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RECENSIONE
19/03/2015

Non ve ne fregherà poi molto, ma la mia "relazione" con gli X-Mary rischia di diventare problematica. Qui si rischia, titolo dopo titolo, di perdere lucidità in fase di giudizio, vuoi per la fiducia riposta a priori e vuoi per il legame affettivo instauratosi nei confronti di questa band.

Arrivati al settimo disco in 10 anni e passa di attività (personalmente li ho scoperti all'epoca di quel capolavoro indie che a tutt'oggi rimane il loro apice indiscusso), è lo stesso quartetto a scrivere nelle note stampa che quest'opera "potrebbe essere un’aggiunta al menù di "A Tavola con il Principe"". Descrizione sostanzialmente condivisibile, siccome "Crudité" fotografa ancora una volta una formazione in stato di grazia. Perché la forza degli X-Mary sta proprio in questo, nella capacità di convincerti, ad ogni loro uscita, che non poteva esserci album migliore di quello che pubblicano. E per farlo fino in fondo strutturano la scaletta in maniera tale da cliccare sul "repeat", quasi inconsapevolmente, alla fine di ogni ascolto.

Stavolta anche la scelta di fare economia sul numero di tracce (appena 11 rispetto ad una media che oscilla tra le 18 e le 19) contribuisce a massimizzare il risultato. Per tutto il resto, i 4 di San Colombano al Lambro mantengono invariata la dose di cazzeggio+genialità+fricchettoneria+naïveté+"free jazz punk inglese", senza arretrare di un solo millimetro. Niente ribaltoni, l'avrete capito, anzi tutto maledettamente convenzionale rispetto al loro universo sonoro, finanche la produzione affidata in toto a Fabio Magistrali. Come dire: squadra che vince non si cambia perché può solo migliorarsi.

E così avviene: mezz'ora abbondante in puro stile X-Mary, fin dall'iniziale "1, 2, 3, 4“, breve intro dal timbro nirvaniano. A seguire "Oggi ho comprato una macchina", la classica traccia che ormai identifica appieno l'inimitabile cifra stilistica dei Nostri (quella commistione di generi e cose indefinite a cui accennavo qualche riga fa) insieme a "Il Napoli vince sempre", alla clamorosa "Mustafà", a "Dove sei con chi sei", "Grande Forma" e "Con te non vado mai a casa". Immancabili, come da tradizione, le staffilate speed-punk di "Fai schifo", "Italia 90" e "Homosexual".

Infine, a chiudere l'opera, l'ennesimo colpo di genio, quasi si trattasse di un gol in rovesciata al 90° che decide la partita dopo aver segnato una tripletta. Ovvero 13 minuti e mezzo di delirio su una questione fondamentale: la necessità di avere un frigo per non tenere il vino in cantina e, alla bisogna, servirsene. Su un tema del genere costruiscono una canzone in perfetto equilibrio tra Santana, gli Skiantos e la no-wave; sul come ci riescano rimarrà di certo un segreto ben custodito. 

Tracklist

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