16/05/2015

Quando non c'erano le Esposizioni Universali c'erano i venditori ambulanti. Per la verità i venditori ambulanti c'erano anche quando vedevano la luce le prime Expo, ma dovete mettere che mentre a Londra si inaugurava il Crystal Palace bastava uscire di cento chilometri e già la gente faticava a saperlo. Almeno nel 1851. Per questo le fiere e i mercati di paese avevano tanto successo: portavano nelle periferie dell'impero quello che era già arrivato nei centri, nelle capitali. C'è da dire che tra questi brillanti girovaghi capitava che ce ne fossero di meno generosi, che approfittavano della loro aura di stranieri cittadini per vendere elisir di lunga vita e miracolosi unguenti.

Tra quelli che si interessano di musica, di cultura e di qualcosa d'altro che non siano spaghetti o acciughe di Cetara, spesso ci si ripete che viviamo in una Italia che è sostanzialmente una nuova periferia dell'impero. Poco stimolante, poco innovativa, poco sperimentale, dove da decenni ci sono quei quattro lì, dove l'indipendente al massimo è un cantautorato a volte scialbo e il mainstream una gara tra urlatori seriali e melodrammi che strappano le lacrime delle signore che passano il Folletto.
Jovanotti è il nostro venditore ambulante. Da sempre. Dall'88, da quando si era candidato for President. Da quando aveva, a modo suo, portato il rap in Italia. E ha fatto lo stesso con i suoni africani, con gli artisti con cui ha collaborato (anche in questo disco, "Lorenzo 2015 CC" ci sono Bombino, Antibalas, Manu Dibango, Sinkane, ad esempio). Poi qualcuno potrà dire che il rap di "Penso positivo" non è vero rap, che la situazione sudamericana è annacquata nel suo primo romanzo "Il grande boh", e che le cause terzomondiste di "Cancella il debito" a Sanremo nel 2000 o le prese di posizione contro la guerra in Kosovo de "Il mio nome è mai più" sono stati pretesti per fare il buonista markettaro di turno. Si parla del suo essere ormai un personaggio, uno che con quella bocca, ormai, può dire quello che vuole.
Di Jovanotti si possono dire tutte queste cose, è vero. Ed è il motivo principale per cui spesso, quando si parla di Jovanotti si parla poco della sua musica. Soprattutto con questo "Lorenzo 2015 CC", 30 tracce in un doppio cd che oggi sarebbe sinonimo di suicidio discografico un po' per tutti. Perché adesso va di moda essere renziani e lui questo modo di essere lo incarna alla perfezione. Così ma anche colà, impegnato ma non troppo, entertainment ma non troppo.
Non siamo tutti renziani, ma facciamo tutti parte - dal punto di vista della cultura e dello spettacolo - di questa scalcagnata periferia dell'impero. Le nostre serie tv sono sempre più brutte, i presentatori della cerimonia di Expo erano la Clerici e Bonolis, a Sanremo vince Il Volo e stiamo ancora a dibattere se valga la pena vendere i libri di Fabio Volo in libreria e pare che Fedez sia il più sagace pundit dell'oggi.

Jovanotti è il nostro venditore ambulante, quello che porta nelle campagne ciò che è già di gran voga in città. Pazienza se quelli che un giro in città lo hanno già fatto per i fatti propri si rendono conto che tutto sommato la musica africana non è quella di Jovanotti e per il rap non ne parliamo. Per tutti quegli altri, che sono tanti e di cui spesso ci si dimentica, Jovanotti è da ringraziare, quasi. Siccome può permettersi quasi tutto, osa. Si spinge, porta nel suo vagare per le periferie quello che magari in città sa già un po' di vecchio. Lo fa in una maniera edulcorata, ma provateci voi a proporre il Sudamerica o l'Africa nera alla signora col Folletto senza tirare fuori il Meneito.
"Lorenzo 2015 CC" è forse il lavoro più ambizioso di Jovanotti, per certi versi provocatorio per la sua prolissità, per alcuni pezzi - su 30 - poco riusciti (ad esempio l'interstellariana "L'astronauta", le banali "Il cielo immenso", "Un bene dell'anima"). Allo stesso modo, forse non è il suo disco più riuscito. Ma ci sono delle serenate d'amore banali e bellissime come "Gli Immortali", "Sabato", "Ragazza magica", "Il mondo è tuo" dedicata alla figlia Teresa. Sempre per quella cosa di cui si parlava anche nell'intervista rilasciata a Rockit, che Jovanotti fa litigare i fidanzati. Per quel fuoco d'amore che sembra non estinguersi mai, per quell'essere eterni fidanzati in due sul motorino. C'è la consueta energia, i bpm, i bonghi, i fiati, l'elettronica, il rap, il reggae, la denuncia sociale, quella individuale, quella geopolitica. Ci sono almeno tre tormentoni estivi e uno, "L'estate addosso", lo ha scritto Vasco Brondi che se uno lo conosce un attimo sa che non è uno che esattamente si associa al tormentone estivo. Una comunicazione originale e innovativa (Lorenzo ha appena dato vita alla startup Jovatv). C'è tutto. Per questo, forse, Lorenzo viene preso poco sul serio. Invece è semplicemente l'artista italiano che incarna meglio di tutti il suo momento storico. Ieri, in un talk show spiegavano cos'è un like, e Morandi è stato per qualche giorno un eroe nazionale. È la periferia dell'impero, bellezza.

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La recensione Jovanotti - Recensione - Lorenzo 2015 CC. di Teresa Bellemo è apparsa su Rockit.it il 18/07/2019

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