batterie elettroniche e synth, elegantemente accompagnati da un piacevole pianoforte in sottofondo. È la voce, tuttavia, la colonna portante dell’intero lavoro: un bel timbro e la tecnica impeccabile chiariscono immediatamente quale sia l’elemento di spicco dell’ep. A penalizzare in parte il canto, però, è l’aspetto testuale. Troppo spesso, infatti, il songwriting non colpisce come dovrebbe, lasciando trapelare in più di un occasione il lato tecnico a discapito di quello emozionale, il che dispiace non poco, dato il modo in cui l’artista riesce a giocare con la sua voce. È il caso della traccia che dà il nome al disco: “Maggio all’improvviso” assolve a metà il compito di accattivare l’ascoltatore, anche a causa del suo ritornello “catchy-ma-non-troppo”. È “Æssenza”, piuttosto, il brano più interessante (e più cupo) dell’album. La dinamica del pezzo è ben architettata: ti emoziona, ti incuriosice e ti avvolge a dovere. In particolare, la delicata accoppiata chitarra acustica/pianoforte che compare sul finale, si sposa perfettamente con la voce dell’artista, rivelando che anche da un arrangiamento apparentemente scarno si possono raggiungere buoni risultati. Che sia questa la via da seguire per il prossimo lavoro?

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