08/04/2015

Qui si parla di guerra e di oppressione. Ma anche di libertà e di amore, di canzoni che ti salvano la vita. Con il cinema e i libri sullo sfondo a incasellare per bene i tasselli, a far quadrare il cerchio. Pierpaolo Lauriola non ama le mezze misure, i suoi sono argomenti forti, che lo portano a scavare in profondità, ben al di sotto della superficie. Fino a rovistare tra le contraddizioni del genere umano, al suo bisogno di libertà, al suo istintivo schierarsi contro le trappole del potere.

Facile comprendere che “L’Ego” sia un disco intenso, che trasuda passione e passioni, scritto tenendo gli occhi tenuti ben aperti sul mondo. “Yalla” è il grido di apertura, lo stesso che le popolazioni arabe usano per darsi coraggio. Quasi fosse un mantra, se non la chiave per entrare nell’universo del cantautore di origini pugliesi. Che inizia sin da subito a mischiare le carte a propria disposizione, ad arricchire i suoni dell’album di diversi colori. Ecco dunque qualche timida traccia di Smiths (“Varsavia”), degli U2 più melliflui (“The dreamers”), le improvvise esplosioni soniche di “Cantavamo canzoni”, gli equilibri acustici di “L’avventura”, le derive apocalittiche di “I cantori”, le leggerezze de “Il mare”, i Massimo Volume omaggiati in “Dentro a un bicchiere”. Un tutto unito da una forte tensione emotiva, vero e proprio collante di un lavoro importante, al di là di qualche imperfezione e di scelte forse ardite (l’effetto wha-wha presente nella già citata “Varsavia” sa tanto di orchestra Rai anni ’70). In fondo, poco conta quando c’è una forza narrativa solida e matura a sostenere l’impalcatura.

 

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